Il sindaco del comune di Casamicciola Terme G.Battista Castagna soddisfatto del misfatto frana

E cosa volere di più dalla Vita| G. Battista Castagna sindaco del comune di Casamicciola si ritiene soddisfattto del misfatto in apertura rapida della 270 lungomare Lacco- Casamicciola Terme in termini rapidi E’ . fiero Castagna di essere stato celere dopo un avvenimento a dir poco criminoso a cui l’amministrazione ha concorso senza correre ai ripari tempestivamente data la precedente frana raccolta subito dopo da una protezione direi allegorica di “RETE METALLICA” Questa volta ” L’operazione é riuscita ma l’ammalato non é morto”.l.m.

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Lungimirante proposta del dott. Gaetano Colella per la prevenzione del lungomare lacco.Ameno Casamicciola dopo la seconda frana

gaetano colellla.Ma come si puo’ riaprire al traffico con tanta disinvoltura ed irresponsabilita’ IL LUNGOMARE CHE VA DA LACCO AMENO A CASAMICCIOLA TERME( lato destro da un po piu’ avanti dell’HOTEL VILLA SVIZZERA al tratto un po’ prima del BANCO DI NAPOLI) dopo il pauroso crollo avvenuto e che solo per un miracolo non ha causato morti.Segnalo ancora una volta ed in umilta’ che alcune delle pareti sul lato destro che ho indicato sopra e che contengono la spinta di quantitativi enormi di terreno,costituiscono lo stesso pericolo della parte crollata giorni fa.Invito pertanto con insistenza, le autorita’ competenti, a fare immediatamente dei sondaggi ed eventualmente avviare se necessario delle iniziative di massa in sicurezza sulle zone segnalate, mentre potrebbe essere istituito un senso alternato, regolamentato da semafori. Tutto questo,per poi riaprire il lungomare nel mese di fine Aprile per l’inizio della stagione turistica. CITTA’ METROPOLITANA DI NAPOLI,SINDACI,REGIONE CAMPANIA,EVITIAMO PER FAVORE ALTRI AVVENIMENTI PIU’ TRAGICI. Mi appello anche al SEN. DOMENICO DE SIANO perchè con una interrogazione al Ministro competente, impegni il GOVERNO CENTRALE ad interessarsi di questo importantissimo problema dell’ISOLA D’ISCHIA.

Cos’é la rivoluzione oggi per il poeta-letterato Ciro ridolfini

COS’ E’ LA RIVOLUZIONE OGGI ?

La Rivoluzione impone, per dirla con Renato Guttuso,”l’ abbandono delle vecchie sanguinanti strade della terra” !

scritto da Ciro Ridolfini

La rivoluzione oggi è sicuramente il riconoscimento di ogni segno utile teso all’evoluzione morale, civile e sociale di un popolo.

Essa raccoglie tutte le pulsioni più ardite e schiette, dall’ interrogare filosofico al sentimento delle arti e della musica, da una genuina spiritualità alla Letteratura .

Strumenti che sanno rivendicare l’urgenza per una speranza concreta di Rinascita. Occorre il ridisegno delle città malate, quelle ancora prive di una architettura armonico-ambientale per un umano habitat. La Rivoluzione, oggi, rivendica la riorganizzazione degli “ordinamenti civili”, la sburocratizzazione, il ritorno all’ Umanesimo attraverso la schiavizzazione della Tecnica, il raggiungimento di una genuina spiritualità.

E’ tempo, ormai, di una nuova era rappresentativa di un ‘uomo nuovo’ impegnato in una azione concreta e assidua nello sciogliere l’ intrigo difficile quanto complesso di una condizione umana e socio-intellettiva “deragliata e avvilente” . Rivoluzione, quindi, estesa a tutti i luoghi fondativi dell’uomo che per secoli avrà da fare i conti con una riconversione, cioè “ricostruzione” del mondo, nel guadagnarsi il compiuto raggiungimento di una “ civiltà autenticamente civile”.

La stessa variegata ricchezza d’idee, di pensiero, di prospettive, mossa dal fascino del valore primordiale della giustizia, nonché dalla presunzione di ognuno nell’ ergersi a luogo geometrico di verità, finisce col produrre quella “disgiunzione” tra compagni che ancora qui, come sempre, vale la pena sottolineare come “eterna diaspora a sinistra” ! è il tipico nostro male, il nostro “sale” a cui resta agitarsi, cioè attivarsi, per una necessaria quanto riparatrice mediazione nell’ arginare il rischio di sconfitta !

In tal senso, dovremmo imparare a mediare, fermamente saldi al motto “Uniti nella diversità“, uniti come ricchezza, come vittoria ! Viceversa la diaspora a sinistra ha prodotto un vero e proprio disastro. Essere rivoluzionari , oggi, significa agitare tutti quei possibili fili per una vera liberazione dell’ uomo.

Significa agitare una sorta di evoluzione progressiva ed irreversibile verso la significazione di un riappacificato villaggio globale. Rivoluzione, oggi, vuol dire sconfiggere la selvatichezza politica, scongiurare l’ imbroglio, condannare le mafie e i poteri di stampo mafioso, servire la politica con mani pulite, adoprarsi per il possibile praticabile, conquistare primati, presidiare alle problematiche dei giovani e del lavoro, risolvere la disoccupazione, servire gli altri come se stesso, prodigarsi per una Rivoluzione Culturale Autonoma permanente… Segnali questi che sembrano profilarsi e pervenirci con forza dalle intenzioni del glorioso popolo di Napoli, paziente, instancabile e luminoso sempre di convincenti esempi per tutti gli altri popoli . Difatti è’ Napoli che vede l’ unico movimento artistico- culturale ESASPERATISMO, lungimirante nel reclamare l’ urgenza di arginare il declino del mondo. E’ Napoli che si elesse ad ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI. E’ sempre Napoli che si propone Sede Naturale del Rivolgimento politico Nazionale. Senza Napoli cosa sarebbe la Rivoluzione oggi ?

La Rivoluzione è la pace, il comunicativo, la libera circolazione di idee, la utile creatività nella piena autonomia del proprio territorio, della propria ragione etnolinguistica ! la libertà dei propri usi e consumi civici ! è la semplicità, l’ umiltà, il rispetto delle individuazioni politiche altrui ! è l’ unità nella diversità. Essa non può che rappresentare uomini e donne impegnati nell’ associazionismo, nei movimenti, nei comitati operai. Non è altro che schietta e genuina sfida all’ inganno di un PD antidemocratico non più di sinistra ! . La Rivoluzione Autonoma Culturale Permanente condanna la diaspora, la presunzione, l’ egocentrismo, il soggettivismo ! rivendica l’ Umanistica, le Arti, la Cultura, la Cristianità, la Musica .

La Rivoluzione è la spiritualità delle coscienze critiche, è il riagganciarsi alla vera speranza di uomini e donne ad una possibile risoluzione di vita ! La Rivoluzione è pazienza, coraggio, è la tenacia nel rincorrere il vivente ! è il respiro instancabile del vitale utile ! è la luce possibile ad una umanità disumanata ! Il vivente non ha il tempo di vivere ! non vi sono più verità definite in una velocità di mutazioni imprendibili ! l’accelerazione mai vista prima, che l’ innovazione tecnologica ha impresso alle nostre vite, ha frantumato e frantuma qualsiasi, se pur minima, possibilità umanistica ! La Rivoluzione sconfigge il patire soggettivo all’ indifferenza di una comunità mediocre che ancora esprime lo stallo di un orizzonte metafisico classico ! sostanzialmente è contro la paticità e l’ indifferenza, non è comunità e solitudine ! Indica la via d’ uscita nell’ esercitare il pensiero a non lasciarsi annichilire ! La Rivoluzione impone, per dirla con Renato Guttuso,”l’ abbandono delle vecchie sanguinanti strade della terra” !

Il consigliere soft Stani Verde Denuncia e medita il da farsi in via G. Mazzella ..lungomare Citara prima di una possibile ed imminente sciagura?

Stani Verde come un piccolo Salvini foriano sta cercando anche lui un capro espiatorio  Colmando in tal modo le sue di inadempienze non denunciando ciò che non é visibile a’occhio nudo all’ignaro e distratto saraceno .. Tra le tante cose su cui il mancato sindaco avrebbe dovuto concentrarsi e denunciare (  quì é ancora in tempo) restano i pessimi lavori eseguiti in Via Giovanni. Mazzella . Le piramidi del lungomare Citara ,(lungomare che da decenni non trova pace e stabilità),non poco preoccupano i residenti della zona. Autisti con automezzi pesanti che quotidianamente percorrono il lungomare tirano fiato dopo averlo attraversato.Dato e  appurato da qualche esperto sub rilevamenti   cavernosi di enormi dimensioni.Le stesse caverne si sono estese sotto strada sovrastante della litoranea..Non poca ansia é soppraggiunta ai passanti dopo la spiacevole e documentata notizia.. I muri perimetrali di sostegno che qualche tecnico già mesi fa ha denunciato attraverso qualche blog locale estremamente pericolosi .Inadeguati alle france  esposte a marosi alti quasi due metri che ne avvertano l’aggressività.E Le cui onde infrangendosi direttamente verso l’alto senza supporto di solide scogliere possono determinarne serie conseguenze  con  lungo andare.Si esige un supporto comunitario che soggiorna sul territorio foriano. Gli ex che comunque oggi a ragione e a maggioranza fanno parte della Comunità Europea tranne spuri senegalesi che quotidianamente osserviamo al mercato sono tranquilli. Gentili.E talvolta si rendono anche utili alle necessità di qualche claudicante vecchietto.Una opposizione soft che ora si avvale anche dei migranti x far sentire la sua voce. E di facciata quella del Verde speranza foriana!. L’audace , il temerario sorridente osando sfidare il Davide riproposto alla guida del popolo saraceno, ora cavalca anche lui la tigre migranti per non essere al di meno e al di sotto del leghista xenofabo. Il Verde potrebbe trasformare il veleno in medicina segnalando all’amministrazione Del Deo la gravità del lungomare Citara. Coinvolgendo nell’opera faraonica molti comunitari e senegalesi che a suo dire” bivacchiano” e infastidiscono nei locali dell’infranto Mercatino-mercataccio foriano. Prenderebbe due piccioni con una fava: prevenzione e incolumità pubblica con la denuncia dell’imminente catastrofe Via G. Mazzella. E  andrebbe a osstegno lavorativo dei nostri ospiti stranieri.Per Noi il lungomare andrebbe chiuso.Evacuato.E lo urla chi come Noi avrebbe disagio fortissimo possedendo immobili in quella zona.Così é…se vi pare! lucia manna

UNA RIFLESSIONE SUL ’68 E SULLO ‘SPIRITO DEL CAPITALISMO’

Ieri riflettevo su uno dei passaggi cruciali nella storia contemporanea, ovvero sugli esiti paradossali della quasi-rivoluzione del ’68.

Come recenti analisi (la più nota è quella di Boltanski & Chiapello) hanno mostrato, il ’68 ha giocato un ruolo paradossale nel facilitare sul piano ideologico la svolta neoliberista.

Nel progetto quasi-rivoluzionario del ’68 hanno operato in modo inizialmente indistinto istanze emancipative rivolte da un lato contro il residuo autoritarismo della cultura borghese del secondo dopoguerra, e dall’altro contro l’organizzazione del lavoro capitalista e l’ingiustizia sociale. 
La prima direzione di protesta si incarnò in forme di contestazione all’autorità scolastica e legale, alla struttura famigliare, allo Stato. La seconda si indirizzò contro il taylorismo e il governo del denaro.

Il capitale e i suoi ideologi sono riusciti ad utilizzare magistralmente la prima istanza contro la seconda. 
Le istanze di emancipazione individuale vennero infatti giocate in chiave individualista e ‘anarchica’, mettendo sotto pressione le strutture istituzionali protettive (stato, sindacato, famiglia), e creando la perfetta arena per un’organizzazione capitalista meno chiaramente gerarchica, più fluida, flessibile, reticolare, esternalizzata, dove non c’era più nemmeno qualcuno contro chi protestare.

Quest’operazione consentiva alla prima componente della protesta, quella compatibile con l’approccio liberale, di occupare l’intero spazio rivendicativo, riducendo ai minimi termini la capacità di fare fronte comune contro l’ingiustizia sociale e la plutocrazia. Questo è ciò che è plasticamente testimoniato dall’oblio in cui sono caduti i diritti sociali (artt. 22-27 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo), facendo coincidere nel discorso comune diritti umani e diritti individuali.

Ciò che è interessante osservare è come la protesta di natura emancipativa rivolta verso le ‘istituzioni borghesi’ (famiglia e Stato innanzitutto) abbia sofferto di una drammatica povertà di analisi, concependo famiglia e Stato come entità in qualche modo intrinsecamente connesse con la borghesia, e dunque con il capitalismo, laddove, ovviamente si trattava di ordinamenti millenari che semplicemente il capitalismo aveva, in parte, colonizzato.

Si pensi alla contestazione virulenta, e non immotivata, all’ipocrisia come tratto manifesto della famiglia borghese. In effetti l’ipocrisia è uno degli effetti collaterali più evidenti, già nell’800, della colonizzazione dell’ordine famigliare da parte del capitalismo. Le ragioni sono evidenti: da un lato la realtà sociale che si stava imponendo sempre più chiaramente era una realtà dove a contare erano solo il peso economico e i relativi margini di profitto, dall’altro ci si continuava a rifare, necessariamente, ai valori dei precedenti ordinamenti sociali (onore, lealtà, cultura, educazione, ecc.). Infatti una società dove la brutale realtà del potere economico fosse venuta alla luce senza veli sarebbe stata ingiustificabile, incomprensibile e ingestibile per chi vi viveva. I valori elaborati nei secoli e millenni precedenti vennero perciò invasi dal meccanismo sociale capitalistico, che, come un parassita, nutrendosi di essi, li consumava. 
Questa è la tara ereditaria chiamata ‘ipocrisia borghese’ che troviamo tratteggiata in infiniti romanzi ottocenteschi (si pensi agli agghiaccianti dialoghi dei romanzi di Jane Austen, dove donne e uomini vengono letteralmente pesati a colpi di sterline per consentirne o meno l’accoppiamento, ma poi questa brutale sostanza è intessuta di un meraviglioso e delicatissimo discorso tutto incentrato su altre, più o meno effimere, virtù).

Il ’68 non riesce a discernere tra la famiglia in sé e i meccanismi dissimulativi della famiglia nell’epoca del dominio del capitale. Di conseguenza attacca la famiglia in quanto tale, ritenendo di fare un’opera rivoluzionaria e progressiva, mentre di fatto sega il più fondamentale dei rami su cui ciascun individuo poggia. L’esito di questo attacco è un definitivo indebolimento dell’ordine famigliare, che, con tutti i suoi limiti, anche nella sua incarnazione borghese aveva rappresentato un argine e una base di formazione umana secondo istanze differenti dalla mera ricerca del profitto. Tutto ciò che appartiene all’ordine famigliare e alla sua normatività viene mortalmente screditato, lasciando dietro di sé non una società di persone più libere ed autonome, bensì le macerie di una società di individui sempre più fragili e ricattabili.

Simili considerazioni possono essere svolte nei confronti dello Stato (o della Patria), che sono stati anch’essi colonizzati dal capitale e soffrono perciò anch’essi di una discrasia tra gli ideali ufficialmente promossi e la realtà crudamente economicistica che sottende i rapporti di potere. Anche qui il ’68 si è mosso buttando il bambino con l’acqua sporca: ha ritenuto di liberarsi dell’ingiustizia capitalistica liberandosi dell’autorità dello Stato, dove però abitavano ancora, per quanto dissimulate e compromesse, istanze di contenimento e correzione del dominio capitalista. L’esito è stato, naturalmente, quello di spianare la strada ad un’imposizione unilaterale di tempi e forme di vita da parte dei meccanismi di autoriproduzione del capitale, paradossalmente nel nome di una maggiore libertà individuale.

Molte lezioni si possono trarre da questo passaggio storico, ma la più importante per guidare l’azione politica odierna è ricordare come il capitale non sia una cosa, bensì una LOGICA (io la nominavo in un vecchio lavoro come ‘Spirito del denaro’), una logica che può incarnarsi in molte forme diverse. Oggi essa si incarna in certe persone (Draghi, Lagarde, ecc.) e certe istituzioni (WTO, FMI, UE, ecc.), ma non è l’abbattimento di tali incarnazioni ciò su cui dobbiamo concentrare l’attenzione, bensì sulla logica che le muove. 
Può darsi, naturalmente, che tale logica non sia più separabile di fatto dalle istituzioni in questione, che diventano perciò a tutti gli effetti pratici istituzioni nemiche, senza alternative. 
Tuttavia il punto di principio resta e va tenuto fermo, perché il capitalismo non è nessuna delle sue incarnazioni storiche, ma è la logica della pratica monetaria. Esso, come certi alieni della fantascienza, può trasferirsi di ospite e assumerne le sembianze, e dunque è solo la sua logica, i suoi meccanismi, ad essere inemendabili e a dover essere identificati, abbattuti, superati.

(cit.)

l 68 di tony monti

Gaetano Colella deluso da Vincenzo de Luca per l’ennesimo disiteressamento dei trasporti marittimi .Collegamenti Caremar disattesi hanno procurato disagio ai cittadini

PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE CAMPANIA,VINCENZO DELUCA che mi hai ingannato prendendoti i miei voti personali con l’impegno che avresti seguito per la mia Isola d’Ischia ,con una attenzione particolare, problemi come quelli dei TRASPORTI MARITTIMI E TERRESTRI( di cui la REgione Campania ha la esclusiva competenza ad intervenire) come quelli della SAnita’, dei rifiuti,ecc.ecc. tutte questioni che hai ignorato sistematicamente sin dalla tua elezione,SEI A CONOSCENZA DI QUELLO CH’E’ AVVENUTO IERI IL GIORNO DI NATALE SUL PORTO D’ISCHIA CON LE CORSE DELLA CAREMAR ISCHIA-NAPOLI? VERGOGNATI dell’assenza sistematica del tuo ENTE, sulla questione dei trasporti sopratutto marittimi,( non ne parliamo poi di quelli terrestri su gomma) .Ieri il Giorno di NATALE in cui devono essere garantiti i collegamenti-ISCHIA-NAPOLI e viceversa da Soc. Pubbliche come la CAREMAR( senbra che la REGIONE CAMPANIA FINANZI QUESTA SOCIETA’ MARITTIMA CON IL PROPRIO BILANCIO ) e con condizioni marittime normali, questa SOCIETA’ , ha creato un immenso disagio a cittadini che dovevano ritornare a Napoli per cose urgenti e personali.Queste Soc. Marittime che fanno il bello e il cattivo tempo continuamente, mettendo in atto decisioni improvvise sapendo che l’ENTE REGIONE che tu presiedi se ne fotte di intervenire( pur avendo ripeto competenze uniche e specifiche) Ti chiedo di fare luce su questa vicenda assurda e vergognosa di ieri mattina sul PORTO D’ISCHIA individuando responsabilita’ di chi ha creato un disagio non preannunciato a tantissimi cittadini isolani e turisti e mettere in atto eventuali conseguenziali sanzioni finalmente durissime che iniziano a mettere un po’ d’ordine anche in questo settore dei trasporti marittimi in cui regna il caos piu’ totale.BUON ANNO 2019

Poesia di Ciro Ridolfini:Tremmma’A Terrra

TREMMA ‘A TERRA
N’ aria imprignata ‘e collera
se spanne
‘A terra tremma
e ‘nn’ ‘a fernesce maje
Nu gelo ‘nfame
penetra ‘int’ ‘a ll’ osse
se gonfiano ll’ uocchie ‘e lacrime
che ffaje ?
E’ comme si dicesse :
jatevenne
E ce accoppa
ce arravoglia
ce sutterra
E se scatena
se ‘nfuria comm’ a ppazza
ce afferra
ce ‘nghjotta
ce sutterra
‘A terra tremma
tremma ‘a terra
19gennaio 2017

Vito Iacono scrive agli stellati fiducioso ora dopo il loro successo elettorale

”Carissimi Onorevoli,
complimenti per la bellissima affermazione ed auguri di buon lavoro.
La Vostra elezione è frutto anche del consenso ricevuto da tanti Cittadini della nostra Isola che era compresa nel Vostro collegio di riferimento.
Un Isola bella, ricca di giacimenti culturali ed ambientali, un polo strategico per il turismo nel nostro Paese. Purtroppo, come ben saprete, nell’agosto scorso un grave sisma ha colpito una parte del nostro territorio provocando vittime e sfollati ed acuendo problematiche oramai cronicizzate.
È necessario dare risposte concrete ed immediate, dopo sei mesi dall’evento, alle migliaia di cittadini costretti ad abbandonare le proprie case, le proprie attività imprenditoriali , i propri luoghi di lavoro, la propria scuola. Vivono di insopportabili paure.
Nessuno è stato ad oggi in grado di dare segnali tangibili e credibili, in materia di emergenza, di ricostruzione, di futuro che appare nebuloso ed incerto.
Voi potreste rappresentare il nostro piccolo “parlamentino”. Non siete pochi!!!
E poi, ritengo improrogabile la opportunità, la necessità di mettere mano ad una norma che statuisca la Carta dei Diritti dei Cittadini delle Isole Minori per adeguare gli standard dei servizi offerti a quelli di tutti i Cittadini Europei in materia di Salute, Trasporti, Giustizia, Istruzione, Lavoro.
Ecco garantire da subito il riconoscimento anche per l’isola d’Ischia di “zona disagiata” e non solo per la Sanità.
Ci sono le condizioni, anche con uno studio comparato con la legislazione degli altri Stati membri dell’Unione Europea, per rivendicare deroghe che favoriscano una migliore e diversa vivibilità per i nostri Cittadini. Deroghe in materia di fiscalità, lavoro, burocrazia.
La spesa sanitaria o per godere di altri diritti sostenuta per un’isola Minore non può e non deve incidere, ovviamente entro un certo limite, sul patto di stabilità. Ne va della sopravvivenza di tanti nostri Anziani, Disabili, Ammalati.
Ischia merita la Vostra attenzione ed il Vostro impegno, lo merita per la sua Storia importante, per gli inestimabili giacimenti culturali, per le tante risorse di cui è ricca, le terme, il mare che salvaguardato con la realizzazione immediata degli impianti di depurazione.
Senza riferirsi all’abusato termine di sostenibilità di cui tanto ha bisogno la nostra Isola, lo merita un territorio che va tutelato e valorizzato, recuperando alla piena fruibilità il grande patrimonio dell’area pedemontana prevenendo fenomeni legati al dissesto idrogeologico e degli incendi figli di un insopportabile degrado ed abbandono, lo meritano i tanti Giovani sui quali vale la pena investire, rendendoli protagonisti di un percorso e di un processo che li renda protagonisti del loro futuro, qui ad Ischia nella loro terra.
Sono convinto che ci saranno le auspicate risposte come sono convinto che i nostri Concittadini e le Istituzioni Locali vorranno e sapranno cooperare con il Vostro lavoro, stimolandolo ed arricchendolo con continue e proficue sollecitazioni nell’interesse supremo di tutti!!!
Cordialmente Vito Iacono”assessore di minoranza del comune di Forio d’Ischia

Liberismo secondo Giuseppe Mazzella dell’agenzia di stampa ” Il Continente”.

di Giuseppe Mazzella* Le mie radici di cultura politica o di scienza affondano nel “Liberalismo”. Ho cominciato a partecipare alla vita politica nel mio piccolo paese – Casamicciola – e nella mia piccola isola – Ischia – nel 1964 a 15 anni. Da allora sono passati 54 anni cioè oltre mezzo secolo. Quella scelta adolescenziale – influenzata dalla mia insegnante di lettere alla scuola media che allora era una scuola “ superiore” alla quale si accedeva a 11 anni con un esame di “ammissione” – mi ha influenzato per tutta la vita. La Libertà prima di tutto. Ma crescendo e vivendo la Libertà doveva essere “piena” e non “formale”. Da qui la scelta a 19 anni del “Socialismo” ma quello del PSI e non del PSDI INCOMPATIBILE con il “Comunismo”. Gli studi economici e la stagione del ‘ 68 alla Facoltà di Economia e Commercio di Napoli hanno reso contenutistica la scelta della Libertà ma insieme a questa quella della Uguaglianza sociale o per lo meno quella del diritto al Lavoro secondo le proprie capacità. La scelta giovanile, lo studio dell’economia politica, la passione e la polemica civile del ‘68, mi hanno portato alla convinta adesione al “Socialismo Liberale” di Carlo Rosselli. Questa la teoria. E la prassi? Partecipazione alla politica nella mia realtà locale – l’isola d’Ischia e Napoli, capitale del Mezzogiorno, – nel PSI con incarichi elettivi (consigliere comunale, dirigente di zona, delegato ai congressi provinciali) ma mai abbandono del giornalismo locale – seconda passione ma non secondaria – per 18 anni ma nel 1983 l’abbandono del PSI diventato nella prassi qualcosa di radicalmente diverso da quello che diceva di essere e di quello che era stato per 90. La “mutazione genetica” del PSI che lo ha portato alla dissoluzione l’ho avvertita con ampio anticipio.

Le passioni – la politica ed il giornalismo politico ed economico – non le ho mai abbandonate perché ritenute inscindibili. Così è cominciata una lunga diaspora di un “liberale di sinistra” o di un “socialista di destra” che come un ebreo errante senza terra ha cercato di vedere la “terra promessa” in una Seconda Repubblica con i partiti “liquidi” che non conservano traccia delle antiche e gloriose denominazioni.

Resto ancora un “ebreo errante” alla ricerca della “terra promessa” anche e soprattutto dopo il risultato delle elezioni politiche del 5 marzo 2018 nelle quale ho votato per la Lista “Liberi ed Uguali”.

Mi scuso per questa riferimento personale. Ma è tempo di bilanci. Mi sento come il vecchio generale di Sandor Marai nel suo capolavoro “Le Braci”: “Alle domande più importanti si finisce sempre per rispondere con l’intera esistenza. Non ha importanza quello che si dice nel frattempo, in quali termini e con quali argomenti ci si difende. Alla fine, alla fine di tutto, è con i fatti della propria vita che si risponde agli interrogativi che il mondo ci rivolge con tanta insistenza. Essi sono: Chi sei? Cosa volevi veramente? Cosa sapevi veramente? A chi e a che cosa sei stato fedele o infedele? Nei confronti di chi o di che cosa sei stato fedele o infedele? Nei confronti di chi o di che cosa ti sei mostrato coraggioso o vile? Sono queste le domande capitali. E ciascuno risponde come può, in modo sincero o mentendo; ma questo non ha molta importanza. Ciò che importa è che alla fine ciascuno risponde con tutta la propria vita”.

Io sono un Liberale di Sinistra o un Socialista di destra. Non sono mai stato un comunista. Non sono mai stato affascinato dalla rivoluzione di ottobre o dalla “spinta propulsiva” dell’URSS. Mi ha affascinato la rivoluzione americana del 1776 e la dichiarazione di indipendenza con quel “diritto alla vita, alla libertà ed al conseguimento della felicità” e la rivoluzione francese del 1789. Ho sempre preferito l’ Occidente all’ Oriente d’ Europa e del mondo.

Ecco perché ho amato ed amo la Costituzione della Repubblica Italiana. Credo che la Legge Fondamentale esprima mirabilmente la sintesi storica del Liberalismo, del Socialismo e del Cattolicesimo della dottrina sociale della Chiesa e ne fa un “Programma” impegnando tutti all’ attuazione e fa diversi gli uni dagli altri sulle priorità e sui tempi di attuazione.

Ma c’è un Valore non scritto ma che deve essere ritenuto assiomatico ed è quello eterno dell’onestà.

Per 25 anni la Costituzione è stata dileggiata e non ne è stata diffusa e studiata la portata “rivoluzionaria” tanto che il “liberismo” nel ricorso storico dei tempi dopo la caduta del muro di Berlino del 1989 ha praticato una “costituzione materiale” che ha finito per allontanare i cittadini dalla autentica, vera, continua “partecipazione civile”.

Il Referendum costituzionale del 16 dicembre 2016 con il quale è stata respinta la frettolosa, orrenda, nebulosa, riforma costituzionale promossa da un governo che dichiarava se stesso di “sinistra” ha segnato un risveglio della migliore “società per troppo inascoltata diffondendo l’attualità dell’impegno programmatico della Costituzione del 1948.

È sulla vittoria referendaria che si doveva costituire una Sinistra moderna.

Sono rimasto molto colpito dall’impegno civile sui Valori della Costituzione di ANNA FALCONE e ne ho apprezzato e condiviso il modo di espressione, il modo di esposizione e di convinzione anche con la competenza giuridica tanto che i suoi interventi mi sono parsi come il discorso ai giovani di Piero Calamandrei. Un discorso convincente sul quale UNIRE la Sinistra del XXI secolo.

Così come ho apprezzato l’impegno politico di un autentico LIBERALE come ERNESTO PAOLOZZI in un tentativo di costituire una Sinistra del secolo XXI sul “Liberalismo come metodo” dal titolo di un libro di Ernesto. Un Metodo con il quale costruire la Sinistra del XXI secolo.

Due persone. Una donna ed un uomo. Di due diverse generazioni. Di due diverse culture ma ambedue nelle Radici della Costituzione. Ambedue NON elette nella lista di Liberi ed Uguali per le elezioni del 4 marzo rappresentano da un lato la sconfitta per la crescita di un’ area “liberalsocialista” e dall’ altro la residuale speranza. Ma mi pare chiaro che il panorama politico italiano riserva oggi come ieri al “Liberalsocialismo” un ruolo di “coscienza critica” di un’area politica di giuste rivendicazioni sociali, economiche e civili che prende oggi forma e rappresentanza con nuovi nomi e movimenti di cui il Movimento 5 Stelle è l’ espressione più forte perché partito di maggioranza relativa in Parlamento. Con il M5S bisognerà confrontarsi e dialogare nel vertice come nella “base” e se necessario bisognerà concorrere alla formazione del Governo di “coalizione” con un ritorno alla Prima Repubblica.

Anche i liberali ed i socialisti dovranno costituire un Partito in grado di conquistare il consenso delle “nuove classi sociali” e formare una nuova classe dirigente nel solco della Democrazia Politica delineata nelle forme e nei limiti della Costituzione. In questo Partito – se nascerà – i postcomunisti potranno portare come generazione vivente le loro esperienze ma debbono, come la risposta di Kennedy a Truman sulla necessità dell’esperienza, portare “la luce sui posti dove andremo” posta sulla prua della nave anziché a poppa come “fanalino di coda” di una esperienza storicamente non ripetibile e nel caso particolare italiano, pur originale ed assolutamente democratica e costituzionale, ingloriosamente dispersa.

Neoliberismo nel mondo di Luca Soda

di Luca Soda.Il neoliberismo e la riduzione dello spazio pubblico: perché è urgente invertire la rotta di Luca Soda Dirigente presso Presidenza del Consiglio dei Ministri 1. La nuova ragione del mondo Le logiche neoliberiste da anni plasmano e orientano le decisioni politiche perché hanno “un’egemonia politico-culturale di un’ampiezza e di una presa senza precedenti”2 Stili di vita, istituzioni, senso comune, culture, politiche pubbliche: tutto ciò che riguarda la vita umana è stato ridiscusso e riorientato verso la produzione di valore, dando spessore a un’intuizione e a un termine “bioeconomia”3 coniato da Michel Foucault quasi quarant’anni fa4 e che oggi manifesta tutta la sua lungimiranza. La supposta (e mai dimostrata) supremazia delle logiche di mercato sui dispositivi di organizzazione e funzionamento delle società ha condizionato l’agenda politica degli stati per almeno un trentennio fino a diventare, come è stato sostenuto, “la nuova ragione del mondo”5, ovvero un pensiero unico, dai tratti addirittura dogmatici, che ha la pretesa di governare, attraverso una nuova configurazione dei dispositivi di potere, ogni aspetto dell’esistenza umana. In tale contesto la storia appare davvero come “l’onnivoro presente che avanza con la pura oggettività, sia pure solo presunta, delle leggi economiche”6. Gli effetti economici delle dottrine neoliberiste sono sotto gli occhi di tutti: esplodono contraddizioni drammatiche che caratterizzano la vita di milioni di individui nelle società avanzate: la precarietà del lavoro, l’insostenibilità di consumi ordinari in relazione ai redditi, l’impoverimento di una parte del ceto medio, la crescita delle famiglie che si collocano al di sotto della linea di povertà. Sono tutti effetti prodotti dal trentennio della globalizzazione neoliberista e dall’influenza che tali 2 Gallino, L., Il Colpo di Stato di banche e governo, Einaudi, 2013 3 “Se biopolitica significa l’agire sistematico della dimensione politica nel disciplinare, in modo diretto e indiretto, la vita e la salute degli individui tramite il dipanarsi di istituzioni totalitarie, bioeconomia rappresenta il diffondersi delle forme di controllo sociale per favorire la valorizzazione economica della vita stessa: bioeconomia ovvero il potere totalizzante e pervasivo dell’accumulazione capitalistica sulla vita degli esseri umani”, in “Bioeconomia e capitalismo cognitivo”, Fumagalli, A., Carocci, 2009 4 M. Foucault, Nascita della biopolitica. Corso al Collège de France (1978-1979), pp. 57-58 5 Dardot, P., Laval, C. “La nuova ragione del mondo”, Castelvecchi, 2013 6 L’espressione è di Alberto Asor Rosa, A., in Il grande silenzio, Laterza, 2009