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La leggenda di Nitrodi al torrione di forio

Al Torrione di Forio “La leggenda di Nitrodi”

L’opera prima di Tina Taliercio, traduttrice, pubblicista e copywriter, sarà presentata

domenica 24 marzo 2019.

Nella sua storia millenaria l’isola d’Ischia è colma di leggende. A cominciare da quella di Tifeo, il
Titano condannato da Zeus a reggere sulle spalle l’isola. Ma c’è anche quella della pietra cantante,
magicamente sorta per occultare i ribelli rivoltosi dagli assalti dei pirati, e dal cui interno proveniva
un terribile boato, presagio di sventura.
Accanto a questa si colloca la leggenda narrata dall’autrice come motore propulsore dell’opera, la
cui storia s’incentra proprio sull’essenza della vicenda di Iale. Un’essenza che dona un epilogo
sorprendente a “La leggenda di Nitrodi”.
Nella sua narrazione l’autrice ci racconta di un viaggio, un emblema noto alla letteratura, forse il
più antico e capace di cavalcare i tempi. Ed è proprio attraverso un lungo viaggio nello spazio e nel
tempo, che la protagonista scopre un habitat naturale ed emozionale, i cui risvolti si lasciano svelare
con la tenerezza e il vigore dei sentimenti più intimi. Ciò che Lisa vive, nello scenario unico
dell’Isola Verde, non è solo un percorso alle radici dell’esistenza bagnato da uno dei miti di Ischia,
ma anche una riflessione sull’evoluzione civile e la lotta per la felicità.
Omaggiare l’isola campana, va riconosciuto, non è difficile. Il racconto però non intende suscitare
unicamente attrazione per i luoghi dell’isola, ma anche per la storia e la cultura che ne sono origine
e cornice. Un percorso che parte da lontano e racchiude molteplici chiavi di lettura: la fotografia di
più generazioni, le emozioni, non solo positive, che muovono la vita, il mistero della maternità, la
violenza di genere (pilota occulto dell’esistenza di troppe donne), l’emigrazione, la psicologia,
l’amicizia e l’amore.
Tina Taliercio, che ha già esordito con la presentazione del suo primo romanzo alla Biblioteca
Antoniana nello scorso febbraio, ripropone al pubblico il libro “La leggenda di Nitrodi” al Torrione
di Forio domenica 24 marzo 2019 alle ore 18.30.
L’Associazione Culturale Radici, con l’auspicio di promuovere ogni evento che attenga all’Arte, sia
essa figurativa, manuale o intellettiva, dà il benvenuto a Tina Taliercio, alle coordinatrici Lucia
Annicelli e Elena Mazzella e a chi volesse avere il piacere di ascoltare dalla sua viva voce presso il
Museo Civico del Torrione come è nata questa nuova creatura.
Altre notizie alla pagina http://www.iltorrioneforio.it/eventi-2/eventi-2019/5-la-leggenda-di-nitrodi/Luigi Castaldi

Renata Hamera trovata morte nei locali fatiscenti del Pio Monte della Misericordia di Casamicciola Terme. la Magistratura indaga .Autopsia in corso

Quella di Renata Hamera , come d’altronde altri morti stranieri che sull’isola hanno lasciato il corpo, desta qualche sospetto Anche perchè su alcune morti ritenute per infortunio si é omesso autopsia. E le forze dell’ordine stando al referto legale hanno dovuto sottostare.L’autopsia in corso appurerà le ragioni della diatriba di Renata , Infermiera professionista fino a poche settimane prima lavorava a Buonopane-isola d’Ischia come infermiera- badante. Omettiamo dove.Con un amico affettuoso del luogo litigava spesso. Figlia di un fisico-matematico aveva una bella testa. La sua vita da Closcard pare fosse una scelta.Troppo intelligente forse rifiutava questo nostro misero territorio fatto di pochezza intellettuale e poco empatico verso i bisognosi stranieri.Perfetta nelle sue ore lavorative. Minuziosa anche nell’avvolgere una busta di plastica.Morte voluta o dovuta? il popolo polacco si nutre di cultura sin dall’ infanzia.L’unica loro disgrazia é venire obtorto collo nelle nostre poco accoglienti regioni-isole per favorirsi sussistenza. cosa che non trovano e vengono sfruttati fino al midollo. La nuova moda ischitana:”non ti pago .C’è crisi. D’altronde siamo pieni di polacchi quindi puoi anche andare a FAN…”.Anche ristoranti ed alberghi in attivo con la scusa della crisi stanno mettendo in atto questo dictat che omertosamente i lavoratori tutti tengono preziosamente nascosto-previa licenziamento.Sporchi fino al midollo senza voler generalizzare una buona parte dell’imprenditoria locale Anche questo modo di lavorare ha sicuramente inciso sullo stato fisico e psitico di Renata e beveva fuori dagli orari lavorativi.L’ho conosciuta bene.Una grande intelligenza quella di Renata messa a servizio della distruttività.  Con un suo giovane compagno polacco per un lungo periodo dormiva nei locali  abbandonati e fatiscenti dell’hotel la Pace a Lacco Ameno..Probabilmente sono stati cacciati e hanno trovato rifugio nel Pio Monte della Misericordia del comune terremotato.La signora Hamera, lavoratrice molto attenta alle esigenze di chi Le offriva lavori saltuari. Chi come me l’ha avuta per qualche ora ne ha potuto verificare le qualità intrinseche. Con qualche ora di lavoro in più Renata avrebbe potuto permettersi una abitazione dignitosa ma l’alcolismo si sà induge e proietta le persone ad assumere atteggiamenti di abbandono.  E ha  assunto un ruolo dil Clochard. Non capiamo perché in un territorio così circoscritto non si segnalino a chi di dovere gli alcolisti senza fissa dimora che per legge non potrebbero circolare.Si interviene e si commisera solo nel dramma finale . Gli Enti preposti  non sono sensibili nella opulosa isola d’Ischia al richiamo e  all’urlo silenzioso del dolore che si nasconde  silenzioso e dignitoso di quelli che dovrebbero essere nostri ospiti. Ospiti non graditi ai Più con l’avvallo del nostro ministro degli interni Matteo Salvini..Episodi del genere in un ricco territorio come la nostra terra ischitana dovrebbero indurci allla vergogna. .Il Vescovo x primo non si dà completamente al recupero e all’accoglienza se non supplicato in qualche sporadico episodio. Questo episodio sconcertante dovrebbe far riflettere eclesiastici e non : “se salvi una Vita…salvi il mondo intero”luciamannna 

Il Regionalismo differenziato visto dal poeta -letterato Ciro Ridolfini

 

I meridionalisti storici che da sempre hanno denunciato lo sfruttamento del Mezzogiorno,e che oggi vedono compiersi un processo iniziato nel 1861 con l’unità d’Italia e le scelte di “annessione” piuttosto che di federazione;i ferventi dell’Unità Nazionale, di destra e di sinistra, che rivendicano le ruberie del dopo-unità, attuate dai Savoia (l’oro del banco di Napoli, le industrie fiorenti…) e infine quelli, come me e pochi altri che vedono nel regionalismo differenziato il compiersi del piano di Licio Gelli e di Gianfranco Miglio, ideologo della secessione, che auspicavano la sudditanza del Meridione sia come “riserva” del Nord, (lavorativa, produttiva, finanziaria, discarica…) sia per togliersi la palla al piede e poter volare in Europa.Una Europa già a due velocità, che per essere competitiva, non può sopportare fragilità di alcun tipo. Insomma il regionalismo differenziato è il paradigma del liberismo, ossia il compimento finale di un lungo processo, nel quale lo spazio per i diritti diventa sempre più debole, in grado quindi di portare ad ulteriore compimento un processo di colionalismo interno. Tutto si tiene, Come mai i nostri ospedali hanno le blatte e le formiche e i loro sembrano alberghi a 5 stelle? come mai i nostri edifici scolastici fanno acqua da tutte le parti e li loro sembrano campus? Come mai lla nostra rete ferroviaria è così carente,? e potrei continuare.Dunque ciò che dice Polito sul Corriere, storico giornale del Nord e portatore degli interessi più solidi della borghesia imprenditora, non solo non mi sconvolge, ma mi sarei meravigliata del contrario.di Ciro Rdolfini

 

 

Nota::Molti capi di governo e da ricordare Giolitti all’inizio del suo governo mise in atto una politica protesa x il Nord poi fece marcia indietro x una ragione chiaramente di consenso.Ma ora è chiaro che con un vice premier, ministro dell’interno  rappresentante del  Nord si deve e si vuole portare a termine quel processo di autonomia e di supremazia Padania che è stato la ragione primaria per cui nacque la Lega.Il mezzo-giorno di Italia anzicchè riscattare le angherie verbali per anni subite dalla Lega ladrona…si prosta ai suoi piedi aderendo in totale inconsapevolezza alle lusinghe del Salvini:con iscritti che fanno proseliti di giorno in giorno. Il matteo evangelico comunque li assicura:”non ci saranno Regioni di serie A e di serie B”Ma intanto se tutto va bene…saremo rovinati. Chiaramente Noi del Sud.lucia manna

Collettiva di Pittura al Torrione di Forio aspettando il Carnevale a cura di Ylenia Pilato

 

Il fermento artistico, alla soglia della primavera, si risveglia dai sopiti torpori dell’inverno isolano e
le energie creative si fondono in una collettiva di esteti che espongono le proprie creazioni presso la
sala mostre del Museo Civico Giovanni Maltese dal 16 al 25 febbraio 2019 al Torrione di Forio.
L’Associazione Culturale Radici è lieta di ospitare in questo storico sito una mostra collettiva sul
tema del Carnevale dal titolo Mascarade d’Art organizzata dalla curatrice Ylenia Pilato. Gli artisti
partecipanti, attraverso il loro stile e tecnica, renderanno omaggio alla festa del Carnevale, una festa
da esaltare con svariate sfumature di colori.
Ogni opera realizzata offrirà ai visitatori la sua visione sul tema, come una sorta di viaggio tra vari
stati d’animo, dove ciascuno potrà trovare un pezzetto di sé rappresentato. Particolarmente
interessante, inoltre, è il contrasto tra la modernità delle opere e la storicità del luogo del Torrione
che le accoglie, fatto di una bellezza antica e senza tempo, dove il mondo dell’oggi resta fuori, tutto
viene nobilitato dal ricordo del passato.
Ispirandosi al Carnevale di Venezia, del quale la mostra si propone come evento parallelo, alcuni
artisti hanno deciso di riferirsi proprio alla magia del Carnevale veneziano, tra i più antichi del
mondo, rivisitando il concetto del gioco della trasformazione. Altri, hanno voluto aprirsi al mondo,
con opere dedite alla rappresentazione dell'Uomo con le maschere in chiave simbolica e anche di
astrazione, facendo maturare idee e sensazioni colme di trepidanti pensieri rivolti ora al quotidiano,
altrove al visionario. L’idea della collettiva nasce dal voler riunire i vari artisti e farli esprimere sul
tema del Carnevale che con la sua esplosione di colori e maschere è da sempre la festa dell’anno
che unisce tutti in allegria.
La curatrice Ylenia, oltre alla presentazione, ha corredato l’evento con una bella poesia del maestro
portoghese Fernando Pessoa.

Poesia sul Carnevale
Quante maschere e sottomaschere noi indossiamo
Sul nostro contenitore dell’anima, così quando,
Se per un mero gioco, l’anima stessa si smaschera,
Sa d’aver tolto l’ultima e aver mostrato il volto?
La stessa maschera non si sente come una maschera
Ma guarda di fuori di sé con gli occhi mascherati.
Qualunque sia la coscenza che inizi l’opera
Sua, fatale e accettata sorte è l’ottundimento.

Come un bimbo impaurito dall’immagine allo specchio
Le nostre anime, fanciulle, rimangono disattente,
Cambiano i loro volti conosciuti, e un mondo intero
Creano su quella loro dimenticata causa;
E, quando un pensiero rivela l’anima mascherata
Esso stesso non va a smascherare da smascherato.

(Da Trentacinque sonetti)
Non resta quindi che partecipare al vernissage di sabato 16

Richiesta proroga al governo dal Movimento Isola Verde dello stato emergenziale a seguito del sisma di Casamicciola Terme

Il Movimento,-Isola Verde dopo avere condiviso e contribuito in modo determinante,attraverso i suoi attivisti, alla raccolta di firme a sostegno della petizione ,promossa dalla libera Associazione di cittadini “21 agosto”,capace di raccogliere complessivamente, oltre 4500 adesioni e ricevendo tanto  sostegno dalla popolazione dei terremotati dell’isola d’Ischia, con il seguente documento certificato , ha richiesto,ai responsabili istituzionali preposti, la proroga dello stato EMERGENZIALE a seguito del Sisma che il 21 agosto 2017,che ha colpito l’isola d’Ischia.

Riceviamo e publichiamo

nota:Erroneamente alcuni media locali avevano attribuito il significativo richiamo di adesione x l’ Emergenza terremoto a un altro movimento che sostiene il 5 Stelle  a livello Nazionale e che fa capo a Caterina Iacono. Smentito subito dopo, il Movimento Isola Verde ne ha dato precisazione attraverso tutti gli organi di diffusione..Il Movimento  Isola Verde ha saputo raccogliere sul territorio isolano giovani cittadini onesti.Scelti con cura da Antonio Iacono uno dei promotori dell’iniziativa ” RACCOLTA FIRME x EMERGANZA TERREMOTO”.Non poche sono state fin ora le iniziative costruttive x L’Isola d’ Ischia intraprese con onestà e coraggio di denuncia dal MOVIMENTO_”ISOLA VERDE”.E profuse attraverso un loro news-Ischia Press.l.m.  .

Il sindaco del comune di Casamicciola Terme G.Battista Castagna soddisfatto del misfatto frana

E cosa volere di più dalla Vita| G. Battista Castagna sindaco del comune di Casamicciola si ritiene soddisfattto del misfatto in apertura rapida della 270 lungomare Lacco- Casamicciola Terme in termini rapidi E’ . fiero Castagna di essere stato celere dopo un avvenimento a dir poco criminoso a cui l’amministrazione ha concorso senza correre ai ripari tempestivamente data la precedente frana raccolta subito dopo da una protezione direi allegorica di “RETE METALLICA” Questa volta ” L’operazione é riuscita ma l’ammalato non é morto”.l.m.

L'immagine può contenere: spazio all'aperto

Lungimirante proposta del dott. Gaetano Colella per la prevenzione del lungomare lacco.Ameno Casamicciola dopo la seconda frana

gaetano colellla.Ma come si puo’ riaprire al traffico con tanta disinvoltura ed irresponsabilita’ IL LUNGOMARE CHE VA DA LACCO AMENO A CASAMICCIOLA TERME( lato destro da un po piu’ avanti dell’HOTEL VILLA SVIZZERA al tratto un po’ prima del BANCO DI NAPOLI) dopo il pauroso crollo avvenuto e che solo per un miracolo non ha causato morti.Segnalo ancora una volta ed in umilta’ che alcune delle pareti sul lato destro che ho indicato sopra e che contengono la spinta di quantitativi enormi di terreno,costituiscono lo stesso pericolo della parte crollata giorni fa.Invito pertanto con insistenza, le autorita’ competenti, a fare immediatamente dei sondaggi ed eventualmente avviare se necessario delle iniziative di massa in sicurezza sulle zone segnalate, mentre potrebbe essere istituito un senso alternato, regolamentato da semafori. Tutto questo,per poi riaprire il lungomare nel mese di fine Aprile per l’inizio della stagione turistica. CITTA’ METROPOLITANA DI NAPOLI,SINDACI,REGIONE CAMPANIA,EVITIAMO PER FAVORE ALTRI AVVENIMENTI PIU’ TRAGICI. Mi appello anche al SEN. DOMENICO DE SIANO perchè con una interrogazione al Ministro competente, impegni il GOVERNO CENTRALE ad interessarsi di questo importantissimo problema dell’ISOLA D’ISCHIA.

Cos’é la rivoluzione oggi per il poeta-letterato Ciro ridolfini

COS’ E’ LA RIVOLUZIONE OGGI ?

La Rivoluzione impone, per dirla con Renato Guttuso,”l’ abbandono delle vecchie sanguinanti strade della terra” !

scritto da Ciro Ridolfini

La rivoluzione oggi è sicuramente il riconoscimento di ogni segno utile teso all’evoluzione morale, civile e sociale di un popolo.

Essa raccoglie tutte le pulsioni più ardite e schiette, dall’ interrogare filosofico al sentimento delle arti e della musica, da una genuina spiritualità alla Letteratura .

Strumenti che sanno rivendicare l’urgenza per una speranza concreta di Rinascita. Occorre il ridisegno delle città malate, quelle ancora prive di una architettura armonico-ambientale per un umano habitat. La Rivoluzione, oggi, rivendica la riorganizzazione degli “ordinamenti civili”, la sburocratizzazione, il ritorno all’ Umanesimo attraverso la schiavizzazione della Tecnica, il raggiungimento di una genuina spiritualità.

E’ tempo, ormai, di una nuova era rappresentativa di un ‘uomo nuovo’ impegnato in una azione concreta e assidua nello sciogliere l’ intrigo difficile quanto complesso di una condizione umana e socio-intellettiva “deragliata e avvilente” . Rivoluzione, quindi, estesa a tutti i luoghi fondativi dell’uomo che per secoli avrà da fare i conti con una riconversione, cioè “ricostruzione” del mondo, nel guadagnarsi il compiuto raggiungimento di una “ civiltà autenticamente civile”.

La stessa variegata ricchezza d’idee, di pensiero, di prospettive, mossa dal fascino del valore primordiale della giustizia, nonché dalla presunzione di ognuno nell’ ergersi a luogo geometrico di verità, finisce col produrre quella “disgiunzione” tra compagni che ancora qui, come sempre, vale la pena sottolineare come “eterna diaspora a sinistra” ! è il tipico nostro male, il nostro “sale” a cui resta agitarsi, cioè attivarsi, per una necessaria quanto riparatrice mediazione nell’ arginare il rischio di sconfitta !

In tal senso, dovremmo imparare a mediare, fermamente saldi al motto “Uniti nella diversità“, uniti come ricchezza, come vittoria ! Viceversa la diaspora a sinistra ha prodotto un vero e proprio disastro. Essere rivoluzionari , oggi, significa agitare tutti quei possibili fili per una vera liberazione dell’ uomo.

Significa agitare una sorta di evoluzione progressiva ed irreversibile verso la significazione di un riappacificato villaggio globale. Rivoluzione, oggi, vuol dire sconfiggere la selvatichezza politica, scongiurare l’ imbroglio, condannare le mafie e i poteri di stampo mafioso, servire la politica con mani pulite, adoprarsi per il possibile praticabile, conquistare primati, presidiare alle problematiche dei giovani e del lavoro, risolvere la disoccupazione, servire gli altri come se stesso, prodigarsi per una Rivoluzione Culturale Autonoma permanente… Segnali questi che sembrano profilarsi e pervenirci con forza dalle intenzioni del glorioso popolo di Napoli, paziente, instancabile e luminoso sempre di convincenti esempi per tutti gli altri popoli . Difatti è’ Napoli che vede l’ unico movimento artistico- culturale ESASPERATISMO, lungimirante nel reclamare l’ urgenza di arginare il declino del mondo. E’ Napoli che si elesse ad ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI. E’ sempre Napoli che si propone Sede Naturale del Rivolgimento politico Nazionale. Senza Napoli cosa sarebbe la Rivoluzione oggi ?

La Rivoluzione è la pace, il comunicativo, la libera circolazione di idee, la utile creatività nella piena autonomia del proprio territorio, della propria ragione etnolinguistica ! la libertà dei propri usi e consumi civici ! è la semplicità, l’ umiltà, il rispetto delle individuazioni politiche altrui ! è l’ unità nella diversità. Essa non può che rappresentare uomini e donne impegnati nell’ associazionismo, nei movimenti, nei comitati operai. Non è altro che schietta e genuina sfida all’ inganno di un PD antidemocratico non più di sinistra ! . La Rivoluzione Autonoma Culturale Permanente condanna la diaspora, la presunzione, l’ egocentrismo, il soggettivismo ! rivendica l’ Umanistica, le Arti, la Cultura, la Cristianità, la Musica .

La Rivoluzione è la spiritualità delle coscienze critiche, è il riagganciarsi alla vera speranza di uomini e donne ad una possibile risoluzione di vita ! La Rivoluzione è pazienza, coraggio, è la tenacia nel rincorrere il vivente ! è il respiro instancabile del vitale utile ! è la luce possibile ad una umanità disumanata ! Il vivente non ha il tempo di vivere ! non vi sono più verità definite in una velocità di mutazioni imprendibili ! l’accelerazione mai vista prima, che l’ innovazione tecnologica ha impresso alle nostre vite, ha frantumato e frantuma qualsiasi, se pur minima, possibilità umanistica ! La Rivoluzione sconfigge il patire soggettivo all’ indifferenza di una comunità mediocre che ancora esprime lo stallo di un orizzonte metafisico classico ! sostanzialmente è contro la paticità e l’ indifferenza, non è comunità e solitudine ! Indica la via d’ uscita nell’ esercitare il pensiero a non lasciarsi annichilire ! La Rivoluzione impone, per dirla con Renato Guttuso,”l’ abbandono delle vecchie sanguinanti strade della terra” !

Il consigliere soft Stani Verde Denuncia e medita il da farsi in via G. Mazzella ..lungomare Citara prima di una possibile ed imminente sciagura?

Stani Verde come un piccolo Salvini foriano sta cercando anche lui un capro espiatorio  Colmando in tal modo le sue di inadempienze non denunciando ciò che non é visibile a’occhio nudo all’ignaro e distratto saraceno .. Tra le tante cose su cui il mancato sindaco avrebbe dovuto concentrarsi e denunciare (  quì é ancora in tempo) restano i pessimi lavori eseguiti in Via Giovanni. Mazzella . Le piramidi del lungomare Citara ,(lungomare che da decenni non trova pace e stabilità),non poco preoccupano i residenti della zona. Autisti con automezzi pesanti che quotidianamente percorrono il lungomare tirano fiato dopo averlo attraversato.Dato e  appurato da qualche esperto sub rilevamenti   cavernosi di enormi dimensioni.Le stesse caverne si sono estese sotto strada sovrastante della litoranea..Non poca ansia é soppraggiunta ai passanti dopo la spiacevole e documentata notizia.. I muri perimetrali di sostegno che qualche tecnico già mesi fa ha denunciato attraverso qualche blog locale estremamente pericolosi .Inadeguati alle france  esposte a marosi alti quasi due metri che ne avvertano l’aggressività.E Le cui onde infrangendosi direttamente verso l’alto senza supporto di solide scogliere possono determinarne serie conseguenze  con  lungo andare.Si esige un supporto comunitario che soggiorna sul territorio foriano. Gli ex che comunque oggi a ragione e a maggioranza fanno parte della Comunità Europea tranne spuri senegalesi che quotidianamente osserviamo al mercato sono tranquilli. Gentili.E talvolta si rendono anche utili alle necessità di qualche claudicante vecchietto.Una opposizione soft che ora si avvale anche dei migranti x far sentire la sua voce. E di facciata quella del Verde speranza foriana!. L’audace , il temerario sorridente osando sfidare il Davide riproposto alla guida del popolo saraceno, ora cavalca anche lui la tigre migranti per non essere al di meno e al di sotto del leghista xenofabo. Il Verde potrebbe trasformare il veleno in medicina segnalando all’amministrazione Del Deo la gravità del lungomare Citara. Coinvolgendo nell’opera faraonica molti comunitari e senegalesi che a suo dire” bivacchiano” e infastidiscono nei locali dell’infranto Mercatino-mercataccio foriano. Prenderebbe due piccioni con una fava: prevenzione e incolumità pubblica con la denuncia dell’imminente catastrofe Via G. Mazzella. E  andrebbe a osstegno lavorativo dei nostri ospiti stranieri.Per Noi il lungomare andrebbe chiuso.Evacuato.E lo urla chi come Noi avrebbe disagio fortissimo possedendo immobili in quella zona.Così é…se vi pare! lucia manna

UNA RIFLESSIONE SUL ’68 E SULLO ‘SPIRITO DEL CAPITALISMO’

Ieri riflettevo su uno dei passaggi cruciali nella storia contemporanea, ovvero sugli esiti paradossali della quasi-rivoluzione del ’68.

Come recenti analisi (la più nota è quella di Boltanski & Chiapello) hanno mostrato, il ’68 ha giocato un ruolo paradossale nel facilitare sul piano ideologico la svolta neoliberista.

Nel progetto quasi-rivoluzionario del ’68 hanno operato in modo inizialmente indistinto istanze emancipative rivolte da un lato contro il residuo autoritarismo della cultura borghese del secondo dopoguerra, e dall’altro contro l’organizzazione del lavoro capitalista e l’ingiustizia sociale. 
La prima direzione di protesta si incarnò in forme di contestazione all’autorità scolastica e legale, alla struttura famigliare, allo Stato. La seconda si indirizzò contro il taylorismo e il governo del denaro.

Il capitale e i suoi ideologi sono riusciti ad utilizzare magistralmente la prima istanza contro la seconda. 
Le istanze di emancipazione individuale vennero infatti giocate in chiave individualista e ‘anarchica’, mettendo sotto pressione le strutture istituzionali protettive (stato, sindacato, famiglia), e creando la perfetta arena per un’organizzazione capitalista meno chiaramente gerarchica, più fluida, flessibile, reticolare, esternalizzata, dove non c’era più nemmeno qualcuno contro chi protestare.

Quest’operazione consentiva alla prima componente della protesta, quella compatibile con l’approccio liberale, di occupare l’intero spazio rivendicativo, riducendo ai minimi termini la capacità di fare fronte comune contro l’ingiustizia sociale e la plutocrazia. Questo è ciò che è plasticamente testimoniato dall’oblio in cui sono caduti i diritti sociali (artt. 22-27 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo), facendo coincidere nel discorso comune diritti umani e diritti individuali.

Ciò che è interessante osservare è come la protesta di natura emancipativa rivolta verso le ‘istituzioni borghesi’ (famiglia e Stato innanzitutto) abbia sofferto di una drammatica povertà di analisi, concependo famiglia e Stato come entità in qualche modo intrinsecamente connesse con la borghesia, e dunque con il capitalismo, laddove, ovviamente si trattava di ordinamenti millenari che semplicemente il capitalismo aveva, in parte, colonizzato.

Si pensi alla contestazione virulenta, e non immotivata, all’ipocrisia come tratto manifesto della famiglia borghese. In effetti l’ipocrisia è uno degli effetti collaterali più evidenti, già nell’800, della colonizzazione dell’ordine famigliare da parte del capitalismo. Le ragioni sono evidenti: da un lato la realtà sociale che si stava imponendo sempre più chiaramente era una realtà dove a contare erano solo il peso economico e i relativi margini di profitto, dall’altro ci si continuava a rifare, necessariamente, ai valori dei precedenti ordinamenti sociali (onore, lealtà, cultura, educazione, ecc.). Infatti una società dove la brutale realtà del potere economico fosse venuta alla luce senza veli sarebbe stata ingiustificabile, incomprensibile e ingestibile per chi vi viveva. I valori elaborati nei secoli e millenni precedenti vennero perciò invasi dal meccanismo sociale capitalistico, che, come un parassita, nutrendosi di essi, li consumava. 
Questa è la tara ereditaria chiamata ‘ipocrisia borghese’ che troviamo tratteggiata in infiniti romanzi ottocenteschi (si pensi agli agghiaccianti dialoghi dei romanzi di Jane Austen, dove donne e uomini vengono letteralmente pesati a colpi di sterline per consentirne o meno l’accoppiamento, ma poi questa brutale sostanza è intessuta di un meraviglioso e delicatissimo discorso tutto incentrato su altre, più o meno effimere, virtù).

Il ’68 non riesce a discernere tra la famiglia in sé e i meccanismi dissimulativi della famiglia nell’epoca del dominio del capitale. Di conseguenza attacca la famiglia in quanto tale, ritenendo di fare un’opera rivoluzionaria e progressiva, mentre di fatto sega il più fondamentale dei rami su cui ciascun individuo poggia. L’esito di questo attacco è un definitivo indebolimento dell’ordine famigliare, che, con tutti i suoi limiti, anche nella sua incarnazione borghese aveva rappresentato un argine e una base di formazione umana secondo istanze differenti dalla mera ricerca del profitto. Tutto ciò che appartiene all’ordine famigliare e alla sua normatività viene mortalmente screditato, lasciando dietro di sé non una società di persone più libere ed autonome, bensì le macerie di una società di individui sempre più fragili e ricattabili.

Simili considerazioni possono essere svolte nei confronti dello Stato (o della Patria), che sono stati anch’essi colonizzati dal capitale e soffrono perciò anch’essi di una discrasia tra gli ideali ufficialmente promossi e la realtà crudamente economicistica che sottende i rapporti di potere. Anche qui il ’68 si è mosso buttando il bambino con l’acqua sporca: ha ritenuto di liberarsi dell’ingiustizia capitalistica liberandosi dell’autorità dello Stato, dove però abitavano ancora, per quanto dissimulate e compromesse, istanze di contenimento e correzione del dominio capitalista. L’esito è stato, naturalmente, quello di spianare la strada ad un’imposizione unilaterale di tempi e forme di vita da parte dei meccanismi di autoriproduzione del capitale, paradossalmente nel nome di una maggiore libertà individuale.

Molte lezioni si possono trarre da questo passaggio storico, ma la più importante per guidare l’azione politica odierna è ricordare come il capitale non sia una cosa, bensì una LOGICA (io la nominavo in un vecchio lavoro come ‘Spirito del denaro’), una logica che può incarnarsi in molte forme diverse. Oggi essa si incarna in certe persone (Draghi, Lagarde, ecc.) e certe istituzioni (WTO, FMI, UE, ecc.), ma non è l’abbattimento di tali incarnazioni ciò su cui dobbiamo concentrare l’attenzione, bensì sulla logica che le muove. 
Può darsi, naturalmente, che tale logica non sia più separabile di fatto dalle istituzioni in questione, che diventano perciò a tutti gli effetti pratici istituzioni nemiche, senza alternative. 
Tuttavia il punto di principio resta e va tenuto fermo, perché il capitalismo non è nessuna delle sue incarnazioni storiche, ma è la logica della pratica monetaria. Esso, come certi alieni della fantascienza, può trasferirsi di ospite e assumerne le sembianze, e dunque è solo la sua logica, i suoi meccanismi, ad essere inemendabili e a dover essere identificati, abbattuti, superati.

(cit.)

l 68 di tony monti