ANDREA D’AMBRA PORTA IN GIRO ISCHIA NEL MONDO

La D’Ambra Vini si aggiudica “I Tre Bicchieri” 2014

| Pubblicato da Redazione | trebicchieri2014 di Lucia Manna. Al castello Aragonese Andrea D’Ambra illustra i suoi Vini con memorie e passaggi storici Ischia Biancolella Tenuta Frassitelli  ’12 si è aggiudicato i Tre Bicchieri della guida  Vini d’Italia 2014. L’azienda nata nel 1888 per la produzione di Vini tipici dell’isola d’Ischia riceve un ulteriore e significativo riconoscimento, frutto del lavoro degli avi D’Ambra Mario, Michele e Salvatore. Lavoro e abnegazione che ha visto nell’esperto enologo Andrea D’Ambra un prosieguo che vedrà partecipe la tipica Vigna alle manifestazioni e agli eventi del “ Tre Bicchieri nel mondo. I curatori: Gianni Fabrizio, Eleonora Guerrini, Marco Sabellico sono stati lieti di annunciare il meritato riconoscimento. Andrea D’Ambra da solo dopo la scomparsa degli antenati è riuscito a potenziare la D’Ambra Vini e negli ultimi anni con il lavoro in Vigna e in cantina si è dedicato alla Vigna Dei Mille Anni. La “ Vigna dei Mille Anni di Benedetto Migliaccio sita in località Iesca , nel comune di Serrara Fontana è tra le più antiche dell’isola d’Ischia datata dal 1034. La sorridente tenuta dopo 100 anni non abbandonata dal pensiero e dal sentimento è stata restaurata. Grazie alla passione d Benedetto Migliaccio e D’Ambra Andrea. Per le caratteristiche del suolo La vigna Dei Mille Anni ha gioito con la produzione del “Per’ ‘E Palummo. La Vigna Doc si è sviluppata in depositi detritici formati da tufo verde alterato e argillificato. Grazie al suolo ricco di potassio, influenzato dalla risalita di calore idrotermale il Per’ ‘E Palummo trionfa maestoso. La Maestria di Andrea ha fatto il resto. A giugno nella spettacolare cornice del Castello Aragonese Andrea D’Ambra e ospiti di eccezione hanno illustrato con un exscursus storico la  magnificenza della viticultura con minuzie di particolari che rappresentano la tradizione e le eccellenze locali. La vite per Andrea D’ambra  é, e rimane un amante dall’eterno fascino che non tramonta mai. E, catturato da simile passione darà sempre del suo massimo Auguri Andrea.

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Vernissage al femminile di Felice Meo nei lussuosi locali dell’hotel Manzi

foto 1 foto 2 foto 3 foto 5Nella superba cornice dell’albergo Manzi di Casamicciola Terme, l’artista Felice Meo apre l’estate 2014 con un vernissage rivolto al femminile . Un pubblico dal palato raffinato ha potuto osservare l’implementazione delle tecniche e dei nuovi materiali presentati nella splendida location. Il percorso guidato da Felice Meo ha incuriosito i suoi invitati che si sono avvicendati a ricevere spiegazioni sulle sue tecniche e dell’intera opera rendendo la serata magica e colma di enfasi. Resine , sabbia e legno innovano la precedente ricerca mirata al riutilizzo di elementi naturali. Elementi catturanti l’impegno artistico che plasmano ogni delicata immagine con contrasti bicromatici. Le Donne sono questa volta la tematica portante e rivelano nell’orbita dell’artista un particolare profilo. Di tela in tela il visitatore si troverà al cospetto di sensuali figure indefinite caratterizzate da toraci ripresi da entrambe posizioni. La nuova espressione tutta al femminile del meo va intesa come maturità artistica e personale. La semplicità e lo stile delle Donne di Felice rivelano non la sua fatica artistica ma interpretano a pieno l’Essenza femminile. Dorsi e torsi che avviluppano una tela con rossi-blu e bianchi vedono emergere in basso rilievo creature estatiche. E nel contempo maliziosi attimi sensuali ritrovati nei corsetti ottocenteschi avvicinano l’autore della belle epoque parigina Toulouse Lautrec.

L’artista inabissato nella figura femminile ha potuto inviare un messaggio a tutte le Donne. Donne che nella loro poliedricità restano sempre e comunque Muse ispiratrici per gli artisti che riescono a coglierne la loro impetuosità. Felice l’ha colta, plasmata, sublimandone anche le passioni moderne e del passato. Immolandola in un materiale come la resina che  la virtualizzano in bassorilievo. le tecniche artistiche diventano impegnative x l’artista-artigiano. I materiali usati e riciclati nelle opere non sempre duttili, si coniugano con la maestria dell’autore che ne esalta la loro Veridicità in un Unicum sorprendente effetto. Ricordando le ben note origine casamicciolesi del Meo attendiamo ulteriore elaborazioni vulcaniche che vedono nella ridente Casamicciola un valido contenitore di materie prime. Potrebbe essere il fango il prossimo elemento che userà l’artista? La cornice del Manzi, le Donne di Felice sono un punto di partenza e di svolta x il suo futuro che intravediamo brillante x Lui e x la sua amata Casamicciola.  La mostra si protrarrà fino al sabato 28. Di lucia manna- maddalena buono

“Riaprire in Sicurezza” la spiaggia di Cava dell’Isola.Manifestazione organizzata da Domenico Savio.

Riuscita la manifestazione a favore della riapertura di un tratto di spiaggia a Cava dell’Isola

Domenico Savio segretario del partito P.C.I.M.L. italiano e consigliere di spicco e di opposizione del Comune di Forio, d’Ischia è riuscito  nel suo intento. Con un corteo, chiamando a raccolta tutte le forze democratiche del paese ha dato il via ad una delle più alte forme di protesta che la storia foriana abbia mai assistito. Contro l’attuale chiusura della libera spiaggia di Cava dell’Isola è iniziata una battaglia in cui si vedranno molte sorprese e non pochi rinvii a giudizio se i presupposti come si evince da più fotogrammetrie lo dovessero consentire. La Baia delle Sirene del gruppo Cast Hotels che sovrasta la libera spiaggia nonostante la rilevante frana non è stata chiusa e l’Avv.  M. Morgera che svolge bene il suo lavoro di legale, minaccia con lettera aperta sul quotidiano “il Dispari” diffida contro chi oserà ancora diffamare l’illegalità delle opere effettuate fino ad oggi viste in favore da un giudizio.   Intanto l’intero arenile nei giorni scorsi è stato interdetto ad: animali –persone e cose. Persino gli Alieni che numerosi stanno accorrendo a Forio d’Ischia, osservandone dall’alto la  maestosa struttura della Baia delle Sirene si sono incazzati neri. Evitare che queste forme di vita superiori non abbiano limite alle loro perlustrazioni, scongiurare il mancato- esercizio degli operatori turistici della zona. E dare possibilità ai giovani di procurarsi spazi x svaghi ricreativi, è stata la forte motivazione che ha visto molti giovani partecipi alla contestazione. “Riaprire in Sicurezza”  parte dell’arenile non compromesso al dissesto idrogeologico è stato l’appello categorico di Savio. Cava dell’Isola il dramma di oggi . Il dramma di sempre ampiamente monitorato dal movimento 5 stelle dal “2007 e dai noi decani da trenta anni, non ha mai avuto risposte concrete di prevenzione e di messa in sicurezza da nessuna delle amministrazioni che si sono succedute negli anni.  Oggi Il comune di Forio non si è costituito parte civile. La Cast Hotels -Baia delle Sirene intima diffida, gli operatori turistici della zona in stato depressivo, i giovani ulteriormente calpestati nel libero svago, e gli alieni incazzati. Tutti numeri della Cabala da giocare. Chi sarà il vincitore? Sarebbe opportuno tralasciare la terzina ricorrendo al gioco delle tre carte: questa vince e questa perde. Un gioco più veloce e remunerativo. Sta nell’abilità del mazziere far vincere questo o quel giocatore. E’ questione sempre e soprattutto di conoscenza e di soldi a dover vincere o perdere. Sempre parlando del gioco delle tre carte. Di lucia manna

Geotermia a Ischia

Bartolomeo Garofalodi Lucia Manna. A Ischia si prevede una ricerca di risorse energetiche nel sottosuolo al fine di utilizzarle per la produzione di energia elettrica. Le falde acquifere da raggiungere sono in profondità molto più elevate di quelle che utilizziamo per l’uso termale. Qualora si giungesse alla conclusione di tale ambizioso progetto, l’isola d’Ischia si doterebbe di una autonomia energetica e a basso costo. La notizia ha provocato panico e disappunto e trpolemiche sui mas media e molti attenti osservatori temano le conseguenze delle perforazioni. Le reiniezioni di fluidi secondo il prof. Franco Ortolani potrebbero innescare una sismicità che può risultare dannosa ai manufatti e per la sicurezza dei cittadini.

Uno degli esperti sul territorio è il dott. Bartolomeo Garofalo “Geofisico” (in copertina). Bartolomeo Garofalo lavora a Livorno e spesso all’estero per consultazioni. All’esperto chiediamo con quale criterio si procederebbe essendo il nostro territorio instabile, visto i precedenti terremoti. E quali siti verrebbero presi in considerazione. Il geologo nostrano ha illustrato sapientemente la situazione anche con un grafico (che alleghiamo in fondo). La semplicità tecnica con cui si espresso Bartolomeo Garofalo non lascia dubbi sulla visione in generale dell’eventuale perforazione. Al dott. Garofalo la parola:

Il campo vulcanico che ha formato l’isola d’Ischia è alimentato da magmi che raggiungono temperature fino a 1000° C. I serbatoi nei quali sono contenuti tali magmi si trovano ad una profondità relativamente bassa ed è per questo motivo che l’isola ha sempre goduto, a memoria d’uomo, della straordinaria risorsa idrotermale che l’ha resa famosa in tutto il mondo. La superficialità di tale fonte di calore innesca, infatti, dei meccanismi che consentono ai fluidi che si infiltrano nel sottosuolo (acque piovane, acqua di mare, gas) di riscaldarsi, di mescolarsi tra loro e di arricchirsi di ulteriori minerali e gas provenienti dal sottosuolo. In un territorio di estensione così limitata si contano numerosissime sorgenti caratterizzate da contenuti minerali estremamente diversi da sorgente a sorgente.
Le acque utilizzate negli stabilimenti termali vengono attinte dalle falde più superficiali, con pozzi che molto spesso sono profondi fino a poche decine di metri: in linea di massima la profondità di un pozzo è pari alla quota altimetrica del punto in cui viene perforato. Profondità ben diverse, invece, debbono essere raggiunte nelle perforazioni se lo scopo è quello di sfruttare le risorse geotermiche al fine di produrre energia. Tra il 1939 e il 1943 la società SAFEN iniziò una campagna di studi e di sondaggi su tutto il territorio isolano, sulla falsariga delle attività che erano state svolte con successo in Toscana, nella zona di Larderello e che aveva portato all’installazione degli impianti per l’energia geotermica più importanti d’Italia. A Ischia numerose perforazioni furono effettuate o osservate in località Fumarole, Maronti, Citara e Monte Tabor, dove venne eseguita un’unica perforazione che incontrò acqua a 90° a circa 95 m di profondità. Un totale di circa 80 perforazioni fu direttamente realizzato o osservato nell’ambito dello studio, con profondità fino a 330 m (Fumarole) e con temperature delle acque che si aggiravano sui 90° con punte fino a 175°. Altri sondaggi dovevano essere effettuati nella zona di Montecorvo, ma lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale mise fine a tutte le attività. Al Rione Bocca fu effettuata la perforazione più profonda, fino a 1051 m. Queste perforazioni dovevano servire a stabilire le caratteristiche dei fluidi termali. La conclusione più importante, fu che successivamente alla perforazione di numerosi pozzi anche relativamente vicini, la temperatura misurate nei fluidi non accennava a diminuire se non di pochi gradi. In altre parole, si giunse alla conclusione che un uso pure intensivo della risorsa geotermica non avrebbe modificato nel tempo le caratteristiche della risorsa stessa. Studi più recenti hanno consentito di stimare in qualcosa come 40 MW termici (1 MW=1.000.000 Watt) l’energia sprigionata solo nell’area del Rione Bocca.
Il progetto geotermico si concluse con un nulla di fatto non solo a causa della guerra, ma soprattutto per i numerosi problemi di natura tecnica che a quel tempo non erano ancora risolvibili, specialmente per quanto riguarda le incrostazioni che danneggiavano irrimediabilmente le tubazioni e le pompe. Attualmente le nuove tecnologia consentono di superare questo tipo di problemi tecnici.
Lo sviluppo delle tecnologie per lo sfruttamento delle risorse geotermiche ha avuto il suo apice con la progettazione delle nuove centrali “a fluido binario” o a “ciclo binario” (Figura 1 in basso): il fluido geotermico viene prelevato attraverso due o tre pozzi (Production well, in basso a sinistra); il fluido, attraverso uno scambiatore di calore (heat exchanger) cede calore ad un altro fluido (normalmente iso-butano) che ha una temperatura di ebollizione molto più bassa dei 100° C e che pertanto evapora e va ad alimentare le turbine che a loro volta producono energia elettrica. Dopo lo scambio termico, il fluido è reiniettato nelle formazioni di provenienza, attraverso uno o più pozzi di reiniezione mentre il vapore di iso-butano viene fatto ricondensare per rientrare nel ciclo di produzione. Il fluido geotermico – una volta ceduto il calore necessario alla produzione elettrica e prima di essere reiniettato nel sottosuolo può essere impiegato anche per fini civili e industriali oltre a produrre altra energia elettrica sfruttando la sua pressione residua.
La grande innovazione di questo tipo di centrali sta nel fatto che i fluidi prelevati dal sottosuolo non entrano a contatto con l’atmosfera, poiché rimangono sempre confinati nelle tubazioni, esattamente come succede per un termosifone che, sfruttando la circolazione di acqua calda nel radiatore, trasmette energia termica nell’ambiente in cui è posizionato. Anche il fluido a bassa temperatura di ebollizione rimane confinato nelle tubazioni e viene continuamente fatto evaporare e ricondensare. In altre parole, nell’atmosfera non vengono immessi gas potenzialmente inquinanti.
I timori legati a questo tipo di centrali sono dovuti al fatto che la reiniezione dei fluidi geotermici deve necessariamente avvenire sotto pressione. E’ un po’ come soffiare in una cannuccia immersa in una bevanda, più è forte il soffio e più grandi saranno le bolle che si andranno a formare. La reiniezione di fluidi ad alta pressione nel sottosuolo produce delle fratture nella roccia (il cosiddetto fracking) che ovviamente provocano dei micro terremoti. Nella progettazione e realizzazione di centrali geotermiche di questo tipo nel mondo viene sempre prevista l’installazione di una rete di monitoraggio sismico ad altissima densità, in modo da tenere costantemente sotto controllo la frequenza e l’intensità dei fenomeni sismici indotti.
L’isola d’Ischia è notoriamente a rischio sismico, certamente più alto di quello vulcanico. Un terremoto che avvenisse oggi con caratteristiche simili a quello che nel 1883 colpì gli abitati di Casamicciola, Lacco Ameno e Forio quasi certamente produrrebbe effetti ben più gravi dei 2mila morti e delle centinaia di abitazioni completamente rase al suolo. E’ pur vero che la zona sismo-genetica dell’isola d’Ischia sembra essere confinata alla parte nord-occidentale dell’isola stessa, con una profondità ipocentrale intorno a 1 Km. Detto questo è necessario sottolineare che i microsismi indotti dalla reiniezione dei fluidi nel sottosuolo sono di un’intensità talmente bassa da poter essere avvertiti solo dai sismografi. Un’attività sismica indotta dalla reiniezione andrebbe a confondersi facilmente con l’attività sismica che è propria dell’isola.
La scelta del punto migliore per l’installazione di una centrale geotermica dovrebbe necessariamente tenere conto di questi fattori e molto probabilmente la zona dovrebbe essere lontana dal settore nord-occidentale dell’isola. Ma bisogna sottolineare che l’energia ottenuta in questo modo avrebbe notevoli vantaggi sia da un punto di vista dell’impatto ambientale che da quello dei costi. E’ stato stimato in 5 centesimi di Euro il costo per un KWh all’utente finale. L’installazione della centrale, d’altra parte, dovrebbe prevedere l’installazione di pannelli fonoassorbenti per ridurre al minimo il rumore nella zona circostante.
Con due o tre centrali siffatte l’isola d’Ischia potrebbe ottenere molto probabilmente la quasi totale autonomia energetica che renderebbe completamente inutile un altro progetto energetico ahimè già approvato, quale è la costruzione del nuovo metanodotto che arriverà a Casamicciola Terme.
Le preoccupazioni in atto sono dovute alle notizie sulla Taddei Green Power, società che ha ottenuto la concessione per lo sfruttamento dell’energia geotermica sull’isola. Tale concessione scadrà a febbraio 2015 e sembrerebbe che nessuna nuova perforazione né indagine diretta o indiretta sia stato fatto in tal senso. Le attività di studio svolte tra il 1939 e il 1943 rappresentano un ottimo punto di partenza, ma è sicuramente necessario aggiungere dati alle informazioni già esistenti e allo stato attuale non è dato sapere cosa sia effettivamente stato fatto dalla TGP. Non è un caso che la concessione comprenda tutta la superficie dell’isola meno il settore nord-orientale, dove è situato l’abitato di Ischia.
Ottenere una concessione di questo tipo non implica necessariamente la costruzione di centrali geotermiche, anche perché l’impegno economico in questo caso non è trascurabile. L’autorizzazione a procedere innescherebbe una serie di reazioni a catena a cominciare dall’autorizzazione all’accesso in terreni che per il 99% a Ischia sono di proprietà privata. L’impatto ambientale, per lo meno nella fase di realizzazione delle infrastrutture, sarebbe senza dubbio notevole. E’ necessario quindi che l’interesse privato venga supervisionato dalle amministrazioni locali che dovrebbero, a mio avviso, tenere conto del parere della popolazione indicendo, ad esempio, un referendum”.

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Davide d’Ambra giornalista fuori dagli schemi

 D’Ambra Daide non è più. Uomo fuori dagli schemi .Lungimirante non poteva essere interpetrato in questa isola se non da persone che vanno oltre le parole e le formule precostituite.Folle-geniale che riusciva a valorizzare i talenti nascosti con le sue talvolta forti affermazionii Pur facendo male ti indirizzavano a vedere altrove.Il giusto o non giusto significato del dire, del fare. Come tutti i folli riusciva a vedere ciò che tra virgolette il normale non riesce a cogliere. Personalmente ne ho avuto modo e conferma avendolo odiato e principalmente ammato x 30 anni e più. Scomodo perchè “veritas parit odio” G.Giusepp Mizar ha affermato in pubblico che non si è mai venduto ad Enzo Mazzella Lui chiedeva quasi un obulo x il suo giornale e un bagno in piscina termale.Umile e colto aveva senso dell’humor come mai nessuno in questa isola di piccolo- borghesi. Borghesi piccoli-piccoli che interpretano la vita come un cliscè prestampato di comodo di facciata .Uno dei . giornalisti validi quì sull’isola Lui era tutto e il contrario di tutto.Una personalità complessa e allo stesso modo semplice. Umana più del dovuto con i deboli e i bisognosi. Difficile interpetrarlo completamente.Necessita una mente e una qualità superiore x poterne coglierne l’essenza senza commento alcuno.Ciao Davide a te devo molto del mio sapere giornalistico. Grazie! Peccato che sei stato poco inteso anche se hai fatto tanto rumore senza ricompense alcune come qualcuno potrebbe pensare.su ischia blog grazie saluti luciamanna

PANIFICIO S.MARIA DI CASSANO-CALABRIA

paniPANIFICIO S.MARIA DI CASSANO-CALABRIA. IL LABORIOSO PROPRIETARIO OGNI NOTTE PRODUCE A MANO DELIZIOSI PANINI AD ARTE.PIUR DI MILLE IN TRE FORME DIVERSE.
LA MATTINA RIESCE ANCHE A REGALARE SORRISO AI CLIENTI UNITO ALLA SUA CORTESIA. QUESTA PERSONA SPECIALE HA ATTIRATO NEGLI ANNI LA NOSTRA ATTENZIONE E LO ELEGGIAMO COME UOMO DELL’ANNO.

 

 

Zaro e il giallo dei lecci potati: risposta a Massimo Bottiglieri

In merito all’articolo apparso oggi 28 dicembre 2013 alla pagina 5 sul quotidiano il Dispari.

Leccidi Lucia Manna.  Mentre in Parlamento viene abrogata la legge che stabiliva il veto di soccorso ai profughi nelle acque territoriali da parte dei natanti in zona, a Forio d’Ischia Massimo Bottiglieri promulga una legge che non favorisca esseri viventi quali i lecci in questione ad essere soccorsi. Chiaramente il Direttore della Fondazione la Colombaia non si è consultato con un legale, forte della sua preparazione in diritto penale, civile, amministrativo, perito agrario. Bypassando ogni legge dello stato di diritto, Massimo Bottiglieri usa un frasario a dir poco consone alla questione in essere. Tengo a precisare che la gazzella dei carabinieri capitanata dal Maresciallo Giuseppe Scanù è stata da chi scrive contattata alle ore 08/15/03.

Sempre chi scrive è entrata nella struttura Villa Visconti dall’ingresso principale ( lato Mezzatorre). E in quel momento l’ex custode come riferisce il Bottiglieri era assente. Ho provato a chiamare l’ex curatore della Colombaia, senza risposta alcuna. Il custode è apparso dopo l’arrivo delle forze dell’ordine convocate per la “bisogna”. Dopo aver avvisato il Comandante dei vigili Giuseppe Iacono e il Consigliere di opposizione Domenico Savio, in qualità di giornalista e di cittadina dedita alle questioni ambientali è stato d’uopo la mia presenza per chiarimenti in merito all’abbattimento dei lecci.

In riferimento alla fuga dei rumeni è antecedente all’arrivo delle forze dell’ordine e  si riferisce alla data del  23/12/13 alle ore 17:03 e non al 24/12/13 come sostiene ancora  erroneamente il Direttore Massimo Bottiglieri. È vero che la miglior difesa è l’attacco, ma in battaglia la strategia e il piano tattico se non curati attentamente possono far si che le battaglie vengono perse. Per il momento auguro al Bottiglieri che rifletta bene dei danni causati alla struttura e all’immagine della struttura Fondazione la Colombaia. Invito sempre il Bottiglieri a rileggere attentamente i passaggi giornalistici da me scritti prima, dopo e durante l’ultimo anno 2013. Preciso ancora che il Maresciallo Giuseppe Scanù ha invitato l’imprenditore Salvatore Calise a contattare il Direttore Massimo Bottiglieri affinchè venisse in loco ed esibisse l’autorizzazione (da tanto lui citata e in suo possesso).

La telefonata è avvenuta in presenza di: il vigile Caruso, il Maresciallo Nicolella, Domenico Savio, Gennaro Savio, oltre ad altre persone che si trovavano di passaggio all’interno della struttura. L’accessibilità nella Fondazione la Colombaia in mancanza di custodia, il 24/12/13 era permessa a chiunque visto che gli stessi rumeni non si sono preoccupati di chiuderne l’ingresso sempre riferito al lato Mezzatorre.

Distintamente Lucia Manna

A margine dei lecci abbattuti

Lettera inviata ai principali quotidiani e blog dell’isola di Ischia.

Esimio Direttore,

qualche mese fa, come Lei  conosce, in Villa Visconti, Fondazione La Colombaia – il cui presidente è il primo cittadino Francesco del Deo e direttore Artistico è Massimo Bottiglieri, furono abbattuti 50 lecci. L’esecutore materiale di tale gesto, nelle liste del fu Franco Regine, è stato Vincenzo Cigliano. Il laborioso è esperto nell’atto di recidere e tagliare perché Lui stesso vende legna da ardere.

Salvatore Calise e Vigile CarusoAlle autorità competenti, accorse in loco per indagare sul gesto delittuoso, il Cigliano esibì una autorizzazione rilasciata nel 2012 a firma del Regine Franco sindaco, avallata dalla Forestale.

Tutto in regola direbbero i cittadini.

Niente affatto! I Lecci abbattuti, previa loro malattia come motivato nell’atto amministrativo, prima della loro eutanasia, avrebbero sperato a un consulto medico.  L’abbattimento del leccio, secondo le leggi, dovrebbe essere approvato da un esperto botanico. Il parere dell’esperto nella prevenzione, mantenimento e cura della specie non è stato contemplato. E l’ammalato è morto. Anzi è stato ucciso. Delitto colposo direbbe un magistrato se si fosse trattato di un essere umano . Complice di tale delitto la Forestale che con superficialità ha avallato l’autorizzazione del 2012, senza la consultazione del botanico.

LecciLa forestale, l’Istituto che dovrebbe proteggere-salvaguardare-tutelare il patrimonio Ambientale, autorizza lo scempio consumato in Villa Fondazione” la Colombaia”. La Forestale si è rifiutata di intervenire durante gli abbattimenti e ha ribadito telefonicamente:  “Vincenzo Cigliano è autorizzato al taglio dei lecci malati”. La conversazione è stata registrata. Fine della prima puntata.

I fatti però dicono il contrario, le autorizzazioni necessarie non sono mai uscite fuori e la maggior parte dei lecci abbattuti erano sanissimi.

Il giorno 22-12-2013 In Villa Visconti si ripete il delitto criminoso. Tagliano altri lecci. Ricordiamo ai lettori che la struttura è sotto l’alto Patronato della Presidenza della Repubblica e sottomessa a più vincoli.

Caro direttore grazie al coinvolgimento delle forze ambientaliste, dei vigili e della stampa -Nicolella e Caruso  gli operai rumeni addetti al taglio dei lecci scappano. “Via con il vento”. Il suo giornale ne aveva dato ampia notizia ma nonostante tutto il 24-12-2013 gli operai rumeni,  guidati questa volta dall’imprenditore Salvatore Calise a sua volta commissionato da Massimo Bottiglieri, ritornano in Colombaia per abbattere  nuovi lecci.

Creature viventi in ottimo stato di conservazione che Luchino Visconti aveva tralasciato per ornamentare la scala d’ingresso della Sua villa. Avvertiamo la forestale ma non risponde.

Tempestivi sul posto: il maresciallo diacono Nicolella, l’esponente dei vigili Caruso, il consigliere di opposizione marxista-leninista Domenico Savio e la volante dei carabinieri di Ischia Porto. Massimo Bottiglieri è stato invitato sul posto dai carabinieri per chiarire con le autorizzazioni necessarie la sua posizione.

Bottiglieri non arriva e giustifica la sua assenza dicendo che non riesce a trovare i documenti richiesti.
Domanda: la ditta che ha intrapreso i lavori, capitanata da Calise, non dovrebbe tanto meno possedere una copia delle autorizzazioni prima di procedere ad un’operazione così delicata da un punto di vista ambientalistico?

I carabinieri prendono nota dell’accaduto. I vigili stilano verbali. Savio si impegna politicamente  e riprende con telecamere i morti sul territorio.

E’ mai possibile che avvenga un taglio di piante protette, (leggi lecci) in piena vegetazione, in zona vincolata e in pieno giorno senza autorizzazione valida?

A quanto pare sì, perché fino ad oggi Forio è il paese dell’impunità.

Distintamente Lucia Manna.

vocidaischia@gmail.com

 

Ischia un isola fallita x la mancata pianificazione e incuria amministrativa

Il danaro, il trionfo Alieno di questa società. Ora che è venuto a mancare persino sull’isola si è iniziato a delinquere…

di Lucia Manna. Personaggi per far fronte a debiti da pagare:  Imu–ecc… sono ricorsi, si sostiene, ad avvicinare chi presta danaro con forte interesse. E anche chi fa il mestiere di banchiere-bancario osa scrivere persino su giornali. E detta formula per uscire dalla crisi. Dal  benefattore di turno-al ricettatore-al colluso in terraferma, nella nostra isola ognuno ha qualcosa da proporre. Un gioco di parole che sottintende perbenismo. E buon senso. Proprio  i pescecani, che stanno ingoiando gli ultimi spiccioli rimasti a Ischia, si propongono a giudizio. Un gioco di complicità che si crea tra lo strozzino e la vittima di turno non consente alla giustizia di prenderne atto. Nei fatti qualcuno si è dato anche l’appellativo di cavaliere pensando di camuffare il lavoro di banchiere-bancario.

Altri addetti ai lavori, timorosi di Dio, prestano tassi di interesse vicino alle banche. Applicano la tranquilla formula con la dicitura cortesia-prestito seguendo le regole del Vangelo. Come uscirne? Le associazioni  anti-usura ci tempestano di spot pubblicitari per aiutare chi è finito nelle maglie dei “cravattari“. Uno su mille possiede il coraggio della denuncia. A Ischia qualcuno è stanco per davvero, ma riuscirà nell’intento? I fabbricati non si vendono per risanare il debito di gratitudine  pecuniario. E neanche piccoli e grossi alberghi se non si agogna a favorirne un lavaggio. Cosa potrà mai accadere? Qualcuno venderà per quattro soldi il mattone costruito da due generazioni ai generosi benefattori. E pace è fatta.

Da una parte notiamo elementi con forte propulsione sociale e  umanitaria come i descritti fin qui, dall’altra osserviamo aspiranti primi cittadini che profusi sempre per il bene comune si preparano alla devastante corsa al Potere: europee-provinciali. Acquistando velatamente quote giornalistiche. Con intrinseche manipolazioni, sostenuti da galoppini porta-borse e clienti affezionati, non demordono. La loro tenacia è dettata dalla incompletezza dei loro lavori precedenti. E Ischia va completata nell’opera: va tutta distrutta. Distruggere per creare, era il loro intento. E ci sono riusciti magistralmente. E così nessuno tiene a cuore il nostro paese. Nessuno si propone alla guida  per la salvaguardia-crescita. L’ inconsapevolezza atavica che un territorio è infinitamente sostenibile, sostiene e alimenta parassiti e malfattori. E  non intendono il significato della Decrescita che è l’inversione di tendenza suggerita dalla crisi attuale. Assenza totale di regole da rispettare. Il riconoscimento e il senso di gratitudine per un posto nella spazzatura o addirittura un’assunzione in albergo come cameriere, una camera in più nelle recettività turistiche, non manda a puttane questi deplorevoli esponenti politici. Politici che compiono fra poco le nozze d’oro con i loro elettori che concorrono in un continuo stillicidio. Stillicidio della Res pubblica che funziona solo a vantaggio di poche famiglie. L’ambiente possiede una formula magica: esho-Funi. Significa noi ed esso. O noi e l’Ambiente.

E sarà il dissesto idrogeologico il primo benefattore a far rumore. Risponderà per il principio Esho-Funi, data la assenza di cura per gli smottamenti. Smottamenti che puntualmente si ripresenteranno là dove si sono costruite case? E non venga di nuovo a dire la Magistratura e con Essa la protezione Civile ed altri organi preposti che questa e quella zona è stata causata da una frana naturale come nel caso ultimo di Casamicciola Terme del 9/11/ 2009. Caso che ha visto vittima la piccola Anna De Felice. Quella zona era stata già colpita da una devastante frana già un secolo prima nel 1910 e indicata come a rischio idro-geologico. Segnalata anche sulle mappe dell’epoca. Nonostante la frana degli anni or sono si è lasciato che si costruisse e che le abitazioni non venissero evacuate. E nessun intervento drastico è stato mai pensato fino ad oggi.

Continuerà ad  esplodere la rete fognaria. Docet Cava dell’isola e la zona porto Forio. Seguiranno le onde dei trasmettitori (leggi antenne) vicinissimi alle abitazioni a divulgare tumori e leucemie infantili. Oltraggiare l’ambiente ha il suo coinvolgimento in vite umane. L’abuso non solo di case a Forio è grande e necessita cambiare il DNA dei suoi abitanti. Come si fa se gli stessi si accoppiano fra di loro generando metastasi da generazioni? Bisogna attendere che finisca la xenofobia. Esorcizzare la paura per il diverso. Educare le future generazioni al femminile ad accoppiarsi con arabi-senegalesi-rumeni. Con la civiltà millenaria che è costretta ad emigrare da noi per nutrirsi di pane ma non di cultura-di educazione-di rispetto per il Territorio. Chiaramente quelli che non delinquono  possono salvarci. E sono pochi a dispetto dei tutori dell’ordine che traggono da loro il capro espiatorio. Solo un ibrido potrà salvare la lenta agonia di questa isola. Solo un incrocio fra organismi diversi potrà rigenerare il nostro Paese. Una formula semplice per espellere le tossine degli avi che coniugano nel loro DNA creatività e mostruosità. Una mostruosità ancestrale senza dover generalizzare (esiste qualche anima eletta) che ha alimentato  gli impulsi di odio fra consanguinei che si traduce il più delle volte a scatti di ira per contendersi una piccola striscia di Gaza.

Il grande male di questa terra ischitana in cui le regole urbanistiche non rispettate hanno portato ai diverbi biblici intere famiglie se non generazioni. Il gomito a gomito nelle spartizioni patrimoniali ove l’urbanistico parere è stato completamente disatteso, ignorato, ha innescato e innesca guerriglie armate come la striscia di Gaza. Un atto quotidiano che scomoda continuamente le forze dell’ordine quando si arriva addirittura a martelli o coltelli per il metro quadrato conteso. Il colpevole è il Piano regolatore. Il colpevole è, e rimane l’ Urbanistica disciplina. Il sospettato sono i politicanti che per il loro compiacimento libidinoso del potere per il potere, hanno consentito ai germani di vivere in guerra non pianificando il territorio. Perennemente. All’infinito si è negato al sociale la pace e con essa la civile convivenza. Coesistenza. Il danno per la mancata pianificazione è: sociologico- psicologico-ambientale-economico. Come si deve fare per iniettarlo nei cervelli dei clienti affezionati che stanno continuando a tagliarsi “ le Palle” ancora da soli?

Chi tiene a cuore in questa isola le sorti di Israele-Palestina può osservare le nostre strisce di Gaza come sono sottili–simili e devastanti. Può e dovrebbe riflettere. Pensare a un incrocio interraziale o intergenetico che sia, non è follia. È la sola risposta per arrestare la metastasi culturale  innescata da cinquanta anni nella nostra isola. Impariamo a conoscere i nostri ospiti immigrati che obtorto collo saranno anche nostri parenti tra qui a poco. E poi sono anche dei grandi amatori. E potrebbero fare la felicità di figlie o nipote di qualche nostro politicante. Due piccioni con una fava: trasformazione genetica e benessere sessuale della loro discendenza. Il tutto per il bene e la rinascita di Forio e dell’intera Isola D’Ischia. Per adesso si salvi sempre chi può!

Ps.: dedico questo articolo ad Anna De Felice vittima del dissesto idrogeologico di Casamicciola Terme del 9/11/2009