Informazioni su Lucia Manna

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Il Pd cosa ha da spartire con Berlinguer? Se lo chiede Eduardo Garofolo x l’appropriazione indebita che i falsi comunisti si vogliono attribuire alla figura del grande statista.

Mi pare del tutto evidente che il Pd stia monovrando per a creditarsi quale erede di Enrico Berlinguer,certo ci vuole un bel Coraggio, Berlinguer é Morto Comunista, e il Pd per le politiche fatte sino a ora, e la sua composizione interna si colloca nel entrodestra, ed ha sposato fino a qualche mese fa le politiche liberiste e antioperaie, assieme alla peggiore destra, l’attuale gruppo dirigente del pd è quello che ha distrutto il Partito Comunista, ma Enrico, alla sua Morte, il Pci Italiano era ancora tale , allora io mi domando cari dirigenti del Pd, cosa avete a che spartire con i Comunisti, niente, avete utilizzato i voti dei Compagni che in buonafede pensavano che il Pd fosse ancora il Pci, ma non vi basterà mettere sulla vostra tessera l’effige di Berlinguer, saranno le vostre politiche antipopolari, antioperaie, liberiste del peggiore stampo, che vi collocheranno, al vostro posto, a destra. Dimenticate che avete votato a favore di un documento in sede di Comunità Europea che equiparava il Comunismo, al terrorismo al nazzismo, e al fascismo, e voi volete essere gli Eredi di un Comunista. Gli eredi di Berlinguer, ripeto morto comunista, siamo noi i compagni Aderenti al Partito Comunista Italiano i veri
eredi. Volete avere l’eredità di Berlinguer, un modo c’è, cacciate l’ala liberal Democratica, chi rimane si iscriva Al PCI.di Eduardo Garofolo
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Lucia Manna

Lettera aperta di Michele del Deo segretario del gruppo attivo:Libertà e democrazia che fa capo a Aldo Presutti.Riceviamo e pubblichiamo

Chi vi scrive questa lettera  è l’unico rappresentante del movimento di Aldo Presutti: mi chiamo Michele del Deo. Sono il segretario di questo gruppo attivo. Vi scrivo queste righe perché sono fiero del percorso intrapreso con il mio mentore Aldo Presutti, in diverse situazioni mi ha passato il testimone
Vorrei fare un appunto su chi ha cercato di rovinargli la carriera politica: nazionale e  locale.  Dilettanti da strapazzo e allo sbaraglio!
Con ciò ringrazio immensamente le pecorelle( finte smarrite). Passo, passo hanno seguito le istruzioni di questi ” piccoli politici”…ci hanno portato in una palude finanziaria, non chiamatela pandemia che di sanitario e scientifico non ha avuto nulla! Vi siete lanciati nelle braccia dei vostri aguzzini. Talmente l’impegno profuso da tutti voi, Ischia è diventato un” bordello”nel vero senso della parola! Aggiungiamoci la vendita di Castiglione Calise con rilanci milionari per opere inutili. Questo sta portando all’acquisizione di manovalanza straniera, molto spesso non ha competenze se non che in un determinato settore! I lecchini poi hanno affossato il settore alberghiero con la scarsa competenza molto spesso è la voglia di prevaricare su chi merita! Venderebbero mogli, madri e la loro dignità che hanno perso appoggiando questi finti imprenditori.  Dimenticavo il loro status quo nella furia di leccare hanno consumato le papille gustative!Aldo Presutti ha fatto tutto in regola; contratti, stipendi adeguati e i dipendenti non erano semplici lavoratori ma famiglia, casa! Concludo dicendo Aldo resterà sempre un leader ; pur non essendo in pianta stabile sull’isola. Noi del movimento saremo sempre vigili e attendiamo i passi falsi di questa gentaglia, scoveremo le collusioni in tutti i settori. Cordiali saluti Michele Del Deo

L’attacco del Papa agli anticoncezionali .Alex Braccio

La forza della vita - Il Santo Padre a casa di "A sua ...
Il silenzio di liberali e sinistre “radicali” 👉 https://t.ly/fJMSr
«Armi e anticoncezionali sono gli investimenti che danno più reddito. Le une distruggono la vita, gli altri la impediscono. È triste».
Queste le testuali parole di Papa Bergoglio in occasione degli Stati Generali della Natalità. Una enormità. Mettere sullo stesso piano strumenti di morte ed anticoncezionali è provocazione pura. Farlo nel nome della celebrazione della natalità, e sullo sfondo della campagna reazionaria del governo a guida postfascista contro la legge 194, assume oltretutto un preciso significato: la scelta di dare sponda al governo Meloni nell’offensiva oscurantista contro i diritti delle donne.
Secondo ogni evidenza l’accostamento dei contraccettivi alle armi non pone l’accento sulle armi ma sui contraccettivi. L’attacco è al diritto elementare alla libertà sessuale svincolata dal dovere della procreazione: la libertà sessuale come impedimento della vita, la maternità come dovere della donna! Il peggio della tradizione clericale. Quanto di più lontano dal costume di vita della grande maggioranza della società, delle donne, ed in particolare della giovane generazione.
Armi e contraccettivi come fonte di profitto? È una ragione in più per rivendicare la nazionalizzazione senza indennizzo dell’industria bellica e dell’industria farmaceutica (consentendo la libera disponibilità e gratuità degli anticoncezionali). Ma non è certo questa una preoccupazione della Chiesa, che detiene ricchi pacchetti azionari in tutti i settori dell’economia, a partire dalle banche. Accostare i contraccettivi al profitto da parte del Papa significa unicamente contestarne la moralità, cioè la moralità delle donne.
Si dirà che non c’è nulla di nuovo sotto il sole della cultura millenaria della Chiesa, quale che sia il papato di turno. È vero. Lo scandalo però è il totale silenzio su questa enormità reazionaria da parte della stampa laico-liberale cosiddetta progressista – inclusa quella che fa “opposizione” al governo – che infatti ha confinato le parole del Papa in qualche ritaglio marginale a fondo pagina senza una parola di commento. E ancor più scandaloso è il silenzio della sinistra cosiddetta radicale, quella che sventola un giorno sì e un giorno no il vessillo del Papa cosiddetto progressista sino a farne una propria icona elettorale. Quella che dovrebbe difendere sino a prova contraria la libertà delle donne.
È la conferma, se ve era bisogno, che solo una sinistra rivoluzionaria può essere coerentemente laica e quindi anticlericale. Solo una sinistra che metta in discussione il capitalismo ecclesiastico (immobiliare, finanziario, fiscale), come parte organica del sistema capitalistico, può liberamente attaccare la monarchia assoluta e teocratica che lo gestisce e dunque la sua cultura misogina.
“Donne, vita, libertà” per noi non vale solo in Iran.di Alex Braccio
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Il giorno del Ricordo; di cosa?

Nel giorno del ricordo delle Foibe, ideato dai neofascisti per silenziare l’olocausto dalle vittime ebree e comuniste, anche Sergio Mattarella ha tenuto a ricordare che per la guerra fratricida mossa dal fascismo morirono e vennero estradati in molti, la cui unica colpa era essere italiani, denunciando l’oblio subentrato.
Peccato che anch’esso ha obliato il fatto che non di guerra fratricida si è trattato; ma di una invasione fascista dell’Istria che ha causato la morte per più di un milione di persone in maggior parte civili, colpevoli di essere sloveni.
La questione Istria inizia nel 1919 con i Fasci Combattenti, poi nel 1920 con il Partito Nazionale Fascista; come suo nefasto stile, per marcare una nuova italianità del territorio,
Già all’inizio del 1900 il goriziano Isaia Ascoli propose di chiamare l’Ischia “Venezia Giulia“. sino ad allora chiamata “Littorale Austriaco; area che era abitata da due componenti etnico linguistiche; la germanica (predominante) e l’italiana.
Dopo l’accordo di Rapallo del 1920, più di mezzo milione tra sloveni e croati passarono forzatamente sotto lo Stato monarchico italiano; che si identificava rigidamente con il suo nazionalismo autarchico dominante; poi con l’avvento del fascismo, il regime ha imposto una italizzazione forzata di tutto; nella scuola si è obbligato l’insegnamento della sola lingua italiana con la proibizione dello sloveno e del tedesco; l’italianizzazione di cognomi e dei nomi; ha licenziato tutti i dipendenti pubblici non italiani; ha cancellato il diritto a manifestare.
Nel 1941 le truppe nazi fasciste diedero il colpo di grazia occupando militarmente i Balcani, assegnando prepotentemente più di un intero terzo del territorio al regno italiano; la popolazione fu vittima delle deportazioni verso i lager; nel 1942 la repressione dei civili fu simile a quella perpetrata in Italia sull’appennino tosco emiliano.
Dopo l’8 settembre 1943 i contadini e gli operai sloveni si rivoltarono contro gli esponenti del regime fascista, giustiziandone circa 500. Nel 1945, in contemporanea tra la fine della guerra e l’eliminazione di chi ancora contrastava il nuovo Stato Jugoslavo, morirono circa altri 3.000 italiani; non si trattò di uno sterminio etnico; ma conseguenza del fuoco bellico.
La sconfitta nazi-fascista ebbe come conseguenza un grande esodo di profughi dall’Istria; di cui 252.000 verso l’Italia; 34.000 verso la Slovenia; 12.000 verso la Croazia e 4.000 verso altre nazioni.
Ma ai moderni commemoranti tutto ciò non interessa; l’importante è fare propaganda pro neofascista.
Enrico Corti

Michele del Deo esponente di spicco del movimento”Forio é Tua”cerca di sensibilizzare i primi cittadini dell’isola d’Ischia x la tutela dei mal tutelati campi campi da gioco

 Ieri domenica mattina decido di voler fare due tiri a canestro .Prima tappa  a Lacco Ameno. Grazie a qualche indicazione chiesta per strada, trovo il campetto: nuovo di zecca, pavimentazione e colori bellissimi ma entrambi i canestri vandalizzati (foto). Chiedo ad un signore che mi dice che è la terza volta che i ragazzini del quartiere li devastano, nonostante le telecamere di sorveglianza.
Ultima speranza, il campo delle scuole medie di Panza, arrivo e mi trovo davanti un cantiere a cielo aperto, i canestri stile residuati bellici (foto) e il campetto chiuso a catenaccio a protezione di sto gioiello.
Oggigiorno, non c’è un canestro agibile nel raggio di 12 Km, il più vicino è a Ischia Porto (se è aperto, boh, chissà).
Ma dove devono andare a sbattere grandi e piccini per fare un pò di sport all’aria aperta o per semplicemente giocare?
Uno scandalo! Uno schifo inaccettabile!
Caro sindaco Pascale, se hai a che fare con i subumani due sono le cose: o li sommergi di sanzioni amministrative e penali o trovi delle soluzioni alternative. Proteggi il campetto con un’inferriata alta 3 metri, metti porta con lucchetto e dai le chiavi solo a persone fidate.
Caro sindaco stany verde Comune di Forio, che idea di paese hai per le nuove generazioni? Dove devono andare a sbattere i ragazzini? Solo calcetto a pagamento o spiaggia? Esiste un solo sport in paese?
Soprattutto perche si parla di Forio, che ha una lunga storia di basket che è un patrimonio che deve essere tutelato e promosso, e non umiliato.
Cari amministratori dateci spazi pubblici protetti, dateci la possibilità di praticare sport e di giocare, incentivate la pratica sportiva che crea legami e educa alle regole, non lasciate i ragazzi in strada o chiusi in casa davanti a questi diavoli di cellulari.
A Forio, e a Ischia in generale, c’è un patrimonio di Basket costruito da grandi uomini che non può e non deve andare perso e non può essere relegato solo alle associazioni sportive.di Michele del Deo

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Diverse cronologie di crolli sistemici

 
Diverse cronologie di crolli sistemici
Il fatto che il capitalismo privato occidentale stia crollando dopo la fine del socialismo statale di marca sovietica e cinese dovrebbe farci riflettere.
Si potrebbe infatti pensare che avrebbe dovuto essere il contrario, cioè là dove domina la politica (per quanto autoritaria sia) sull’economia, maggiore dovrebbe essere la resilienza alla propria implosione.
Invece così non è stato. In Cina la fine del maoismo (1976) ha innescato un processo mercantilistico che ha prodotto risultati impressionanti a livello mondiale. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che nel giro di mezzo secolo un Paese agricolo e, secondo i parametri occidentali, sottosviluppato, sarebbe potuto diventare la prima economia industrializzata del pianeta. Oggi il socialismo mercantile sembra che stia diventando un modello di sviluppo per l’intero Sud globale, intenzionato a uscire definitivamente dalle secche del globalismo neoliberista dell’occidente collettivo.
Quanto alla Russia, la svolta è avvenuta con Gorbaciov nel 1985, tradita da quello sciagurato anticomunista di Eltsin, e recuperata in corner dal pragmatico Putin, che, pur essendo lontano da qualunque ideologia socialista, ha saputo impedire al capitalismo privato degli oligarchi di disintegrare la Federazione Russa. E, nel fare questo, ha ripreso un certo nazionalismo a sfondo religioso e una vaga tradizione slavofila euroasiatica, che rimanda inevitabilmente al passato zarista.
In ogni caso nessuno dei due Paesi ha fatto pagare ad altri Paesi le conseguenze del fallimento della propria costruzione ideo-politica (prevalentemente focalizzata sull’industria pesante da parte della Russia, e sulle comuni agricole da parte della Cina).
Sì, ma perché il capitalismo occidentale sta iniziando a crollare solo adesso? Davvero un sistema dove l’economia domina la politica è più forte di un sistema dove esiste l’opposto? Davvero l’interesse materiale conta di più dell’ideologia politica?
Stalin e Mao avevano un potere immenso sul piano politico, che però non fu sufficiente per arginare la crescente crisi economica, che dopo la loro morte si palesò in tutta la sua drammaticità.
Oggi il progressivo declino dell’economia occidentale non riesce a essere scongiurato da nessuna dirigenza politica. Infatti gli statisti occidentali sono tutti delle mezze figure, marionette manovrate da poteri occulti, industriali e finanziari, che agiscono dietro le quinte. Questi poteri, piuttosto che arrendersi all’evidenza, stanno pensando di sostituire la democrazia formale con la dittatura reale del capitale. E la vogliono far pagare al mondo intero.
Non possono assolutamente sopportare l’idea che due potenze come la Cina (forte economicamente) e la Russia (forte militarmente) stiano convincendo il Sud globale a emanciparsi dal neocolonialismo occidentale sui piani economico-finanziario e militare, dopo averlo fatto su quello politico negli anni ’60 e ’70.
Perché è di questo che, in definitiva, bisogna parlare. Il capitalismo occidentale sta crollando perché non può sopportare una liberazione integrale di chi l’ha abituato da mezzo millennio a vivere di rendita, permettendogli di sfruttare risorse umane e naturali altrui.
La Russia e la Cina non hanno mai potuto farlo. L’autoritarismo era tutto interno alle loro nazioni. Il crollo non avrebbe avuto alcun motivo di scatenare una terza guerra mondiale. Anzi oggi son proprio queste due nazioni, ampiamente meritevoli per aver saputo fare i conti coi propri limiti strutturali, che possono impedire all’occidente di comportarsi in maniera irrazionale.di Mikos Tarsis

GLI ALISCAFI NON PARTONO E LA STUDENTESSA PERDE L’ESAME. AMAREZZA E RABBIA PER L’ENNESIMO SCHIAFFO IN FACCIA ALLA NOSTRA COMUNITA’ ED ALLE SUE ENERGIE MIGLIORI.

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ADESSO BASTA!
La storia della nostra giovane studentessa che questa mattina non è riuscita a raggiungere la terraferma per sostenere un esame all’università è una storia triste della quale siamo tutti responsabili e della quale dovremmo vergognarci, tutti.
Serve a poco esprimere strumentale solidarietà per l’ennesima vittima di un Isola che non funziona, un Isola non all’altezza dei tempi che viviamo, delle speranze e delle ambizioni dei nostri giovani, dei loro talenti, delle loro aspirazioni, come dei diritti alla salute ed alla vita di tanti nostri concittadini.
Che dire un vero schifo, come il silenzio complice e connivente dei più.
Una classe politica ed imprenditoriale che dovrebbe solo provare imbarazzo per quanto accade, tutti i giorni.
Ed il problema non può essere solo quello di non avere porti e mezzi sicuri, o di un sistema sanitario che non funziona, o di un’isola tutt’altro che sicura, il problema è rappresentato dalle qualità umane di chi ricopre ruoli di responsabilità, dalla incapacità di dare risposte credibili alle domande dei nostri giovani, delle nostre donne, dei nostri anziani, dei nostri ammalati.
Intanto le compagnie di navigazione provino a dare le opportune spiegazioni sul perché delle mancate partenze di questa mattina e di quanto, troppo spesso, accade, senza prendere in giro i nostri giovani e, soprattutto, chiedano scusa! di vito iacono

Russia, un plebiscito per il “dittatore” Putin. Carlo Alberto Tregua |

 

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martedì 19 Marzo 2024

Russia, un plebiscito per il “dittatore” Putin

Affari con gli altri “dittatori”

È la solita storia dei “due pesi e due misure”. In questa fase dei rapporti fra Occidente e Russia, quest’ultima è messa all’angolo per l’indubbia colpa attribuitagli per l’invasione dell’Ucraina.
Però, gli analisti si sono ben guardati dal sottolineare che i territori ucraini ripresi con la forza da Putin erano stati territori russi, con la popolazione di lingua russa, di religione russa e di tradizione russa.
Intendiamoci, nessuna giustificazione per un atto di forza, che dimostra prepotenza; ma questo non ci esime dal vedere i fatti con sguardo chiaro, senza paraocchi.

Le informazioni che sono arrivate in queste ore relative alle elezioni che si sono svolte nell’immenso territorio della Federazione Russa dicono che vi è stata una sorta di plebiscito per quello che l’Occidente considera un “dittatore”, cioè Vladimir Putin, sottolineando che non aveva competitori, che gli/le elettori/trici sono stati/e forzati/e e che, insomma, quella russa non è democrazia, ma autocrazia.

Sarà vero o meno non tocca a noi dirlo, perché vi è una totale carenza di informazioni nell’altro verso, che bilancerebbero le prime. In assenza di informazioni di una parte, ogni giudizio andrebbe sospeso.
Anche i corrispondenti delle reti radio-televisive italiane hanno confermato che non vi sono stati disordini, che gli/le elettori/trici sono andati/e ordinatamente ai seggi, che gli/le astenuti/e, come dissenso, non sono poi stati/e tanti/e e che comunque tutti/e coloro che hanno giustamente ricordato Navalny non sembra siano stati/e disturbati/e.

Tutto ciò premesso, non possiamo evitare di sottolineare i comportamenti strabici dell’Occidente. Per esempio, nulla di tutto questo è accaduto quando vi sono state le elezioni in Turchia, che hanno confermato il presidente Recep Tayyip Erdogan, il quale non passa certo per uno che rispetta molto la democrazia. Tutt’altro.
Ricordiamo che quel Paese si trova dentro la Nato, la quale si è ben guardata dall’elevare critiche nei confronti del suo alleato. Inoltre va evidenziato che l’Unione europea paga alla Turchia ben tre miliardi l’anno per tenere chiuse le frontiere evitando le ondate migratorie.

Dobbiamo anche sottolineare che quando l’Unione europea, sconsideratamente, pose le sanzioni economiche nei confronti della Russia, il nostro ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, disse che avrebbe sostituito il petrolio russo con quello algerino.
Vero, l’ha fatto, ma neanche in Algeria vi è la democrazia. Anche in quel Paese vi è un “dittatore”, Abdelmadjid Tebboune, e in ogni caso l’effetto di quel geniale colpo di testa è stato di triplicare il costo dell’energia passando da un dittatore all’altro.

Venendo ai nostri giorni, abbiamo assistito ad ampi reportage radio-televisivi, e letto ampie notizie sui siti, della spedizione al Cairo della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e del nostro primo ministro, Giorgia Meloni, per firmare un accordo con Al Sisi, al fine di bloccare le frontiere in uscita dei/delle migranti, tutto ciò portando in omaggio al Presidente egiziano un importo non indifferente di 7,4 miliardi di euro.
Dunque, omaggi e soldi ad un altro “dittatore” che però in questo caso viene trattato da amico, contrariamente al nemico Putin.

Con questo editoriale tentiamo di fare riflettere i/le cortesi lettori/trici su un punto inequivocabile: chi fa muovere l’economia mondiale e chi fa muovere l’informazione, che ne è subordinata, è sempre il denaro.

Si usa dire che l’argent fait la guerre, ovvero che dietro tutti gli eventi bisogna chercher l’argent; solo così si possono capire i moventi delle azioni di ciascuno/a e le possibili conseguenze.
Un dato è certo: l’Ue si è castrata con le sanzioni alla Russia e ha fatto andare in recessione la cosiddetta locomotiva tedesca e non solo.

In questo quadro stona ancora la posizione dell’Unione europea nei confronti dell’Ucraina, che non ha più militari da mandare al fronte, né ha proiettili o missili, non riesce più a fare la manutenzione dei carri armati, ma ha un Presidente che continua a dire: “Vinceremo la guerra”.

Si usa dire “meglio senno che ricchezze”. Ma Zelensky non ha né l’uno né le altre.

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martedì 19 Marzo 2024

Affari con gli altri “dittatori”

È la solita storia dei “due pesi e due misure”. In questa fase dei rapporti fra Occidente e Russia, quest’ultima è messa all’angolo per l’indubbia colpa attribuitagli per l’invasione dell’Ucraina.
Però, gli analisti si sono ben guardati dal sottolineare che i territori ucraini ripresi con la forza da Putin erano stati territori russi, con la popolazione di lingua russa, di religione russa e di tradizione russa.
Intendiamoci, nessuna giustificazione per un atto di forza, che dimostra prepotenza; ma questo non ci esime dal vedere i fatti con sguardo chiaro, senza paraocchi.

Le informazioni che sono arrivate in queste ore relative alle elezioni che si sono svolte nell’immenso territorio della Federazione Russa dicono che vi è stata una sorta di plebiscito per quello che l’Occidente considera un “dittatore”, cioè Vladimir Putin, sottolineando che non aveva competitori, che gli/le elettori/trici sono stati/e forzati/e e che, insomma, quella russa non è democrazia, ma autocrazia.

Sarà vero o meno non tocca a noi dirlo, perché vi è una totale carenza di informazioni nell’altro verso, che bilancerebbero le prime. In assenza di informazioni di una parte, ogni giudizio andrebbe sospeso.
Anche i corrispondenti delle reti radio-televisive italiane hanno confermato che non vi sono stati disordini, che gli/le elettori/trici sono andati/e ordinatamente ai seggi, che gli/le astenuti/e, come dissenso, non sono poi stati/e tanti/e e che comunque tutti/e coloro che hanno giustamente ricordato Navalny non sembra siano stati/e disturbati/e.

Tutto ciò premesso, non possiamo evitare di sottolineare i comportamenti strabici dell’Occidente. Per esempio, nulla di tutto questo è accaduto quando vi sono state le elezioni in Turchia, che hanno confermato il presidente Recep Tayyip Erdogan, il quale non passa certo per uno che rispetta molto la democrazia. Tutt’altro.
Ricordiamo che quel Paese si trova dentro la Nato, la quale si è ben guardata dall’elevare critiche nei confronti del suo alleato. Inoltre va evidenziato che l’Unione europea paga alla Turchia ben tre miliardi l’anno per tenere chiuse le frontiere evitando le ondate migratorie.

Dobbiamo anche sottolineare che quando l’Unione europea, sconsideratamente, pose le sanzioni economiche nei confronti della Russia, il nostro ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, disse che avrebbe sostituito il petrolio russo con quello algerino.
Vero, l’ha fatto, ma neanche in Algeria vi è la democrazia. Anche in quel Paese vi è un “dittatore”, Abdelmadjid Tebboune, e in ogni caso l’effetto di quel geniale colpo di testa è stato di triplicare il costo dell’energia passando da un dittatore all’altro.

Venendo ai nostri giorni, abbiamo assistito ad ampi reportage radio-televisivi, e letto ampie notizie sui siti, della spedizione al Cairo della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e del nostro primo ministro, Giorgia Meloni, per firmare un accordo con Al Sisi, al fine di bloccare le frontiere in uscita dei/delle migranti, tutto ciò portando in omaggio al Presidente egiziano un importo non indifferente di 7,4 miliardi di euro.
Dunque, omaggi e soldi ad un altro “dittatore” che però in questo caso viene trattato da amico, contrariamente al nemico Putin.

Con questo editoriale tentiamo di fare riflettere i/le cortesi lettori/trici su un punto inequivocabile: chi fa muovere l’economia mondiale e chi fa muovere l’informazione, che ne è subordinata, è sempre il denaro.

Si usa dire che l’argent fait la guerre, ovvero che dietro tutti gli eventi bisogna chercher l’argent; solo così si possono capire i moventi delle azioni di ciascuno/a e le possibili conseguenze.
Un dato è certo: l’Ue si è castrata con le sanzioni alla Russia e ha fatto andare in recessione la cosiddetta locomotiva tedesca e non solo.

In questo quadro stona ancora la posizione dell’Unione europea nei confronti dell’Ucraina, che non ha più militari da mandare al fronte, né ha proiettili o missili, non riesce più a fare la manutenzione dei carri armati, ma ha un Presidente che continua a dire: “Vinceremo la guerra”.

Si usa dire “meglio senno che ricchezze”. Ma Zelensky non ha né l’uno né le altre.

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Michele del Deo indignato per la cittadinanza onoraria consegnata all’apertua della Colombaia di Luchino Visconto al sottosegre tarioalla giustizia italiana A.Del Mastro delle Vedove

[12:28, 15/10/2023] Michele Del Deo: Chi politicamente proviene dalle “estreme”, non importa se di sinistra o di destra, conosce bene il valore dei simboli.

Perciò, conferire la cittadinanza onoraria a un esponente di governo di FDI (il Sottosegretario alla Giustizia Del Mastro) in quella che fu la dimora di Luchino Visconti, perdipiù nel giorno di riapertura della stessa, non può essere rubricato a fatto meramente istituzionale.

Al contrario è un preciso atto politico, quasi una profanazione, e negli ambienti post-fascisti, dove il simbolico è perfino più importante che a sinistra, hanno giustamente ben presente questi aspetti (e ovviamente hanno di che rallegrarsene).

Incredibilmente non ne hanno contezza, invece, i giovani progressisti presenti in maggioranza a Forio. Ma se uno nun ‘o tene, nun ‘o tene, inutile girarci attorno
[12:34, 15/10/2023] Michele Del Deo: Forio d’Ischia.”Fuori i Fascisti da La Colombaia”, la protesta nel corso della consegna della cittadinanza onoraria al sottosegretario di Del Mastro nella storica villa che fu del partigiano Luchino Visconti – Il Sottosegretario Andrea Del Mastro Delle Vedove (Fdl), riceve le chiavi di Forio, nel corso della cerimonia… – Positano News https://www.positanonews.it/2023/10/forio-dischia-fuori-i-fascisti-da-la-colombaia-la-protesta-nel-corso-della-consegna-della-cittadinanza-onoraria-al-sottosegretario-di-del-mastro-nella-storica-villa-che-fu/3669271/?share_from=whatsappm di michele del deo

Michele del Deo,vice presidente del movimento” Forio é ” Tua” che fa capo al suo laeder Vito Iacono, consigliere comunale della terra saracena, racchiude nei Suoi articoli con le Sue doti di onestà intellettuali tutto ciò che é stata la sinistra italiana. E contestualmente denuncia una apologia del fascismo sia a livello locale-nazionale-  internazionale.La cittadinanza  onoraria voluta dall’attuale amministrazione   Stany Verde al sottosegretario della giustizia italiana Andrea Del Mastro Delle Vedove ha suscitato ulteriore indignazione nel vice presidente Michele del Deo.Per Noi tutti consapevoli di ciò che il nazifascismo é stato rendere omaggio a un esponente del governo nella Villa del regista partigianio Luchino Visconti ha provocato come nel Del Deo la stessa indignazione.E’ sembrato opportuno inserire in questo blog www.vocidaischia.it di estendere la notizia a livello mondiale affinchè una vergogna enorme come quella perpetrata a livello locale foriano non si ripeta mai più.l.m.

LACCO AMENO, A VILLA ARBUSTO INCONTRO CON il regista ischitanoLEONARDO DI COSTANZO

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona, poster, rivista e testo
Sabato 16 settembre alle 20.30 il regista ischitano dialogherà con Giuliano Compagno e Claudia Geminiani, autori di due volumi a lui dedicati: “Vivere l’assedio” e “Leonardo Di Costanzo. Il tempo sospeso del racconto”
Un appuntamento dedicato al cinema italiano contemporaneo e a uno dei suoi narratori più rigorosi e profondi: Leonardo Di Costanzo. Sabato 16 settembre alle ore 20.30, nel parco di Villa Arbusto a Lacco Ameno, il regista ischitano dialogherà con due autori di recenti saggi che indagano la sua opera cinematografica: Giuliano Compagno, saggista e scrittore, autore del libro “Leonardo di Costanzo. Il tempo sospeso del racconto” (ediz. Castel Negrino, 2023) e Claudia Geminiani, saggista co-autrice del volume “Vivere l’assedio. Il cinema di Leonardo di Costanzo” (ed. La conchiglia di Santiago, 2023).
L’incontro, nato da un’idea del Circolo Georges Sadoul di Ischia in collaborazione con la Biblioteca Comunale Antoniana, il Comune di Lacco Ameno e Regione Campania, è un evento speciale della Scuola d’alta formazione “L. Visconti” diretta da Luigi Paini e intitolata alla memoria di Torino Della Vecchia.
Un’occasione che, attraverso il confronto tra Di Costanzo e gli autori dei due volumi a lui dedicati, permetterà di approfondire la conoscenza della poetica di un regista che – come ha scritto Goffredo Fofi – “ha finito per imporsi come uno dei più onesti narratori del nostro presente”. Un autore in grado di affrontare il reale, con le sue ambiguità e le sue contraddizioni, senza timori o chiavi di lettura preconcette, sia nella forma del documentario che in quella del cinema di finzione.
«Siamo estremamente felici e orgogliosi di poter ospitare a Villa Arbusto uno dei più importanti registi italiani e di presentare qui, a Lacco Ameno, due libri che raccontano la forza del suo cinema e del suo sguardo sulla realtà, ma anche il retroterra culturale e sociale che parte proprio dall’isola d’Ischia e che ha contribuito alla sua formazione» ,ha commentato il vicesindaco di Lacco Ameno con delega alla Cultura e Turismo Carla Tufano.
Nato a Ischia nel 1958, laureatosi all’Università Orientale di Napoli con una tesi in Storia delle religioni, Di Costanzo si trasferisce negli anni Ottanta a Parigi, dove studia agli Ateliers Varan, scuola-laboratorio di cinematografia fondata nel 1981 dall’antropologo e regista francese Jean Rouch allo scopo di fare del “cinéma vérité”, cuneo indispensabile per indagare la realtà del mondo ex-coloniale, e che si alimenta della ricchezza multiculturale per diventare più libero, necessario e potente.
“Prove di Stato”, “A scuola”, “Odessa” “Cadenza d’inganno” sono tasselli che indagano la realtà e i suoi conflitti con spirito civile, senza enfasi e nel pieno rispetto che ogni personaggio pretende dentro l’ambiente che lo esprime. “L’intervallo”, presentato alla Mostra del cinema di Venezia nel 2012 e premiato con un David di Donatello, segna l’approdo alla finzione cinematografica. Un racconto duro e poetico che taglia la carne viva di un territorio, e di un tessuto sociale, quello napoletano, dove spesso non esiste via di scampo. Nel suo ultimo lavoro, “L’intrusa”, alla Quinzaine des Realisateurs del Festival di Cannes, l’umanità è costretta a fronteggiare logiche di pensiero e di dominio talmente incise nella vita di tutti i giorni da non poter essere più rimosse.
“Ariaferma”, il suo ultimo lungometraggio, ha vinto due David di Donatello, ottenendo un ottimo riscontro presso la critica italiana e internazionale.
Da tempo alterna la sua attività di registra con l’insegnamento presso gli Ateliers Varan.
Inoltre a tenuto corsi di cinema documentario presso la FEMIS di Parigi, l’ESAV di Marrakech, l’EICTV di Cuba, il CISA di Lugano e CSC di Palermo.
I suoi ultimi lavori sono: “Procida”, documentario collettivo realizzato da 13 ragazzi dai 17 ai 25 anni (di cui Di Costanzo è stato direttore e supervisore), presentato in anteprima all’ultimo Festival del cinema di Locarno; “Welcome to paradise”, cortometraggio realizzato con “Bottega XNL – Fare Cinema”, lo storico corso di alta formazione cinematografica di Fondazione Fare Cinema, presieduta da Marco Bellocchio.
L’ingresso è gratuito.
L’accesso a Villa Arbusto è consentito solo da Via Circumvallazione.
L’ingresso da Corso Angelo Rizzoli è temporaneamente chiuso per lavori.di Maria D’Ascia
Per Info e orari: www.pithecusae.it
Tel. 081 99 61 03