Il lume nascosto:incontro tra movimenti identitari-sistema a Napoli 29 novembre 2025

“IL LUME NASCOSTO”di Gigi Lista
Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e barba
– I POPOLI CHE TORNANO
Benvenuti a Napoli
Sappiate che chiunque lotta per il proprio popolo contro le élite mondialista, sionista, neoliberista e transumanista, è a casa.
Ci presentiamo, noi siamo gli insorgenti, eredi culturali della Lazzaria napoletana che resistette ai giacobini, preferendo la morte invece di cedere il passo ad una ideologia che voleva appiattire le tradizioni e sottomettere le culture ad una idea stabilita a tavolino da élite culturali.
Siamo eredi valoriali dei briganti, che difesero le montagne appenniniche contro la malaunità, quella malaunità fatta per volontà britannica, per gli interessi sabaudi, mafiosi e massonici, che misero le nostre genti e le nostre terre a ferro e fuoco, combattendo una guerra di quattordici anni, poco o per nulla studiata.
Fu così che diventammo una colonia interna: offesi, derubati, umiliati.
Ci strapparono scuole, storia, dignità ed economia. E per un secolo e mezzo ci hanno raccontato come loro volevano:
furbi, pigri, indisciplinati, lombrosianamente inferiori.
Quel patto tra massonerie, mafie, nobiltà sabauda, banchieri ed elitè, non è mai finito, come non è mai finita la nostra resistenza contro di loro.
Un esempio plastico continua ad essere la cosiddetta “terra dei fuochi”, raccontata anch’essa poco e male. Terra dei Fuochi non è il semplice sversamento di qualche incivile pagato dalla camorra.
Terra dei fuochi racconta qualcosa di ancor più grave e bisogna partire da più su per parlarne: Seveso ed il suo disastro. Sarò breve ma conciso. Non è un film ma ciò che è accaduto la notte del 10 settembre 1983, sul confine di Ventimiglia. Un trasporto speciale pervenuto da Seveso, con quarantuno bidoni di diossina, passa di mano in mano, da un senatore italiano a un trafficante marsigliese, un ex paracadutista. S’intraprende così una caccia in tutta Europa, dov’è finito il carico delle scorie dell’Icmesa di Seveso? E’ da qui che ha origine il traffico dei rifiuti. Dalle navi dei veleni e dal porto di La Spezia si arrivò a eliminare un investigatore integerrimo e scomodo come Natale De Grazia, all’esecuzione della giornalista del TG1, Ilaria Alpi e del suo operatore, Miran Hrovatin, in Somalia (dietro il duplice omicidio, transazioni d’armi e rifiuti tossici), fino a Terra dei Fuochi dove lo stato italiano ha collaborato con le organizzazioni criminali come per tutti gli altri casi, e per stato intendo la P2, Iside 2, servizi segreti cosiddetti “deviati”. Gli apparati che contano e che lo stato italiano lo hanno di fatto creato.
Le nostre battaglie su quei luoghi chiamati “terra dei fuochi” dalla stampa italiana, raccontano il fronte dove il popolo napoletano scese in campo contro questo patto di stato trasformando quella stagione politica in un vero e proprio lustro di guerre civili a bassa intensità. La gente fermava i camion della camorra pieni di rifiuti tossici provenienti dal nord Italia e dal nord Europa, scortati dai carabinieri. Un corto circuito che ancora oggi segna il nostro territorio ma anche il nostro disprezzo verso questo stato che ha voluto insozzare la nostra terra e far ammalare il nostro popolo.
Un ulteriore esempio fu quando durante le forme repressive della gestione dispotica della cosiddetta pandemia, tra coprifuoco, green pass e imposizioni vaccinali, Napoli ed il suo popolo scese per le strade trasformando la città in una bolgia ed ottenendo in modo militante una pax tra popolo ed istituzioni che si traduceva con: “Vincenzo de Lua legifera pure quello che vuoi ma a Napoli facciamo quello che vogliamo noi”.
Per anni ci siamo tenuti in disparte dalla politica, dai movimenti, da molti, troppi discorsi, scendendo in campo solo nei momenti importanti ed emergenziali.
Ma non basta più.
Oggi siamo qui
per trasformare quella memoria in una idea e quelle azioni in una nuova: VISIONE
civile, culturale,vspirituale, politica.
Perché i poteri sovranazionali
– finanziari,
tecnocratici,
sionisti–
temono una sola cosa:
i popoli che ritornano a se stessi, i popoli che si uniscono contro le élite mondialista.
Oggi non è più tempo di divisioni.
Se marceremo insieme,
ognuno con la propria identità ma con la stessa visione anti-sistema, potremmo diventare un movimento di opinione che nasce dalle proprie radici.
IL VELO DI FERRO SULLA TERRA
Viviamo in un’epoca in cui la terra sembra aver perso il respiro.
Un velo di ferro avvolge il mondo:
numeri al posto dei volti,
algoritmi al posto dei sogni,
procedure burocratiche, sperimentazioni,
invece che cure mediche e dibattito scientifico. Da identitari a identità digitale.
Ci dicono che è comodità, progresso, modernizzazione.
Ma non dicono cosa significa davvero:
consegnare la nostra vita, le nostre scelte,
i nostri movimenti
a chi controlla la rete.
Stanno trasformando ogni cittadino in un numero,
ogni volto in un codice,
ogni essere umano in un profilo.
Centralizzano tutto:
dati sanitari, bancari, fiscali,
abitudini, spostamenti, opinioni.
E il messaggio è chiaro:
se non sei dentro, non esisti.
Il problema non è la tecnologia.
Il problema è chi controlla la tecnologia.
L’identità digitale è la porta d’ingresso perfetta
per un mondo dove ogni azione è monitorata,
registrata,
valutata.
Dove chi dissente può essere silenziato con un clic.
Oggi ti bloccano un account.
Domani ti bloccano la vita.
E la cosa più inquietante?
Che ci rendono complici.
Ci dicono che è normale cedere i nostri dati,
che è inevitabile rinunciare alla privacy,
che il controllo è sicurezza.
Ma quando tutto sembra perduto,
quando le tenebre diventano infinite…
Una scintilla si accende e per noi quella scintilla sono i popoli che si mettono in cammino per un salto di ri-evoluzione dove l’equo virtuosismo comunitario passa soprattutto dalla possibilità dell’elevazione individuale. E come pensiamo di contrapporci ad un mondo che ci riduce a topi in gabbia che corrono in una ruota? Quale potrebbe essere un modello alternativo al sistema di vita materialista, capitalista e transumanista?
Noi ad esempio abbiamo visto la luce brillare nell’oscurità.
I bambini autistici, i fragili, gli ipersensibili,
Anime-soglia che vivono tra più mondi,
tra il visibile e l’invisibile,
tra la terra e l’anima.
Nel loro silenzio c’è più verità del nostro rumore.
Nella loro distanza c’è più amore della nostra vicinanza distratta.
Nei loro occhi c’è una nostalgia di cieli che noi abbiamo dimenticato o che forse non abbiamo mai visto.
Questi sono valori che devono ritornare centrali nel dibattito politico.
Abbiamo l’impressione che sono venuti per mostrarci ciò che abbiamo tradito:
la natura,
lo spirito,
la comunità,
l’empatia,
la sacralità
Il senso della vita.
Li definiscono “inadatti”.
Ma inadatto è questo mondo, non loro.
Sono un ammonimento, ci dicono:
“Avete smarrito la strada.
Ritrovate l’essenziale.
Restate umani.”
IL VILLAGGIO SACRO
Una notte un genitore mi mostrò un sogno:
un villaggio circolare, case sferiche per mirare al cielo stellato, terra da coltivare,
semi puri, acque limpide,
un luogo dove le anime sensibili trovano rifugio. L’ultima casa accogliente.
E noi in quel sogno vedemmo un presagio,
Una visione, un lume, la scintilla tra le tenebre.
Un nuovo modello è possibile solo se facciamo come i genitori che hanno figli danneggiati, con problemi psichiatrici, di autismo o malattie varie.
Un nuovo modello è possibile se comprendi che quando noi non ci saremo più dobbiamo lasciare una possibilità di modello sociale vivibile e in linea con la natura e col cosmo che si prenda cura dei nostri figli.
Loro, queste famiglie guerriere, temprate da battaglie laceranti ci possono illuminare la strada, farci comprendere come un desiderio forte ed irrinunciabile può, deve, diventare realtà .
IL PAZZO CHE PORTA UN SOGNO
A questo punto, starete pensando:
Abbiamo invitato i pazzi.
Pazzi ma con un sogno grande.
Perché questa non è una battaglia solo sociale.
È una battaglia anche valoriale.
Per l’anima dei popoli,
per il respiro dell’umanità,
per le radici che i poteri vogliono cancellare come gesso su una lavagna. La cancel culture.
Vogliono un mondo senza radici,
senza storia,
senza sacro,
senza differenze.
Un’umanità uniforme,
gestita,
prevedibile.
Noi ci contrapporremo con la cultura dei popoli.
Lo possiamo fare da napoletani, siciliani, sardi, veneti;
catalani, baschi, irlandesi, curdi;
palestinesi, russi. Ce lo fanno vedere i brics che vanno verso una direzione multipolare, e noi dobbiamo essere tra coloro che stanno maturando la consapevolezza di questo nuovo e plurale equilibrio mondiale.
E se qualcuno pensa che sia tardi, io gli ricordo che le nostre culture millenarie sono la foresta che rinasce anche dopo un incendio, per quanto terribile possa essere.
Perché finirà
L’Ue
La nato
L’Oms
Ma i popoli resteranno.
SALUTO DEGLI AVI
Ora chiudo con un richiamo antico,
un motto utilizzato dalla Legio
Linteada nelle guerre sannitiche poi ripreso dai briganti quando assaltavano i sabaudi.
Hirpus harpe tahey kiuei.
In lingua osca, radice semantica del napoletano, significa:
“Che i fieri lupi combatteranno sempre per la libertà.”
Spero questo sia il nostro cammino.
Spero questo sia il nostro patto.
Grazie!