NAPOLI, LA CITTÀ CHE RIVENDICA IL SUO DESTINO. AUTONOMIA.
Siamo di fronte ad un’occasione storica per la nostra causa.
Ieri sera, ne abbiamo parlato rialziamo la testa.
Nelle parole e nel confronto con Luigi De Magistris non c’era soltanto un confronto politico: c’era storia, c’era memoria, c’era la voce antica di un popolo che pretende di tornare padrone del proprio destino.
Perché Napoli non è una città qualunque.
Napoli è figlia della Magno-Grecia, erede di un pensiero che ha plasmato il Mediterraneo, erudito imperi, formato l’Europa molto prima che l’Europa esistesse.
Noi siamo l’Oriente nel blocco occidentalista, il Sud di quello che i popoli del mondo avvertono come nord.
Siamo tremila anni di civiltà sedimentati nelle vene di un popolo che non dimentica. E non dimenticherà.
E proprio quella eredità ci impone oggi una domanda:
come può Napoli continuare a vivere senza essere sovrana di sé stessa?
È arrivato il tempo, finalmente, che la città e la sua area metropolitana si riprendano ciò che appartiene loro per diritto di storia e di sangue:
– la gestione dei porti e del mare che ci ha resi grandi;
– il governo di un popolo che parla al mondo;
– la cura del nostro corpo sociale, la sanità;
– la tutela del nostro patrimonio artistico, unico al mondo;
– il potere di decidere chi siamo e chi vogliamo diventare. Non ci faremo più raccontare, ci racconteremo noi.
Solo così Napoli potrà tornare a generare visione, a produrre pensiero, a parlare al mondo con la propria voce e non con quella che altri la impongono.
Ieri si è posta una pietra fondativa, per la causa identitaria, una di quelle pietre che restano nella storia di un movimento di opinione che ha costruito un revisionismo storico, che ha entusiasmato nelle piazze il popolo contro le ingiustizie, che ha fatto riscoprire l’orgoglio perduto ad una città.
Perché per la prima volta il sentimento meridionalista e l’identitarismo napolitano non sono più soltanto emozione, contro storia, non sono più soltanto nostalgia o rivendicazione: diventano e possono diventare forza politica, possibilità reale, Speranza per il futuro, opportunità per la nostra causa. Chi non coglie questo passaggio o non è mai stato dei nostri o è un disertore.
E la gente lo ha sentito.
Le telefonate, i messaggi arrivati subito dopo, l’entusiasmo che si è acceso come una fiamma antica lo dimostrano.
Tra quelle voci, una mi ha trafitto il cuore: quella di Nunzia, Nunziatina d’’o vascio, che in diretta commentava la nostra discussione.
In quella voce non c’era solo una signora che dal cuore dei Quartieri Spagnoli si entusiasmava:
c’era Napoli stessa, il suo ventre, il suo dolore, la sua fame di giustizia, dignità e verità.
Per troppo tempo i napoletani sono stati traditi, disamorati, delusi, interpreti senza visione, senza purezza, senza coraggio, hanno ridotto Napoli in una colonia interna, schiacciata, umiliata. Oggi i tempi sono maturi per un ritorno all’antico splendore? Io lo credo. Certo è un cammino, un possibile inizio ma io credo che la causa di Napoli, di una ritrovata sovranità, può finalmente avere una evoluzione consistente.
Napoli è un popolo, non possiamo più seguire: è un popolo che deve guidare il suo futuro.
È una civiltà che attende da più di un secolo e mezzo il momento giusto per tornare a essere ciò che è sempre stata:
una potenza culturale, politica e spirituale del Mediterraneo.
Quello spirito si è risvegliato.
E quando Napoli si risveglia,
la storia cambia direzione, la storia siamo noi.di gigig lista
