Il titolo alquanto contorto serve solo a far riflettere senza accanimento alcuno, quanto sia conseguenziale il disagio che il mondo cattolico sta oggi più che mai vivendo. Il pedofilo non sboccia da solo in seno alla Chiesa ma viene nutrito e alimentato dalla stessa. Nei secoli e nei secoli. Amen! Aggrappandosi al suo retaggio culturale, il lugo di Dio rende impossibile il cammino spirituale ai richiamati da Lui. Il sesso che secondo la Iacobelli nel suo libro “Risus pascalis-Fondamento teologico dell’Eros”sostiene da grande teologa che il sesso é: ” la rivelazione dell’Assoluto”.Al momento dell’orgasmo ci si avvicina a Dio.Invece la Chiesa tutta cattolica lo ripudia e viene visto come il male peggiore che l’uomo possa incarnare. Il prelato privandosi fin dagli ardori della sua giovinezza, vive l’erotismo non come la sublimazione richiesta, ma come una castrazione.Intravedendo in tal modo nel bambino la purezza a cui appellarsi e sfogare in tal modo la sua libidine. I giovani seminaristi, privi della normale sfera affettiva sessuale, si privono di quella libertà a cui ogni sano individuo si appella. E pertanto intimoriti e mortificati nel corpo fin da adolescenti, hanno poi necessità di dominare il più debole e il più indifeso. E’ così che si scatena la malattia della pedofilia che niente altro non é che il dominio facile del più forte sul più debole, ossia il bambino-a. Il sesso é libertà. Voglia di vivere. E la Chiesa riesce da sempre a far morire fin dai primordi le Anime elette in seno ad Essa con la costrizione -con il diniego. La subblimazione dei sensi, avviene allorquando L’Anima si è evoluta. Naturalmente i sensi si puliscono non quando le Anime vengono costrette per la storica ragione che sostiene:”il sesso é peccato”. “I preti non devono sposarsi altrimenti non adempiano bene al loro dovere”. Dovere ricco di privazioni e di mortificazioni. Si é visto chiaramente il risultato a cui conduce tutto ciò. E nonostante tutto si continua col far prevalere le stantie e insalutari regole che portano dritto a scandali e allontanamenti dalla casa di Dio. Dispiace sapere la sofferenza inferta alla Chiesa. I mas media cavalcano la tigre e riconosciamo anche tante bontà e santità nelle comunità cattoliche. Ma siamo costretti a osservarne le motivazioni per cui esistono più preti pedofili che uomini laici con tali predisposizioni mal sane. Dobbiamo prendere coscienza che se la Chiesa vuole allargare la comunione dei credenti deve rivedere assolutamente le sue adaviche posizioni inserendo come prima cosa nelle sue discipline ecclesistiche l’ordine del matrimonio. Lasciando spazio a chi viene richiamato alle alte funzioni di Missioni di avere una compagna per svolgere nel modo più libero e pagato il suo ruolo di Pastore. I pedofili scompariranno in un giro di pochi decenni e la santa Chiesa si riapproprierà del ruolo ruolo e alto compito per cui é deputata.di luciamanna
Archive for Giugno, 2010
Napoli (laura de Giorgio) Presso il Circolo Ufficiali della marina Militare, si è tenuto un vivace dibattito sul tema “Legalità: concretezza e sviluppo economico”. Il convegno è stato organizzato dalla F.I.D.A.P.A. – Federazione Italiana Donne, Arti, Professione, Affari – Sezione di Napoli. Relatori dell’incontro: dr.Ugo Ricciardi, Sostituto Procuratore Generale in Napoli, Dr. Gianfranco Izzo, Procuratore della Repubblica in Nocera Inferiore, Avv. Eugenia Ippolito, Vice Presidente Nazionale FIDAPA, Prof. Giuseppina Seidita, Presidente nazionale FIDAPA. Il pubblico presente, rappresentato in gran parte al femminile, si è rivelato molto attento e coinvolto, interloquendo spesso con i relatori. Il tema di grandissima attualità ha posto all’attenzione un fenomeno innescatosi sin dagli anni 60: la perdita del concetto di “legalità”, grazie anche al lassismo e condiscendenza dei politici. Si dimentica che il concetto reale di legalità corrisponde a diritti e doveri del cittadino ha affermato il dr. Ugo Ricciardi. Il concetto di legalità negli ultimi anni è stato ampiamente dibattuto. Ormai è un argomento logoro, astratto. La realtà italiana è dominata dall’esatto contrario: l’illegalità. Figuriamoci a Napoli, risponde una signora dal pubblico, è come parlare di corda in casa dell’impiccato. Qui, addirittura, si convive con la paura. Il discorso del Sostituto Procuratore della Repubblica Ugo Ricciardi espone una drammatica realtà. Sull’abusivismo edilizio. Argomento spinoso e complesso. Parla in qualità di Ispettore Capo del Ministero all’Ufficio Antiabusivismo della Procura Generale al palazzo di Giustizia di Napoli. Cosa viene fuori dalla sua esperienza? Dal 2005 settemila ordini di demolizione inevasi. E’ stato sollevato un marciume, prosegue. Sono trentamila le sentenze passate in giudicato. Con la prescrizione decade l’ordine di demolizione. Allo stato sono state attuate solo trecento demolizioni. Su trentamila. Il politico deve trovare il correttivo. Quale politico? L’esclamazione è spontanea e indignata da parte del pubblico. E meno male, aggiunge il dr. Ricciardi, che il Ministro Calderoli ha aggiunto un emendamento al decreto di sospensione delle demolizioni: abbattimento comunque nelle zone pericolose e tutto si è fermato. E’ pazzesco, che io uomo del Sud, debba ringraziare la Lega. E a questo punto speriamo che passi il decreto, perché perlomeno così vanno abbattute tutte le costruzioni in località ad alto rischio, per frane , inondazioni, zone rosse, conclude Ricciardi. L’intervento, invece, del dr. Izzo pone l’attenzione sulla correlazione tra legalità e sviluppo economico. Qual è l’incidenza e il danno? Porta alcuni esempi nel settore della collusione: se l’imprenditore paga il pizzo, liquiderà così la questione: un numero inferiore di lavoratori ed elusione delle tasse. E va avanti con l’attività. Ma nel contempo dilaga la diffusione dell’illegalità. Fa un secondo esempio: se negli appalti viene scelta l’impresa sotto pressione, quella senza agganci si sentirà penalizzata ed alla fine pagherà il pizzo. Ma gli antidoti quali sono? Che si propone? Interviene l’avv. Eugenia Ippolito. Parla delle azioni da mettere in campo: difesa delle attività dal racket, difesa dei soggetti deboli,(immigrati e disoccupati), attivazione dei fondi strutturali europei per la sicurezza, con il potenziamento delle reti di controllo. Fare pressioni sulle istituzioni per adottare tali normative che contrastino l’illegalità. Intensificare i rapporti con la società civile. Le eleganti signore della borghesia napoletana annuiscono debolmente. Non sono convinte dell’attuazione dei buoni propositi. Acclamano infervorate, invece, ad un discorso che finalmente arriva: bisogna promuovere la cultura delle regole e inculcarla al cittadino. Se nel territorio c’è sicurezza , ci sarà anche sviluppo economico. I cittadini devono prendere coscienza dei propri diritti e dei propri doveri. E’ un paradosso, ma l’illegalità è diventata una norma a cui, ormai, ci si è assuefatti. L’Italia è l’unico paese europeo dove anche le piccole norme vengono raggirate. L’illegalità dilaga e si diffonde come un virus, perché il cittadino onesto si sente quasi come un pesce fuor d’acqua e a lungo andare si uniformerà a questo andazzo. Un discorso di speranza arriva dalla Presidente Nazionale della FIDAPA Giuseppina Seidita. E’ un’insegnante. Conclude il convegno parlando della sua esperienza diretta. A contatto con i giovani, ragazzi di Palermo:bisogna puntare sui giovani. Vogliono cambiare. Non sono pessimista, tanti negozianti, qui a Palermo, hanno avuto il coraggio di denunziare. Alla fine dell’incontro molti scambi di opinioni tra i partecipanti. E un invito alla società civile: a diffondere ampiamente il concetto della cultura della legalità. Il mancato rispetto delle regole danneggia fortemente l’economia del nostro paese.
Napoli (laura de giorgio) “Camera e stanze”, il corridoio racconta, libro scritto da Lucio Tisi, dimostra che la creatività può andare a braccetto con l’impegno, il rigore e la professionalità. Tutto condito con tanta ironia. E’ quanto ha fatto per tutta la sua vita il dr. Lucio Tisi, attualmente segretario generale della Camera di Commercio di Napoli. E proprio l’ente camerale con i suoi dipendenti è il protagonista del libro di poesie scritto dal geniale versatile direttore generale. Ogni accadimento, anche un torto subito dagli impiegati, al momento apparso come un’ ingiustizia, è riletto da Lucio Tisi in chiave umoristica e tanta umanità. Perché a suo dire “con un sorriso” si possono vincere le battaglie. Una bella lezione di vita. E quindi sotto gli occhi di S. Aspreno, primo vescovo napoletano,( la Cappella di S.Aspreno” è inglobata nel palazzo della Camera di Commercio di Napoli), via al racconto, scritto in rima della vita del palazzo. A questo punto bisogna aggiungere che Lucio ha operato con l’occhio di un regista una rappresentazione teatrale dei fatti, dei commenti, delle cosiddette “voci di corridoio” in gergo impiegatizio, e ha realizzato un vero reality. Il reality della Camera di Commercio di Napoli. Gustosi tratteggi delle personalità dei colleghi, descrivono una mentalità, una categoria: all’amico, forse malato immaginario, la sua poesia è affettuosa, il suo incitamento a star bene, “è in allegria, se t’aiuta Avemaria”. E la marcia su Roma degli impiegati che devono sostenere un esame per un passaggio di livello? Sono tutti intimoriti e in cuor loro speranzosi di un’amnistia per essere…..” promossi tutti quanti, i dannati e pure i santi”. Ma alla fine, all’italiana, arriva la notizia: il contratto riferito al concorso, annuncia il direttore….”quanto tempo si è sprecato, il contratto è revocato. E così pure la mensa, annullata da un ispettore del Ministero……”Fino ad oggi s’è mangiato, fu garante il sindacato” viene poi ripristinata, e quindi tutti a tavola e buon appetito. Sarebbe utile e divertente per il Ministro della funzione pubblica, Brunetta, leggere questo gustosissimo libro di poesie. Come si può ottenere un miglior rendimento del tipo…”tutti al posto di lavoro e con zelo e con decoro”? Così rispondono gli impiegati: “Che difesa c’è al rigore? Giammai l’odio od il livore”. E Lucio ha anche il gusto del paradosso: la poesia “L’ultima follia” è dedicata ad un povero impiegato a cui viene ordinato di correre per verificare se nel corridoio si scivola: ….”ora fatti una corsetta, anche se hai la pancetta, corri bene, corri forte, anche con le gambe corte”. Ed il povero impiegato…..corre come un disperato, non vuole essere licenziato. Questa non l’avrebbe pensata neanche Paolo Villaggio con i suoi Fracchia e Fantozzi. Ma del resto Lucio Tisi è immerso nella cultura teatrale. Egli è un amatore di Eduardo che scriveva su personaggi della strada. Ha interpretato con grande successo “Napoli Milionaria”ed altre importanti commedie . Finito l’impegno con “giacca e cravatta” di manager per lo stato, alla sera si dedica al teatro. Si è esibito nei teatri massimi di Napoli, Roma, Palermo, con grande successo. E da Eduardo ha ereditato lo spirito, l’intuizione nel capire che nella vita si fonde la rappresentazione e la realtà. E quanto ci illustra nelle tantissime poesie del suo libro, ispirate dai fatti e dalle voci di corridoio in tanti anni di lavoro.
