Osservazioni:Un giro per il mondo crudele

Non so proprio cosa dire oggi. Siamo governati da mostri violenti.
Gli Stati Uniti si stanno preparando per la guerra con l’Iran.
Stanno per dare il colpo di grazia a Cuba.
L’ultima serie di email di Epstein è davvero spaventosa.
Negli Stati Uniti ci sono proteste ovunque perché l’ICE continua a uccidere persone.
Israele continua a massacrare civili a Gaza mentre l’Australia si prepara ad accogliere il suo presidente per una visita prolungata.
Reuters ha confermato che i funzionari di Biden hanno attivamente ostacolato la diffusione dei rapporti interni dell’USAID secondo cui Gaza sarebbe stata trasformata in un inferno da incubo all’inizio del 2024.
C’è tanta crudeltà. Tanti abusi.
Verrebbe da pensare che tutte queste prove del fatto che siamo governati da psicopatici squilibrati ci renderebbero solidali contro di loro, ma non è così. La popolazione è più che mai divisa tra sé stessa, con rabbia e amarezza.
Il dibattito politico è diventato più aspro che mai, con i sostenitori di Trump che prendono le difese dell’attuale capo abusivo e difendono con tutte le loro forze lo status quo bellicista e tirannico. Discutere di politica sui social media sembra come entrare in un forno emotivo in questi giorni.
Sono stati bravissimi a dividerci e a conquistarci. È davvero incredibile quanto siano bravi in questo. Sarebbe impressionante se non fosse così malvagio e distruttivo.
Ultimamente non mi sento in sintonia con lo spirito del tempo. Di solito mi sento come se stessi cavalcando l’onda della coscienza dissidente.
Non ho davvero altro da aggiungere al momento. Cerco di scrivere qualcosa ogni giorno, ma oggi tutto quello che ho da dire è un debole “C’è tanta crudeltà, e fa male”.
di raffaele decrescenzo esponente del movimento” Forio é Tua”

A margine della chiusura del centro sociale di Askatasuna.

Un angelo tutt’altro che custode!
La vergognosa aggressione alle forze di polizia, avvenuta ieri da parte di delinquenti infiltrati nella manifestazione contro la chiusura del centro sociale Askatasuna, mette a nudo il fallimento di questo governo in materia di sicurezza.
Uno Stato che non riesce a proteggere i propri uomini, colpiti vilmente e ai quali va la solidarietà di tutto il Paese, come può pensare di tutelare i cittadini o rivendicare meriti su un terreno in cui ha evidentemente fallito?
Giorgia Meloni avrebbe fatto bene a chiedere scusa. Invece di limitarsi ad annunciare l’introduzione di nuovi reati, avrebbe dovuto convocare un Consiglio dei ministri, ammettere gli errori e spiegare al Paese perché e come si arriva a episodi di questo tipo.
Non ci si può accontentare di un tardivo e rituale atto d’accusa contro i “soliti” facinorosi. Il problema è più profondo: riguarda le strategie adottate e, soprattutto, la carenza di risorse, anche tecnologiche.
Hanno fallito su tutta la linea.
La sicurezza non si garantisce né con la negazione delle libertà né con la sola repressione: servirebbe ben altro. E questo governo ha dimostrato di non esserne capace.di vito iacono laederr del movimento ischitano:”Forio é Tua”

Forza Napoli. Sempre di gigi lista

Abbiamo chiamato alleati quelli che erano, sono e resteranno conquistatori.
Per decenni.
Abbiamo ceduto sovranità chiamandola sicurezza, dipendenza chiamandola alleanza. Abbiamo speso miliardi per armi che non controlliamo, sistemi che possono essere spenti da remoto, simboli perfetti di una libertà concessa in prestito. Abbiamo accettato testate nucleari sul nostro territorio non per difenderci, ma come minaccia permanente contro noi stessi. L’Europa è diventata il campo di battaglia preventivo di guerre decise altrove.
Per anni si è combattuta una guerra civile a bassa intensità: terrorismo, stragi, apparati deviati, criminalità usata come leva politica, destabilizzazione sistematica. Una scia di sangue che attraversa il continente e che nessuno ha mai davvero voluto chiudere. Oggi, dopo essere stati usati come mercato, avamposto militare e riserva strategica, non serviamo più.
Si parla di accordi sopra le nostre teste, di spartizioni future, mentre all’Europa resta il ruolo di teatro di guerra o di colonia economica. Le prime due guerre mondiali si sono combattute qui, col nostro sangue e mai per i nostri interessi. Oggi ci viene chiesto di accettare la terza ipotesi come fosse destino. Intanto i popoli europei sono prigionieri di una delle peggiori classi dirigenti della storia: burocrati e tecnocrati senza spina dorsale, ieri convertiti al dogma green imposto dall’alto, oggi alla riconversione militare, sempre pronti a obbedire, mai a decidere.
Le umiliazioni si accumulano. Si sostengono strategie che distruggono gli interessi vitali europei, si accetta la fine dell’autonomia energetica, industriale e politica come se fosse un sacrificio inevitabile. L’Europa non decide più nulla, nemmeno per sé stessa. Ha bruciato ogni via di fuga pur di prostrarsi prima a un’amministrazione e poi all’altra, rinunciando al dialogo, alla mediazione, alla propria funzione storica.
L’Ucraina non è un’eccezione: è un laboratorio.
Ciò che è stato fatto lì può essere rifatto qui.
In natura il vuoto non esiste. La debolezza europea attira predatori. Stati Uniti, Russia, Cina, Turchia, potenze emergenti e regionali: tutti osservano un continente ricco, diviso, senza volontà politica. Le élite verranno assorbite da un potere o dall’altro. I popoli resteranno. E saranno messi gli uni contro gli altri. Balcanizzazione, conflitti interni, caos sociale, violenza diffusa. Ancora una volta l’Europa ridotta a riserva di carne per le ambizioni altrui. Cinquecento milioni di esseri umani trattati come materiale sacrificabile per un nuovo ordine mondiale che promette il futuro ma replica il passato.
Ed è per questo che non possiamo più delegare.
Dobbiamo caricarci, ognuno di noi, sulle spalle le questioni identitarie e popolari. Non per nostalgia, ma per necessità storica. Per costruire una visione multipolare, in cui al centro del potere non siedano oligopoli finanziari e apparati tecnocratici, ma capi politici che rispondano realmente ai popoli che rappresentano.
Dobbiamo tornare a trarre dalla nostra cultura i rudimenti per stare in piedi, per orientarci, per pensare. Serve un’Idea, forte e nostra, capace di strapparci al destino di periferia del mondo e indicare una strada maestra. I modelli capitalistici anglosionista, fondati sull’astrazione finanziaria e su oligarchie che somigliano a feudi, non ci appartengono. Non parlano la nostra lingua, non riconoscono la nostra civiltà.
Noi dobbiamo rifondare partendo dai popoli e dalle culture, costruendo un potere basato sul diritto, in cui la sovranità politica torni a prevalere sul dominio economicistico e sulla tirannia della regola impersonale. Significa finalmente seguire noi stessi: il diritto romano, il pensiero greco, la misura mediterranea, l’idea che l’economia sia strumento e non destino.
Vuol dire rivedere il ruolo della banca, spezzare la società dello strozzinaggio, smascherare l’idolo della moneta elevato a valore assoluto. Vuol dire tornare a una società in cui economia e burocrazia servano l’umanità, e non l’umanità piegata a servirle.
Ebbene, da Napoli, con questi principi e questi valori, possiamo ripartire.
Non come folklore, non come vittimismo, ma come visione ideale e politica del mondo.
A difesa della nostra cultura comune contro l’avanzata materialista di un nuovo ordine mondiale che, nel volto, assomiglia sempre più a quello vecchio.
Questo è perché, scendiamo in campo.
Questa è la responsabilità che ci siamo caricati.
Questa è la nostra battaglia, questa è l’opportunità storica.
Forza Napoli. Sempre.

TRUMP VUOLE CHE IL VENEZUELA ROMPA I CONTRATTI STILATI CON RUSSIA E CINA

Sembra che Maduro resterà ostaggio di Trump finché non viene accettato dalla sua vice Rodríguez che subentrino le compagnie statunitensi alle concessioni per l’estrazione di petrolio fatte a Russia e Cina.
Intanto vengono sequestrate le petroliere russe che trasportano il petrolio venezuelano, ma a quest’operazione statunitense e al diktat di Trump alla Rodríguez, sia Putin che Xi non sembrano voler dare una risposta che acceleri un inasprimento del conflitto. Di altro parere potrebbe essere il ministro degli esteri russo Lavrov, il quale, forse di sua iniziativa, ha comunicato alla Rodríguez la volontà della Russia di appoggiare una politica di resistenza all’ingerenza americana. Tutto ciò dà corpo alle voci di un contrasto sotterraneo tra il Ministero degli Esteri e il Cremlino sulle trattative condotte da Putin riguardo all’Ucraina di.salvatore penzone

Autonomia napoletana. Gigi Lista con l’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris con l’incontro fondativo del sei gennaio invitano la cittadinanza al prossimo incontro del 15 gennaio: Chiesetta Stella Maris al centro storico

 

Da poco è terminato l’incontro ed il confronto.
È stato fatto l’incontro fondativo.
Autonomia Napolitana è realtà.
C’è una bozza di manifesto ideale su cui stiamo lavorando.
Sta nascendo una struttura organizzata, seria, radicata.
Si delineano già con chiarezza vocazioni, ruoli, responsabilità, l’ossatura di un movimento che non nasce per testimoniare, ma per durare.
Non slogan, ma visione.
Non improvvisazione, ma metodo.
Non personalismi, ma identità.
Il prossimo passo sarà un momento politico importante:

👉 15 gennaio
📍 Chiesetta della Stella Maris, di fronte alla Locanda
📍 Piazzetta del Grande Archivio n. 8 – Centro storico di Napoli.
Un incontro pubblico con Lui
gi De Magistris,
per confrontarci sul presente, sul futuro di Napoli,
sul bisogno di una forza autonoma, meridionalista, popolare, antisistema,
che parli la lingua della nostra terra senza chiedere permesso.
Autonomia Napolitana cammina.
Chi sente questa strada, lo capirà.
Forza Napoli.
Sempre.gig lista

La resilenza

Non mi è mai piaciuta la parola resilienza! Prelevare dalla fisica un termine (resilienza) impiegato per indicare la capacità di un materiale di resistere agli urti senza spezzarsi, significa trattare l’uomo alla stregua di un oggetto. Significa trascurare il fatto che l’uomo non è una cosa. Perché in lui si agitano passioni, emozioni, sentimenti, angosce, dolori, fantasie in quel gioco vertiginoso e incerto che è la vita!
Ecco, io vorrei sapere se i resilienti sono anche capaci di comprendere chi non c’è la fa, e quindi di assisterli, confortarli, aiutarli. Se conoscono, oltre alla resilienza, anche l’accudimento, il soccorso, la cura. Perché solo chi conosce la propria debolezza è in grado di comprendere la debolezza altrui. Solo chi è caduto può sostenere chi sta cadendo. E sa soccorrere con parole che non siano di generico incoraggiamento, ma di autentica partecipazione, quella che i greci chiamavano compassione, nell’accezione non di compatire ma di partecipare a quel «patire» comune di cui nessuno può dirsi immune.
Di partecipazione abbiamo bisogno. Di socialità e non di orgoglio individuale ostentato da chi ce l’ha sempre fatta. Mettere in comune le sconfitte mi pare molto più interessante che resistere o vincere a tutti i costi. Confucio una volta disse: Un uomo è grande non perché non ha fallito. O perché si è rialzato. Ma perché da quel fallimento ha imparato che quella che ora vedi come una debolezza, un giorno diventerà la forza di qualcun altro. Perché la vera forza non è sorpassare chi ti sta davanti, ma tendere la mano verso chi ti cammina dietro.
Ti interessa questo post? di Raffaele De Crescenzo

 

Amargine dell’arresto di Mohammmad Hannoun

LIBERTA’ PER MOHAMMAD HANNOUN!
Il governo italiano al servizio dello stato sionista.
L’arresto di Mohammad Hannoun, Presidente dell’Associazione dei Palestinesi d’Italia, e di altri otto attivisti palestinesi, è un fatto gravissimo che denunciamo con forza.
Il governo italiano, ed in particolare il ministero degli Interni, si fanno una volta di più esecutori solerti del regime genocida di Netanyahu .
L’imputazione rivolta contro Hannoun è quella di aver diretto l’organizzazione di Hamas nel nostro paese: in particolare di aver promosso la raccolta di fondi a sostegno di organizzazioni umanitarie e di assistenza“ a questa collegate”, e per questo considerate associazioni “illegali” dallo Stato d’Israele. Dunque lo Stato italiano assume come proprio codice legale il codice di uno Stato coloniale. Uno Stato che come è noto considera “terroristiche”o complici del terrorismo, pertanto “illegali”, non solo le organizzazioni della resistenza ma tutte le associazioni e attività legate al sostegno alla popolazione palestinese, sia a Gaza che in Cisgiordania.
Una ipocrisia rivoltante. Tutti sanno che la popolazione di Gaza, martoriata da due anni di bombardamenti genocidi, dalla fame, dalla distruzione di ogni forma di vita civile, è amministrata da Hamas. Qualsiasi forma di sostegno alla popolazione civile di Gaza passa per ciò che resta delle sue strutture amministrative. Con questa ragione il governo genocida di Netanyahu ha sistematicamente boicottato ogni forma di assistenza umanitaria, sanitaria, alimentare alla popolazione che bombardava: “ogni aiuto va ad Hamas, quindi nessun aiuto” è stato ed è il codice sionista. Il governo italiano ha semplicemente fatto propria questa logica criminale di Israele.
In ogni caso non riconosciamo alcuna legittimità ad accuse di “terrorismo” provenienti dallo Stato d’Israele, sia quando dirette contro organizzazioni della resistenza palestinese ( Hamas inclusa), sia a maggior ragione quando dirette contro forme di sostegno alla popolazione civile della Palestina. Il terrorismo è quello dello Stato coloniale sionista, col suo carico sanguinoso di barbarie agli occhi del mondo intero; non quello di chi resiste, di chi lo contrasta, di chi assiste una popolazione martortiata.
Non sosteniamo politicamente Hamas e il suo progetto. Ma difendiamo incondizionatamente ogni organizzazione della resistenza palestinese, ed ogni forma di sostegno alla popolazione palestinese, dalla repressione dello Stato sionista, e del governo italiano che se ne fa esecutore. Non saremo mai equidistanti tra oppressi ed oppressori.
Giu’ le mani da Mohammad Hannoun e dai palestinesi arrestati!
Per la più ampia mobilitazione unitaria del movimento Pro Palestina, e di tutte le organizzazioni del movimento operaio, a favore dell’immediata liberazione degli arrestati!
Partito Comunista dei Lavoratori

Il cratere del vulcano Funnulillo non va chiuso.Togliamo a una pentola a pressione la sua valvola di sicurezza?

 Il futuro del cratere vulcanico Funnulillo, nel cuore del Bosco della Maddalena, accende il dibattito a Ischia. L’amministrazione comunale  di Ischia porto ha infatti deciso di smaltire all’interno del cratere i fanghi dell’alluvione del 26 novembre 2022, con l’obiettivo di trasformare l’area in un parcheggio. Una scelta che ha suscitato indignazione e preoccupazione tra cittadini e ambientalisti. Ci opponiamo con fermezza a questo scempio Il Funnulillo, formatosi come cratere parassitario del Rotaro, custodisce ancora oggi fenomeni idrotermali: a due chilometri e mezzo di profondità è presente il magma, e i gas caldi che risalgono in superficie generano emissioni di vapore. Distruggere questo patrimonio per farne una discarica significherebbe cancellare un pezzo unico della storia naturale dell’isola, privando le future generazioni di un’eredità preziosa”. La denuncia ha trovato eco anche sui social, dove molti cittadini esprimono rabbia e sconcerto di fronte di fronte all’ipotesi di “un nuovo scempio ambientale” dopo quello legato al passato alla costruzione della caserma forestale. Il tema si intreccia con le polemiche sulle demolizioni delle case abusive :mentre si abbattono abitazioni popolari,sostengono in tanti, le grandi speculazioni edilizie continuano a restare intoccabili.Il caso del cratere Funnnulillo nsi pone così al centro di una questione più ampia :la tutela del patrimonio naturale paesaggistico dell’isola d’Ischia, spesso sacrificato a favore di logiche emergenziali o interessi edilizi. di Raffaele De Crescenzo esponente del movimento ” Forio é Tua”

 

A margine della maratona in Iran delle donne iraniane .Più di 2000 donne partecipanti che hanno sfilato senza il velo.” siamo in tante non potete fermarci.”

 

Dopo la rivoluzione islamica del 1979, che sembrava porre fine alla dittatura dello Scià, la sharia al contrario si intensifica. Periodi di repressioni vanno avanti fino a oggi con movimenti fondamentalisti che cercano una applicazione integrale della costrizione del velo come i talebani. I talebani o l’Iran stessa ,si scontrano con movimenti che vedono la Sharia compatibile con i diritti umani.
Una delle prime donne magistrato ,Shirin Ebadi non le fu permesso già negli anni 90 di continuare la Sua carriera da giudice per la Sua lotta affinché venissero applicati i diritti umani. E che la Sharia fosse abolita. Solo nel 1992  Le fu permesso , dopo aver pagato un prezzo altissimo , tra prigione ed esilio di esercitare la professione di avvocato. E se questi giorni vediamo 2000
donne protestare senza il velo lo dobbiamo alla coraggiosa pioniera SCHIRIN Ebaudi : precursore dei diritti umani. Ebaudi fu insignita a premio Nobel per la pace ed era convita che:” all’interno dell’Islam si potessero armonizzare e coesistere fede -democrazia- diritti umani. Il premio Nobel ha sempre dichiarato :” che sono i dittatori , non l’Islam a violare i diritti umani. “Tra l’altro afferma che ;” come qualsiasi altra religione l’Islam può avere varie interpetrazioni come in Occidente:
una chiesa accetta l’aborto, l’altra no. Una  accetta matrimonio gay, l’altra no. E sono tutte cristiane.”Il tempo é maturo per un altra rivoluzione. E la sharia sarà un lontano ricordo di lucia manna

 

A margine della maratona in Iran delle donne iraniane .Più di 2000 donne partecipanti che hanno sfilato senza il velo.” siamo in tante non potete fermarci.”

Dopo la rivoluzione islamica del 1979, che sembrava porre fine alla dittatura dello Scià, la scharia al contrario si idensifica.Periodi di repressioni vanno avanti fino a oggi con movimenti fondamentalistiche cercano una applicazione integrale della costrizione del velo come i talebani. I talebani o l’Iran stessa si scontrano con movimenti che vedono la Scharia compat5ibile con i diritti umani.
Una delle prime donnne magistrato ,Shirin Ebadi non le fù permessso già negli anni 90 di continuare la Sua carriera da giudice per la Sua lottta affinché venissero applicati i diritti umani e che la Scharia fosse abolita.Solo nel 1992 a Le fù permesso , dopo aver pagato un prezzo altissimo , tra prigione ed esilio di esrecitare la professione di avvocato. E se questi giorni vediamo 2000
donne protestare senza il velo lo dobbiamo alla coraggiosa pioniera SCHIRIN Ebaudi: precursore dei diritti umani. Ebaudi fu insignita a premio Nobel per la pace ed era convita che:” all’interno dell’Islam si potessero armonizzare e coesistere fede -democrazia- diritti umani. Il premio nobel ha sempre dichiarato :” che sono i dittatori , non l’Islam a violare i diritti umani. “Tra l’altro afferma che ;” come qualsiasi altra religione l’Islam può avere varie interpretrazioni come in Occidente:
una chiesa accetta l’aborto, l’altra no. Una  accetta matrimonio gay, l’altra no. E sono tutte cristiane.”Il tempo é matura per un altra rivoluzione. E la sharia sarà un lontano ricordo di lucia manna

 

La critica sana come uno dei piu’alti principi di una vera democrazia

Ormai si vive in una società basata sui complimenti i like e i cuoricini se questo è il consenso?
Mi colpisce sempre più un fenomeno preoccupante:
si pretende che la critica sia bandita.

Una critica sana, costruttiva, fatta con ragionamento e rispetto, viene subito liquidata come inutile o addirittura scomoda o come semplice polemica.
E intanto, chi pensa di poter dire tutto e in qualsiasi modo “perché ha ragione”, spesso sostituisce il dialogo con l’insulto.

Io credo invece che la critica sia uno dei principi più alti della democrazia.
È stato così sin dalla filosofia greca: Socrate, Platone e Aristotele posero alla base del pensiero la capacità di interrogare, mettere in dubbio e discutere in dialogo ragionato con l’altro, per cercare la verità attraverso il confronto, non la semplice vittoria retorica.

La critica è ciò che permette di pensare oltre le apparenze, di chiarire concetti, di mettere in discussione le idee superficiali e di crescere insieme.
È un esercizio di ragione, che nasce dal rispetto dell’interlocutore e dalla volontà di comprendere, non di annientare.

Ed è per questo che la scuola dovrebbe coltivare il pensiero critico: quel pensiero capace di portare al dubbio, alla riflessione, alla verifica, che non si accontenta di risposte semplici, ma chiede, indaga, chiede all’altro perché la sua posizione ha senso o no.
Una scuola che forma alla capacità di argomentare e di rispettare chi argomenta, che insegna che criticare non significa offendere, ma contribuire al dialogo: questo è il cuore di una comunità democratica e civile.

Quando la critica viene tolta dal campo, lasciando spazio solo all’insulto o alla sbeffeggiatura, non stiamo difendendo la libertà di parola.
La stiamo svuotando.
E una società in cui non si sa più discutere, ragionare, ascoltare, non è una società forte, ma una società che smette di essere democratica, perché la critica è alla base della democrazia. E nella storia solo i regimi autoritari hanno disprezzato o bandito la critica (esiste solo la voce del padrone).

Difendere la critica significa difendere il pensiero.
La libertà di pensarla in maniera diversa. di Raffaele de Crescenzo esponente del movimento di ” Forio é Tua”