Trump e i suoi piani ballerini gioca con la sua economia in deflaut

di salvatore penzone
Trump ha perso la guerra dei dazi con la Cina e non è riuscito ad imporre quel cessate il fuoco ai russi in Ucraina che voleva far passare come un accordo di pace.
Con una economia vicina al default e senza più un tessuto industriale, per uscire dalla crisi necessita di sfruttare le risorse degli alleati e dei paesi legati alla sua area di influenza. Ma i legami dell’America Latina con Cina e Russia sono un ostacolo non superabile facilmente. Ciò lo possiamo vedere con la questione venezuelana dove il coinvolgimento russo, con la fornitura per la difesa aerea e probabilmente anche di missili che possono danneggiare la flotta che Trump tiene al largo delle coste, ne ha sospeso l’attacco.
Tant’è che con il documento della nuova Strategia di sicurezza nazionale, gli USA propongono una sorta di tregua fatta passare attraverso un accordo basato sulla divisione delle aree di influenza. Quindi Trump sta dicendo a Russia e Cina: noi ci tiriamo fuori da un confronto diretto nelle aree di vostro interesse se voi lasciate a noi le nostre. Intanto però gli Stati Uniti sguinzagliano contro la Russia i loro alleati europei e contro la Cina l’alleato giapponese.
Per questo, Trump finge di volere abbandonare la NATO restandone però al comando e degli europei dice peste e corna. Intanto però dell’Alleanza Atlantica costruisce nuove basi nei paesi a ridosso dei confini con la Russia; porta Blake Rock al tavolo degli accordi con Zelensky svendendo l’Ucraina ai Grandi Fondi di Investimento, e attraverso questi ultimi fa in modo che gli europei finanzino la guerra degli USA alla Russia acquistando armi dall’industria degli armamenti americana.
Ora per sottolineare che il piglio guerrafondaio dell’Europa è tutta farina del suo sacco, Trump dice che si sta distruggendo da sola. In realtà sappiamo bene che la sua distruzione passa attraverso una classe politica corrotta subordinata all’impero statunitense il quale ha tagliato le forniture energetiche russe portandola in una recessione senza via di uscita dato che quello che resta della nostra ricchezza ci sarà sottratto per alimentare la sua guerra. Inoltre sta spingendo la UE e i governi europei a provocando la Cina, uno dei nostri principali partner commerciali.
Ciò nonostante sembra voglia farci di nuovo grandi, tant’è che Joseph Borrell, a proposito del piano americano, “Make Europe Great Again”, ha detto: “il nostro rapporto con gli Stati Uniti è il più importante e restiamo impegnati ad approfondire la nostra partnership con gli Stati Uniti”. Questa dichiarazione di Borrell conferma come la classe politica europea sia tutta piegata alla strategia statunitense.
Ma come Trump vorrebbe farci di nuovo grandi? Semplicemente spostando il focus dal piano della crisi dell’impero e del neoliberismo che ci ha trascinato con sé, al piano del conflitto razziale e dei valori, dando la colpa all’immigrazione, fenomeno non solo espressione dei processi innescati dal sistema coloniale occidentale ma anche costruito ad hoc per destabilizzare e indebolire un’Europa che aveva dimostrato di poter intaccare con l’euro l’egemonia del dollaro.