Trump e i suoi piani ballerini gioca con la sua economia in deflaut

di salvatore penzone
Trump ha perso la guerra dei dazi con la Cina e non è riuscito ad imporre quel cessate il fuoco ai russi in Ucraina che voleva far passare come un accordo di pace.
Con una economia vicina al default e senza più un tessuto industriale, per uscire dalla crisi necessita di sfruttare le risorse degli alleati e dei paesi legati alla sua area di influenza. Ma i legami dell’America Latina con Cina e Russia sono un ostacolo non superabile facilmente. Ciò lo possiamo vedere con la questione venezuelana dove il coinvolgimento russo, con la fornitura per la difesa aerea e probabilmente anche di missili che possono danneggiare la flotta che Trump tiene al largo delle coste, ne ha sospeso l’attacco.
Tant’è che con il documento della nuova Strategia di sicurezza nazionale, gli USA propongono una sorta di tregua fatta passare attraverso un accordo basato sulla divisione delle aree di influenza. Quindi Trump sta dicendo a Russia e Cina: noi ci tiriamo fuori da un confronto diretto nelle aree di vostro interesse se voi lasciate a noi le nostre. Intanto però gli Stati Uniti sguinzagliano contro la Russia i loro alleati europei e contro la Cina l’alleato giapponese.
Per questo, Trump finge di volere abbandonare la NATO restandone però al comando e degli europei dice peste e corna. Intanto però dell’Alleanza Atlantica costruisce nuove basi nei paesi a ridosso dei confini con la Russia; porta Blake Rock al tavolo degli accordi con Zelensky svendendo l’Ucraina ai Grandi Fondi di Investimento, e attraverso questi ultimi fa in modo che gli europei finanzino la guerra degli USA alla Russia acquistando armi dall’industria degli armamenti americana.
Ora per sottolineare che il piglio guerrafondaio dell’Europa è tutta farina del suo sacco, Trump dice che si sta distruggendo da sola. In realtà sappiamo bene che la sua distruzione passa attraverso una classe politica corrotta subordinata all’impero statunitense il quale ha tagliato le forniture energetiche russe portandola in una recessione senza via di uscita dato che quello che resta della nostra ricchezza ci sarà sottratto per alimentare la sua guerra. Inoltre sta spingendo la UE e i governi europei a provocando la Cina, uno dei nostri principali partner commerciali.
Ciò nonostante sembra voglia farci di nuovo grandi, tant’è che Joseph Borrell, a proposito del piano americano, “Make Europe Great Again”, ha detto: “il nostro rapporto con gli Stati Uniti è il più importante e restiamo impegnati ad approfondire la nostra partnership con gli Stati Uniti”. Questa dichiarazione di Borrell conferma come la classe politica europea sia tutta piegata alla strategia statunitense.
Ma come Trump vorrebbe farci di nuovo grandi? Semplicemente spostando il focus dal piano della crisi dell’impero e del neoliberismo che ci ha trascinato con sé, al piano del conflitto razziale e dei valori, dando la colpa all’immigrazione, fenomeno non solo espressione dei processi innescati dal sistema coloniale occidentale ma anche costruito ad hoc per destabilizzare e indebolire un’Europa che aveva dimostrato di poter intaccare con l’euro l’egemonia del dollaro.

Gigi Lista con De Magistris: NAPOLI, LA CITTÀ CHE RIVENDICA IL SUO DESTINO. E Autonomia

NAPOLI, LA CITTÀ CHE RIVENDICA IL SUO DESTINO. AUTONOMIA.
Siamo di fronte ad un’occasione storica per la nostra causa.
Ieri sera, ne abbiamo parlato rialziamo la testa.
Nelle parole e nel confronto con Luigi De Magistris non c’era soltanto un confronto politico: c’era storia, c’era memoria, c’era la voce antica di un popolo che pretende di tornare padrone del proprio destino.
Perché Napoli non è una città qualunque.
Napoli è figlia della Magno-Grecia, erede di un pensiero che ha plasmato il Mediterraneo, erudito imperi, formato l’Europa molto prima che l’Europa esistesse.
Noi siamo l’Oriente nel blocco occidentalista, il Sud di quello che i popoli del mondo avvertono come nord.
Siamo tremila anni di civiltà sedimentati nelle vene di un popolo che non dimentica. E non dimenticherà.
E proprio quella eredità ci impone oggi una domanda:
come può Napoli continuare a vivere senza essere sovrana di sé stessa?
È arrivato il tempo, finalmente, che la città e la sua area metropolitana si riprendano ciò che appartiene loro per diritto di storia e di sangue:
– la gestione dei porti e del mare che ci ha resi grandi;
– il governo di un popolo che parla al mondo;
– la cura del nostro corpo sociale, la sanità;
– la tutela del nostro patrimonio artistico, unico al mondo;
– il potere di decidere chi siamo e chi vogliamo diventare. Non ci faremo più raccontare, ci racconteremo noi.
Solo così Napoli potrà tornare a generare visione, a produrre pensiero, a parlare al mondo con la propria voce e non con quella che altri la impongono.
Ieri si è posta una pietra fondativa, per la causa identitaria, una di quelle pietre che restano nella storia di un movimento di opinione che ha costruito un revisionismo storico, che ha entusiasmato nelle piazze il popolo contro le ingiustizie, che ha fatto riscoprire l’orgoglio perduto ad una città.
Perché per la prima volta il sentimento meridionalista e l’identitarismo napolitano non sono più soltanto emozione, contro storia, non sono più soltanto nostalgia o rivendicazione: diventano e possono diventare forza politica, possibilità reale, Speranza per il futuro, opportunità per la nostra causa. Chi non coglie questo passaggio o non è mai stato dei nostri o è un disertore.
E la gente lo ha sentito.
Le telefonate, i messaggi arrivati subito dopo, l’entusiasmo che si è acceso come una fiamma antica lo dimostrano.
Tra quelle voci, una mi ha trafitto il cuore: quella di Nunzia, Nunziatina d’’o vascio, che in diretta commentava la nostra discussione.
In quella voce non c’era solo una signora che dal cuore dei Quartieri Spagnoli si entusiasmava:
c’era Napoli stessa, il suo ventre, il suo dolore, la sua fame di giustizia, dignità e verità.
Per troppo tempo i napoletani sono stati traditi, disamorati, delusi, interpreti senza visione, senza purezza, senza coraggio, hanno ridotto Napoli in una colonia interna, schiacciata, umiliata. Oggi i tempi sono maturi per un ritorno all’antico splendore? Io lo credo. Certo è un cammino, un possibile inizio ma io credo che la causa di Napoli, di una ritrovata sovranità, può finalmente avere una evoluzione consistente.
Napoli è un popolo, non possiamo più seguire: è un popolo che deve guidare il suo futuro.
È una civiltà che attende da più di un secolo e mezzo il momento giusto per tornare a essere ciò che è sempre stata:
una potenza culturale, politica e spirituale del Mediterraneo.
Quello spirito si è risvegliato.
E quando Napoli si risveglia,
la storia cambia direzione, la storia siamo noi.di gigig lista

 

Il lume nascosto:incontro tra movimenti identitari-sistema a Napoli 29 novembre 2025

“IL LUME NASCOSTO”di Gigi Lista
Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e barba
– I POPOLI CHE TORNANO
Benvenuti a Napoli
Sappiate che chiunque lotta per il proprio popolo contro le élite mondialista, sionista, neoliberista e transumanista, è a casa.
Ci presentiamo, noi siamo gli insorgenti, eredi culturali della Lazzaria napoletana che resistette ai giacobini, preferendo la morte invece di cedere il passo ad una ideologia che voleva appiattire le tradizioni e sottomettere le culture ad una idea stabilita a tavolino da élite culturali.
Siamo eredi valoriali dei briganti, che difesero le montagne appenniniche contro la malaunità, quella malaunità fatta per volontà britannica, per gli interessi sabaudi, mafiosi e massonici, che misero le nostre genti e le nostre terre a ferro e fuoco, combattendo una guerra di quattordici anni, poco o per nulla studiata.
Fu così che diventammo una colonia interna: offesi, derubati, umiliati.
Ci strapparono scuole, storia, dignità ed economia. E per un secolo e mezzo ci hanno raccontato come loro volevano:
furbi, pigri, indisciplinati, lombrosianamente inferiori.
Quel patto tra massonerie, mafie, nobiltà sabauda, banchieri ed elitè, non è mai finito, come non è mai finita la nostra resistenza contro di loro.
Un esempio plastico continua ad essere la cosiddetta “terra dei fuochi”, raccontata anch’essa poco e male. Terra dei Fuochi non è il semplice sversamento di qualche incivile pagato dalla camorra.
Terra dei fuochi racconta qualcosa di ancor più grave e bisogna partire da più su per parlarne: Seveso ed il suo disastro. Sarò breve ma conciso. Non è un film ma ciò che è accaduto la notte del 10 settembre 1983, sul confine di Ventimiglia. Un trasporto speciale pervenuto da Seveso, con quarantuno bidoni di diossina, passa di mano in mano, da un senatore italiano a un trafficante marsigliese, un ex paracadutista. S’intraprende così una caccia in tutta Europa, dov’è finito il carico delle scorie dell’Icmesa di Seveso? E’ da qui che ha origine il traffico dei rifiuti. Dalle navi dei veleni e dal porto di La Spezia si arrivò a eliminare un investigatore integerrimo e scomodo come Natale De Grazia, all’esecuzione della giornalista del TG1, Ilaria Alpi e del suo operatore, Miran Hrovatin, in Somalia (dietro il duplice omicidio, transazioni d’armi e rifiuti tossici), fino a Terra dei Fuochi dove lo stato italiano ha collaborato con le organizzazioni criminali come per tutti gli altri casi, e per stato intendo la P2, Iside 2, servizi segreti cosiddetti “deviati”. Gli apparati che contano e che lo stato italiano lo hanno di fatto creato.
Le nostre battaglie su quei luoghi chiamati “terra dei fuochi” dalla stampa italiana, raccontano il fronte dove il popolo napoletano scese in campo contro questo patto di stato trasformando quella stagione politica in un vero e proprio lustro di guerre civili a bassa intensità. La gente fermava i camion della camorra pieni di rifiuti tossici provenienti dal nord Italia e dal nord Europa, scortati dai carabinieri. Un corto circuito che ancora oggi segna il nostro territorio ma anche il nostro disprezzo verso questo stato che ha voluto insozzare la nostra terra e far ammalare il nostro popolo.
Un ulteriore esempio fu quando durante le forme repressive della gestione dispotica della cosiddetta pandemia, tra coprifuoco, green pass e imposizioni vaccinali, Napoli ed il suo popolo scese per le strade trasformando la città in una bolgia ed ottenendo in modo militante una pax tra popolo ed istituzioni che si traduceva con: “Vincenzo de Lua legifera pure quello che vuoi ma a Napoli facciamo quello che vogliamo noi”.
Per anni ci siamo tenuti in disparte dalla politica, dai movimenti, da molti, troppi discorsi, scendendo in campo solo nei momenti importanti ed emergenziali.
Ma non basta più.
Oggi siamo qui
per trasformare quella memoria in una idea e quelle azioni in una nuova: VISIONE
civile, culturale,vspirituale, politica.
Perché i poteri sovranazionali
– finanziari,
tecnocratici,
sionisti–
temono una sola cosa:
i popoli che ritornano a se stessi, i popoli che si uniscono contro le élite mondialista.
Oggi non è più tempo di divisioni.
Se marceremo insieme,
ognuno con la propria identità ma con la stessa visione anti-sistema, potremmo diventare un movimento di opinione che nasce dalle proprie radici.
IL VELO DI FERRO SULLA TERRA
Viviamo in un’epoca in cui la terra sembra aver perso il respiro.
Un velo di ferro avvolge il mondo:
numeri al posto dei volti,
algoritmi al posto dei sogni,
procedure burocratiche, sperimentazioni,
invece che cure mediche e dibattito scientifico. Da identitari a identità digitale.
Ci dicono che è comodità, progresso, modernizzazione.
Ma non dicono cosa significa davvero:
consegnare la nostra vita, le nostre scelte,
i nostri movimenti
a chi controlla la rete.
Stanno trasformando ogni cittadino in un numero,
ogni volto in un codice,
ogni essere umano in un profilo.
Centralizzano tutto:
dati sanitari, bancari, fiscali,
abitudini, spostamenti, opinioni.
E il messaggio è chiaro:
se non sei dentro, non esisti.
Il problema non è la tecnologia.
Il problema è chi controlla la tecnologia.
L’identità digitale è la porta d’ingresso perfetta
per un mondo dove ogni azione è monitorata,
registrata,
valutata.
Dove chi dissente può essere silenziato con un clic.
Oggi ti bloccano un account.
Domani ti bloccano la vita.
E la cosa più inquietante?
Che ci rendono complici.
Ci dicono che è normale cedere i nostri dati,
che è inevitabile rinunciare alla privacy,
che il controllo è sicurezza.
Ma quando tutto sembra perduto,
quando le tenebre diventano infinite…
Una scintilla si accende e per noi quella scintilla sono i popoli che si mettono in cammino per un salto di ri-evoluzione dove l’equo virtuosismo comunitario passa soprattutto dalla possibilità dell’elevazione individuale. E come pensiamo di contrapporci ad un mondo che ci riduce a topi in gabbia che corrono in una ruota? Quale potrebbe essere un modello alternativo al sistema di vita materialista, capitalista e transumanista?
Noi ad esempio abbiamo visto la luce brillare nell’oscurità.
I bambini autistici, i fragili, gli ipersensibili,
Anime-soglia che vivono tra più mondi,
tra il visibile e l’invisibile,
tra la terra e l’anima.
Nel loro silenzio c’è più verità del nostro rumore.
Nella loro distanza c’è più amore della nostra vicinanza distratta.
Nei loro occhi c’è una nostalgia di cieli che noi abbiamo dimenticato o che forse non abbiamo mai visto.
Questi sono valori che devono ritornare centrali nel dibattito politico.
Abbiamo l’impressione che sono venuti per mostrarci ciò che abbiamo tradito:
la natura,
lo spirito,
la comunità,
l’empatia,
la sacralità
Il senso della vita.
Li definiscono “inadatti”.
Ma inadatto è questo mondo, non loro.
Sono un ammonimento, ci dicono:
“Avete smarrito la strada.
Ritrovate l’essenziale.
Restate umani.”
IL VILLAGGIO SACRO
Una notte un genitore mi mostrò un sogno:
un villaggio circolare, case sferiche per mirare al cielo stellato, terra da coltivare,
semi puri, acque limpide,
un luogo dove le anime sensibili trovano rifugio. L’ultima casa accogliente.
E noi in quel sogno vedemmo un presagio,
Una visione, un lume, la scintilla tra le tenebre.
Un nuovo modello è possibile solo se facciamo come i genitori che hanno figli danneggiati, con problemi psichiatrici, di autismo o malattie varie.
Un nuovo modello è possibile se comprendi che quando noi non ci saremo più dobbiamo lasciare una possibilità di modello sociale vivibile e in linea con la natura e col cosmo che si prenda cura dei nostri figli.
Loro, queste famiglie guerriere, temprate da battaglie laceranti ci possono illuminare la strada, farci comprendere come un desiderio forte ed irrinunciabile può, deve, diventare realtà .
IL PAZZO CHE PORTA UN SOGNO
A questo punto, starete pensando:
Abbiamo invitato i pazzi.
Pazzi ma con un sogno grande.
Perché questa non è una battaglia solo sociale.
È una battaglia anche valoriale.
Per l’anima dei popoli,
per il respiro dell’umanità,
per le radici che i poteri vogliono cancellare come gesso su una lavagna. La cancel culture.
Vogliono un mondo senza radici,
senza storia,
senza sacro,
senza differenze.
Un’umanità uniforme,
gestita,
prevedibile.
Noi ci contrapporremo con la cultura dei popoli.
Lo possiamo fare da napoletani, siciliani, sardi, veneti;
catalani, baschi, irlandesi, curdi;
palestinesi, russi. Ce lo fanno vedere i brics che vanno verso una direzione multipolare, e noi dobbiamo essere tra coloro che stanno maturando la consapevolezza di questo nuovo e plurale equilibrio mondiale.
E se qualcuno pensa che sia tardi, io gli ricordo che le nostre culture millenarie sono la foresta che rinasce anche dopo un incendio, per quanto terribile possa essere.
Perché finirà
L’Ue
La nato
L’Oms
Ma i popoli resteranno.
SALUTO DEGLI AVI
Ora chiudo con un richiamo antico,
un motto utilizzato dalla Legio
Linteada nelle guerre sannitiche poi ripreso dai briganti quando assaltavano i sabaudi.
Hirpus harpe tahey kiuei.
In lingua osca, radice semantica del napoletano, significa:
“Che i fieri lupi combatteranno sempre per la libertà.”
Spero questo sia il nostro cammino.
Spero questo sia il nostro patto.
Grazie!

La riconquista della sovranità finanziaria .Scadenza cruciale per riacquistarla entro il 31 dicembre 2025.Il movimento” Siamo noi invita5

POST URGENTE: SìAMO CHIEDE LA RICONQUISTA DELLA SOVRANITÀ FINANZIARIA! 🇮🇹
BASTA DELEGARE: LA CASSA DELLO STATO DEVE TORNARE AL MEF!
Cittadini, è tempo di agire su una scadenza cruciale per il futuro economico della Nazione!
La Convenzione tra lo Stato e la Banca d’Italia per la gestione della Tesoreria Centrale scade il 31 DICEMBRE 2025. Se il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) non invierà la disdetta entro quella data, l’accordo sarà automaticamente rinnovato fino al 2050!
🛑 PERCHÉ DIRE NO AL RINNOVO?
GESTIONE MILIARDARIA A SOGGETTI PRIVATI: Bankitalia gestisce i pagamenti e gli incassi dello Stato per oltre 2.000 miliardi di euro. Ricordiamo che, pur essendo definita istituto di diritto pubblico, Bankitalia è detenuta per il 95% da banche e assicurazioni private. È inaccettabile che la cassa nazionale sia gestita da un organismo a maggioranza privata!
COSTI E TRASPARENZA: Riconquistare la gestione diretta significa avere maggiore controllo sui costi e garantire la massima trasparenza sulla movimentazione del denaro pubblico.
🎯 LA PROPOSTA SìAMO: TESORERIA DIRETTA!
Come già sollevato dall’avvocato Roberto Ionta e altri, chiediamo al Ministro del MEF, Giancarlo Giorgetti, di non rinnovare l’accordo.
Se lo Stato disdice la convenzione, chi deve gestire la cassa?
La risposta è chiara: DEVE GESTIRLA DIRETTAMENTE IL MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE (MEF), attraverso le sue strutture (Ragioneria Generale dello Stato e Dipartimento del Tesoro).
Non è necessaria una gara a banche private per affidare un servizio che è parte integrante della sovranità statale. È tempo di investire nel nostro Ministero per dotarlo delle strutture e delle tecnologie necessarie a gestire la propria liquidità.
✍️ COSA PUOI FARE TU?
Ogni giorno conta! Unisciti a noi e invia subito una mail formale al Ministro Giorgetti e agli enti di controllo per sollecitare l’invio della disdetta entro e non oltre il 31 dicembre 2025.
Email: segreteria.ministro@mef.gov.it
caposegreteria.ministro@mef.gov.it
Pec: ufficiodigabinetto@pec.mef.gov.it
Ogni e-mail è un mattone per ricostruire la nostra sovranità finanziaria!
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Vaccino e autismo: cambia tutto di Massimo Mazzucco

Sono 3 semplici frasi, ma cambiano la storia delle vaccinazioni. La cambiano, perchè queste 3 frasi stanno scritte sul sito del CDC, il Center for Disease Control americano. https://www.cdc.gov/vaccine-safety/about/autism.html Eccole:
– L’affermazione “I vaccini non causano l’autismo” non è basata su prove dimostrabili, perchè vi sono delle ricerche che non escludono la possibilità che i vaccini per l’infanzia causino l’autismo.
– Le ricerche che suggeriscono una correlazione [fra vaccini e autismo] sono sempre state ignorate dalle autorità sanitarie.
– Il ministero della salute americano [HHS] ha intrapreso una valutazione ad ampio raggio sulle cause dell’autismo, compreso un’indagine su plausibili meccanismo biologici e potenziali correlazioni causali.
Sempre il sito del CDC spiega:
“Ai sensi del Data Quality Act (DQA), che impone alle agenzie federali di garantire la qualità, l’obiettività, l’utilità e l’integrità delle informazioni divulgate al pubblico, questa pagina web è stata aggiornata perché l’affermazione “I vaccini non causano l’autismo” non è un’affermazione basata sull’evidenza. Studi scientifici non hanno escluso la possibilità che i vaccini infantili contribuiscano allo sviluppo dell’autismo. Nonostante ciò, questa affermazione è stata storicamente diffusa dal CDC e da altre agenzie sanitarie federali all’interno dell’HHS per prevenire l’esitazione vaccinale. L’HHS ha avviato una valutazione completa delle cause dell’autismo, che include indagini su plausibili meccanismi biologici e potenziali nessi causali. Questa pagina web verrà aggiornata con i dati scientifici di riferimento derivanti dalla valutazione completa dell’HHS sulle cause dell’autismo, come richiesto dal DQA.”
In altre parole: Burioni di tutto il mondo, smettetela di dire che “è dimostrato che i vaccini non causano autismo”, perchè non è vero. E’ anzi, molto probabilmente, vero il contrario, e nel caso noi lo dimostreremo.
Semplice, no? Pensate: bastava cambiare il ministro della sanità, togliendo di mezzo il solito burattino messo lì da Big Pharma per metterci un indipendente, ed ecco che crolla in un istante tutta la scienzah su cui era costruita la menzogna della “sicurezza vaccinale” fino ad oggi.
Sic et simpliciter.
Massimo Mazzucco

Anamnesi storica di Raffaele de Crescenzo esponente di spicco del movimento “Forio é Tua”

Il partito degli astenuti ha vinto. Non ha eletto nessuno, eppure ha deciso tutto.
È un paradosso che pesa come una pietra: la maggioranza non vota più, non crede più, non spera più. E non è un gesto di pigrizia: è un urlo silenzioso. Un urlo che dice che la politica non riesce più a guardare la gente negli occhi, né a parlare la sua lingua, né tantomeno a farsi interprete delle sue paure, delle sue fatiche, dei suoi bisogni.

In Campania ha votato meno della metà degli aventi diritto.
È come osservare una casa che conosci da sempre e scoprirla improvvisamente vuota, con le finestre spalancate e il vento che entra. Quel vento è la disaffezione, la sfiducia, la sensazione che la democrazia stia marcendo perché nessuno la cura davvero.

Gli eletti per qualche ora fingeranno tristezza per la scarsa affluenza. Poi, come sempre, volteranno pagina, contando le preferenze e i futuri incarichi.
E nel frattempo la comunità si sgretola. Manca la voce, manca il filo che tiene insieme le persone. Le campagne elettorali si riducono a slogan stanchi, promesse impossibili, bonus immaginari e polemiche da bar. Nessun programma vero. Nessun progetto. Nessun coraggio.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un popolo che non si riconosce più in chi dovrebbe rappresentarlo. Una politica che non ascolta e non vede.
E quando la politica smette di essere interprete dei problemi reali, la democrazia entra in coma. Non per colpa di chi non vota, ma di chi ha smesso di meritarsi quel voto.

La verità è semplice e terribile: la gente non va più alle urne perché non sente più nessuno parlare davvero di lei.
Vede solo chiacchiere, risse mediatiche, promesse stantie, recite stanche.

E allora l’astensione diventa un gesto radicale, forse incosciente, ma tremendamente umano: «Non credo più a questo sistema. E non voglio essere complice».

È qui che la politica dovrebbe tornare a interrogarsi, a sporcarsi le mani, a farsi comunità, a farsi responsabilità.
Perché la democrazia, come ogni cosa viva, muore se non viene nutrita.
E la cura, oggi, si chiama ascolto. Si chiama verità.

di Raffaele de Crescenzo

La palestina lasciata sola a se stessa

Solo gli extraterrestri(sempre che esistono) potrebbero salvare il popolo palestinese ora che sappiamo con certezza che tutte le potenze imperialistiche remano contro x i loro visibili interessi.I movimenti sorti dal basso hanno dato forza e voce a quel popolo martoriato, ma senza interventi di nazioni che contano, Hainoi….saranno lasciati alla sopraffazione del criminoso stato israeliano.
🔴 Il semaforo verde di Russia e Cina al piano coloniale di Trump
Il popolo palestinese non ha amici in alto ma solo in basso
L’astensione di Russia e Cina nel Consiglio Generale dell’ONU sul piano Trump per la Palestina è densa di significato politico. L’astensione è la rinuncia a ogni potere di veto. La rinuncia al potere di veto significa che il piano coloniale americano avrà la copertura delle Nazioni Unite.
Un imperialismo USA che per due anni ha fatto scudo alla barbarie sionista anche col ricorso al proprio potere di veto in sede ONU ha ottenuto dagli imperialismi rivali non solo un sospirato lasciapassare ma la più alta copertura diplomatica. È ciò che Trump chiedeva. È ciò che Trump ha ottenuto.
La soluzione maschera un mercimonio negoziale tra interessi diversi.
La Cina non solo è un grande partner commerciale di Israele ma è impegnata nel negoziato globale con gli USA: sul piano commerciale, lungo la partita di scambio fra terre rare e dazi, e sul più ampio scenario degli equilibri mondiali, a partire dai mari dell’Asia. Il via libera di Pechino a Trump sarà messo sul piatto di questa bilancia negoziale.
La Russia, dal canto suo, non solo è il secondo partner politico dello Stato sionista dopo gli USA, ma punta a incassare le aperture di Trump nella partita ucraina e sul Mare Artico. Il semaforo verde al bonaparte di Washington chiede dunque contropartite su altri terreni.
Peraltro, sia l’imperialismo russo che l’imperialismo cinese sono interessati a buone relazioni con i regimi arabi, in particolare con le grandi monarchie del Golfo. E i regimi arabi avevano e hanno bisogno della copertura diplomatica ONU per imbarcarsi in una “forza internazionale di stabilizzazione” in Palestina a guida USA, con tutte le incognite e i rischi del caso, anche nel rapporto con le proprie opinioni pubbliche. Mosca e Pechino hanno garantito la copertura richiesta.
Ogni ipocrisia diplomatica si nutre naturalmente di tortuosità. Due giorni prima del clamoroso lasciapassare, la Russia aveva avanzato una propria proposta nel Consiglio di sicurezza che citava l’eterna bufala dei “due Stati per due popoli”. Lo scopo era quello di poter vantare l’inserimento successivo nella risoluzione ONU di un vaghissimo riferimento alla questione palestinese quale frutto della propria pressione. La verità è che le finzioni retoriche stanno a zero. Servono ai regimi arabi per mascherare la propria subordinazione all’imperialismo USA e al sionismo, così come servono a Russia e Cina per esibire benemerenze presso i regimi arabi. Ciò che conta materialmente è altro.
Il piano Trump può procedere con le spalle coperte, da una posizione più avanzata. Mentre lo Stato sionista prosegue la propria macelleria: a Gaza, ulteriormente smembrata dalle forze israeliane, dove continuano distruzione di case, deportazioni, fame; in Cisgiordania, dove prosegue l’azione terrorista di esercito e coloni contro i palestinesi.
Il genocidio, in altre forme, perdura. Il disarmo e la distruzione della resistenza palestinese restano l’obiettivo comune di Trump, dello Stato sionista, delle borghesie arabe, degli imperialismi europei. Quanto alla ANP , già da decenni sul libro paga di Israele, chiede solo di essere caricata a bordo dell’operazione con qualche patacca di riconoscimento formale, fosse pure a futura memoria.
Certo, non mancano le contraddizioni. Israele non vuole la presenza turca nella forza internazionale a guida americana che entrerà nella Striscia. I regimi arabi, Egitto e Giordania in testa, sono disponibili a fornire truppe di occupazione, ma vorrebbero prima che altri facessero il lavoro sporco di disarmare Hamas. I governi europei sono in prima fila per il business della ricostruzione ma non vorrebbero arrischiare truppe, offrendo in cambio l’addestramento all’estero di una futura polizia palestinese, magari attraverso i Carabinieri. Persino Trump, che pur si candida a presiedere il protettorato coloniale da lui stesso insediato, non vuole un coinvolgimento diretto di truppe statunitensi a Gaza, perché teme contraccolpi elettorali in caso di bare americane.
Insomma, tutte le forze dominanti vogliono incassare la propria parte del bottino finale del genocidio ma senza pagarne il prezzo. La pentola non trova il coperchio. Il copione è ancora in cerca di firma.
Ma in ogni caso emerge, tanto più oggi, una verità incontestabile: il popolo palestinese e la sua resistenza non hanno amici tra le potenze imperialiste vecchie e nuove, nella diplomazia truffaldina dell’ONU, presso i governi arabi, nelle cosiddette democrazie europee. I suoi possibili alleati stanno in basso, fra i popoli oppressi, nella classe lavoratrice, e innanzitutto in quella nuova generazione che in tutto il mondo si è mobilitata con la Palestina nel cuore.
Solo una rivoluzione cambia le cose. Vale per tutti. Vale a maggior ragione per il popolo palestinese e per le masse oppresse di tutto il Medio Oriente.

Massimo Scarpati campione di pesca subacquea illustra le Sue imprese e libri nella sala consiliare del comune di Forio d’Ischia

L’amministrazione di Forio d’Ischia mercoledì 19 ottoNessuna descrizione della foto disponibile.bre ,ha avuto l’onore e piacere di ospitare all’interno della sala consiliare del suo municipio, Massimo Scarpati. Il Campione mondiale  di pesca subacquea.  inizia  il percorso sportivo proprio  nella terra saracena diventato più tardi dopo aver smesso le competizioni,   “il  re del corallo”.  Forse, e non con la stesa  passione, ma tenacia per il mare  Scarpati lascia le  notevoli  profondità marine per abbracciarne altre, non meno insidiose e profonde per riportare alla luce il prezioso corallo. Con abnegazione totale Massimo é stato.5 volte campione italiano dal 1968 al  1973.Tre volte campione europeo a squadre dal 68 al 7o-70-74.vincitore del campionato europeo individuale in Irlanda nel 1974.Tre volte ha vinto il trofeo ” Mondo Sommerso Internazionale “Medaglia d’Oro” al valore atletico .E L’onoreficenza come cav. dello Sport  su proposta del presidente della repubblica italiana. Dopo le vicende agonistiche le energie di Scarpati vengono indirizzate all’immersione con autorespiratori ed é stato un dei primi  a utilizzare  le miscele di Elio per l’immersione delle profondità marine. . Il campione, conoscitore dei più ricchi fondali del corallo é stato il primo a utilizzare i robot per l’esplorazione e prelievo selettivo del corallo. In virtù della Sua esperienza lo straordinario conoscitore del mare é stato invitato in diversi convegni di medicina internazionale per “Lectio Magistralis”. Negli ultimi anni con un pizzico di nostalgia  Massimo Scarpati , si é dedicato alla scrittura stimolato dagli affetti della moglie Gina e nipoti di cui va fiero. Il ” Tempo di un’Apnea”-Il tempo del Corallo. E Mako sono i libri che Scarpati in modo naturale rimanda al Suo  di  mare che spietatamente prende e da. Durante le illustrazioni non potevano mancare le immagine che riportano il campione al vissuto con Roky e Salvatore. I foriani che hanno inizialmente stimolato e regalato parte delle loro esperienze a Scarpati. Ma sisà: che l’allievo supera  quasi sempre il maestro. D’altronde i subacquei foriani sapevano , anche se inconsciamente che per diventare un campione necessitano tante rinunce. E soprattutto abnegazione totale. L’evento ha visto partecipe un pubblico foriano dal palato raffinato: di terra e di mare di Lucia mannna

Focus/casamicciola Rinascera’! Ma come? Ma quando? Di Giuseppe mazzella

Ad oltre sette anni dal terremoto del 21 agosto 2017 ed a pochi giorni dal secondo anniversario della terribile alluvione del 26 novembre 2022,due catastrofi ambientali in 5 anni con il preavviso dell’alluvione del 10 novembre 2009 che portano un conto di 15 vite umane sacrificate e quindi dolore permanente nell’animo dei sopravvissuti e che rende secondario il bilancio materiale di 2mila edifici colpiti con strade, piazze,sistema economico e sociale completamente distrutto, casamicciola Non ha un “piano regolatore generale” (prg) in vigore ed in continua attuazione come impone l’ordinamento giuridico della Repubblica che affida al Comune, ente autarchico territoriale, il “governo del proprio territorio”. A meno che questo piccolo Comune con una Comunità di 8mila abitanti forse ridotti di fatto a 5mila per emigrazione forzosa Non sia fuori dallo “Stato di Diritto” della Repubblica Italiana “una ed indivisibile” questo è il punto centrale di ogni ragionamento logico.
I “disegni d’autore” dello studio dell’archistar Fuksas Non hanno valore di “pianificazione attuativa”. Utilizzare la denominazione di “piano strategico” per indicare 5 disegni d’autore è un chiaro espediente per giustificare una “pianificazione indicativa” che Non ha nessuna forma e nessuna forza di Legge.
Il primo – per dovere di carica pubblica – a rimarcare questo assioma avrebbe dovuto essere l’assessore all’urbanistica della Regione Campania, bruno discepolo, che é anche architetto e che dopo 5 anni di un lavoro di 35 urbanistici di varie discipline tecnico-giuridiche ha “sospeso” perfino la semplice “adozione” del “piano di ricostruzione dell’isola d’ischia per i comuni di casamicciola Terme, Forio e Lacco ameno” del luglio 2024 licenziato dalla giunta regionale. É noto che l’ “adozione” Non è “approvazione” che avviene come disciplinato per legge dopo un lungo iter di consultazione civile e soprattutto dopo la esatta individuazione dei rischi sismico ed idrogeologico prevalenti su scelte di possibili insediamenti abitative di persone umane. L’urbanizzazione di casamicciola riguarda quindi un territorio di poco meno o più di 2km2 sui 6 della sua estensione amministrativa così poco meno o più di 1km2 per le zone colpite dal sisma del 2017 per lacco ameno e Forio. Casamicciola é il cuore della “ricostruzione” perché completamente colpita da tre terribili eventi naturali in 15 anni mentre lacco ameno lo è parzialmente e Forio marginalmente tanto da essere per il suo vasto territorio l’area oggi in “espansione economica e sociale” dell’intera İsola d’ischia!
Basta leggere la prima delle 68 pagine delle “norme tecniche di attuazione” del piano di ricostruzione (pdri) per leggere la “codificazione dell’assurdo” perché il pdri sarebbe un piano di valore generale e completo per 3 comuni mentre gli altri 3 continuerebbe ad avere un regime di inedificabilita’ assoluto. L’isola d’ischia avrebbe due legislazione e due velocità di sviluppo pur avendo un sol sistema di crescita economica che dovrebbe portare invece alla “coesione” anche con una sola autorità di governo per 46km2!
Ed allora l’espediente del “piano strategico” dell’archistar – senza alcuna elementare discussione ed approvazione in consiglio comunale ma con una sola “approvazione” in giunta – nella superficialità giuridica lo si applica “parzialmente” con atti monocratici chiamati “ordinanze” del commissario di governo legnini e del sindaco giosy Ferrandino negli interventi di “demolizione” di edifici pubblici e privati senza indicare dove, come è quando sarà avviata la “ricostruzione” per la “rinascita” di scuole, auditorium, centri sociali e culturali, attività economiche ed industriali!
Ad oltre 7 anni dal terremoto si demoliscono alcuni edifici in piazza majo ed il capricho de calise in piazza marina ma non si rende noto dove, come è quando, rinascera ‘ la nuova casamicciola con i servizi al cittadino che è la cosa più importante e come rinascera il sistema economico dell’ antico termalismo e come saranno recuperati 26 edifici storici vincolati dalla legge n. 1089/39 codificati in un elenco della Soprintendenza ai beni ambientali del 1988!
Nel caso del recupero del complesso del pio monte della misericordia – 30mila mq2 e 50mila mc in area a mitigazione sismica – siano ancora al protocollo di intesa del luglio 2023 tra enti pubblici (é noto che i protocolli di intesa non hanno validità giuridica ma sono solo l’avvio di un percorso realizzativo) mentre l’ente pio monte non ha ancora ritirato da 2 anni il suo “permesso a costruire” rilasciato dal comune dopo 10 anni approvando il progetto alberghiero pluristellato dell’arch. Massimo pica ciamarra!
Siamo in un inqualificabile caos amministrativo e politico mentre la popolazione soffre enormi disagi sociale e vede poche speranze per il presente ed il domani. G. M.
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Lucia Manna

Forio, la mensa che non c’è e gli sprechi di Natale!!! di Vito Iacono

Non è solo una strana coincidenza la circostanza che all’albo pretorio del Comune di Forio vengono pubblicati, uno dopo l’altro, l’ennesimo fallimento della mensa scolastica e lo stanziamento di oltre 100.000 € per la realizzazione del progetto “Alice nel Paese delle meraviglie”.
Il problema non sono le pessime scelte amministrative, ma un Paese che non riesce a recuperare il valore della indignazione ed il senso della vergogna!
Quasi un milione e mezzo di euro sprecati in poche serate di bagordi ed i nostri piccoli studenti, senza mensa, con l’ipotesi, per adesso solo l’ipotesi, di scuola bus a pagamento, senza palestre e con le strade che si allagano.
Veramente la gente di Forio preferisce vivere, a carissimo prezzo, per qualche giorno la favola di “Alice nel Paese delle Meraviglie” alla possibilità ed alla opportunità di costruire, insieme, un Paese reale, meraviglioso, dove vengono riconosciuti i diritti, almeno ai nostri giovani studenti???
Chiedetevi quanto sarebbe costata l’implementazione della gestione diretta del servizio mensa, dello scuolabus, allestire una tendostruttura, fare opportuna e necessaria manutenzione per favorire un adeguato smaltimento delle acque.
Credetemi, molto meno di 1.500.000,00 €!!!
Il resto sono solo chiacchiere di tifosi interessati o silenzi di una popolazione che si sente minacciata!
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Antonio Pezzella, Maria Morgera e altri 15